Lelia e Ulisse Amendolagine

Ulisse Amendolagine e Lelia Cossidente

E’ in corso la loro causa di beaficazione.
Il loro matrimonio fu celebrato nel 1930, nella parrocchia di santa Teresa D’Avila, a Roma, dove sono sepolti.
Sposati a 37 anni, hanno accettato ed educato i cinque figli alla luce del Vangelo, con Gesù Eucarisco al centro e la Madonna del Carmine come guida, partecipando a tutte le attività pastorali della parrocchia, nello spirito carmelitano. Sono esempio per le famiglie in difficoltà.
L’abbandono fiducioso nelle mani della Provvidenza ha fatto loro superare momenti critici, per la mancanza della salute (un figlio a sei anni colpito da grave disfunzione cardiaca, un altro da turbe psichiche e la mamma da un tumore maligno), del lavoro (licenziamento e persecuzione) e della casa (sfollati per sfuggire dai bombardamenti di Roma).
Aperti alle necessità del prossimo, hanno aiutato le famiglie nell’accettare i figli come dono di Dio. Hanno coltivato e comunicato la stima per la Chiesa e le persone consacrate, tanto da far scoprire ai figli sia la vocazione sacerdotale che quella del matrimonio cristiano.

Luigi Martin e Zelia Guerin

BEATI CONIUGI LUIGI MARTIN E ZELIA GUERIN
Il 19/10/2008, a Liseaux, in Francia, sono stati beatificati insieme i coniugi Martin, genitori di Santa Teresina del Bambin Gesù.
Sono la seconda coppia che la Chiesa ha beatificato insieme, dopo i coniugi Maria e Luigi Beltrame Quatrocchi.
E’ un segno forte, un messaggio per tutte le famiglie: la santità non è un’esclusiva di sacerdoti o consacrati, ma è la chiamata che ciascuno realizza nella sua condizione di vita. Il matrimonio vissuto come sacramento è fucina di santità, per i coniugi e per tutta la famiglia.
Se  non avessimo avuto questi due esemplari genitori, non avremmo avuto la bella famiglia che hanno formato, né avremmo avuto Santa Teresina.
Luigi   Martin nacque a Bordeaux il 22-8-1823, figlio legittimo di Pierre-François Martin, capitano dell’esercito francese e di Marie Anne Fanny Boureau; Zelia Guérin nacque  a Gandelain,  nell’Orne, il 23 dicembre 1831, da Isidoro Guérin, militare e da Luise-Jeanne Macè.
Nel 1858 Zelia e Luigi si conobbero e il 12 luglio dello stesso anno, dopo un breve fidanzamento, si celebrarono le nozze.
Sposati tre giorni prima dell’ultima apparizione della Vergine a Santa Berardette Soubirous, la loro beatificazione cade proprio nel 150° anniversario del loro matrimonio.
I coniugi Martin ebbero nove figli: i primi quattro morirono nei primi giorni o mesi di vita, le cinque femmine rimaste scelsero tutte la via della consacrazione.
Volevano avere molti figli per offrirli a Dio e loro stessi, prima di sposarsi, avevano pensato alla vita religiosa, ma poi per grazia di Dio hanno scoperto la vocazione matrimoniale.
Colpisce la sensibilità del padre Louis, ormai vedovo, che accolse come un dono la vocazione delle figlie alla vita consacrata, in particolare quella della sua figlia più piccola, Teresa, quando ancora quattordicenne, annunciò la sua scelta di entrare nel Carmelo, dopo che le sue sorelle l’avevano preceduta.
Santa Teresina, nel suo diario “Storia di un’anima” esprime la sua  “felicità di appartenere a genitori senza eguali…un padre e una madre più degni del cielo che della terra”,
Ha scritto il vice postulante della causa di beatificazione, padre Antonio Sangalli: “L’insegnamento è stato proprio quello di accogliere la vita come dono di Dio, sapendo che questi figli non appartenevano a loro, erano qualcosa da rioffrire, da ridonare al Signore.
Ha affermato il cardinale Martins:” E’ cosa ammirevole, la fede di questi due genitori, l’amore che hanno avuto per la Chiesa, l’ascolto che prestavano alla dottrina, ai precetti della Chiesa.
Lasciano un messaggio estremamente importante ai genitori di oggi, perché sono modelli di fedeltà, di amore sincero e profondo l’uno verso l’altro, di una fede vissuta, esistenziale e concreta, che si lascia guidare da Dio nei momenti tristi come nei momenti gioiosi, in tutte le circostanze della vita”.

Alessandro Nottegar

Servo di Dio Dott. Alessandro Nottegar (1943-1986)

Alessandro Nottegar

Alessandro Nottegar nasce a Verona il 30 Ottobre 1943, penultimo di dieci figli. Fin da piccolo manifesta grande bontà, viva intelligenza ed amore per la preghiera.
Compiuti gli studi presso dei Padri Servi di Maria, capisce che la sua vocazione è la famiglia.
Si iscrive alla  facoltà di medicina e nel 1971 sposa Luisa Scimpionato, dalla quale avrà tre figlie: Chiara, Francesca e Miriam.
Alessandro e Luisa portano in cuore il desiderio di andare in missione, per condividere con i più poveri i doni ricevuti dal Signore. Conseguita la laurea e sotto la direzione spirituale di Mons. Adelio Tomasin, nel 1978 Alessandro parte per il Brasile con la sua famiglia, per essere medico per i più poveri ed emarginati, nei quali riconosce Cristo sofferente.
Lavorerà per quattro anni dapprima in un piccolo ospedale del mato Grosso, poi in un lebbrosario ed infine come medico condotto in un paesino dell’Amazzonia.
Così egli scrive: “Mi sento indegno di servire Cristo Crocefisso nei malati, vedo in loro mio padre, mia madre, mio fratello, i miei figli”. Assieme a Luisa sente con forza che anche gli sposi sono chiamati alla santità.
Ritornato in Italia alla fine del 1982, dopo varie difficoltà, viene assunto presso l’Ospedale San Bonifacio (VR) mentre avverte un forte invito del Signore a vendere tutto, per aprire una nuova comunità di vita.
Nel 1986 la conferma della volontà di Dio avviene  attraverso un grande segno della Provvidenza, che gli permette di comperare una grande casa sulle colline di Verona, per iniziare la Comunità Regina Pacis.
Alessandro ripeteva sempre: “Le opere di Dio sono sempre accompagnate dalla croce!”, ed un mese dopo la nascita della comunità, il 19 Settembre 1986, egli muore improvvisamente a causa di un infarto, lasciando Luisa e le tre bambine.
La stessa sera una giovane coppia decide di andare a vivere con Luisa nella Comunità.
In seguito altri giovani entreranno nella Comunità Regina Pacis, per consacrarsi al Signore, in una vita di preghiera, fraternità, servizio agli ultimi.
Attualmente l’Opera continua in vari paesi, con missioni a favore dei bambini e degli anziani più poveri, sempre seguendo il carisma lasciato dal Dott. Alessandro di una vita totalmente radicata sul Vangelo.

Eurosia Fabris

Fu conosciuta da tutti semplicemente come “Mamma Rosa”

Eurosia Fabris, maestra di santità familiare

La sua grandezza fu quella di aver saputo trasformare una famiglia numerosissima – nove figli più quattro adottivi – in una scuola di santità. Ed è questo tratto di eccellenza evangelica che la Chiesa riconosce a Eurosia Fabris, la donna vicentina beatificata il 06/11/2005 nella cattedrale di Vicenza.
Nata nel 1866 nel vicentino, Eurosia plasmò il marito e i figli con la mitezza del suo carattere e una fede profonda, alimentata dal carisma francescano cui era legata dalla militanza nel Terz’Ordine. Morì nel 1932. Sulle caratteristiche di santità della nuova Beata, il vice postulatore della Causa di beatificazione, padre Fabio Longo, ha detto:
Eurosia è stata una Mamma che con assoluta dedizione e spirito di sacrificio ha vissuto lo stato matrimoniale come una vocazione, nel compimento generoso e perseverante dei suoi impegni di sposa e di madre. La sua vita semplice è “straordinariamente ordinaria” è la conferma di quanto ci ha insegnato il Servo di Dio, Giovanni Paolo II, che cioè “la santità non è privilegio di pochi” e che “le vie della santità sono molteplici e adatte alla vocazione di ciascuno”.

Rosetta e Giovanni Gheddo

Rosetta e Giovanni Gheddo: sposi e genitori secondo il Cuore di Dio

Rosetta e Giovanni Gheddo

Rosetta Franzi nasce a Crova (Vercelli) nel 1902;  insegnante elementare, manifesta in ogni circostanza una spiccata sensibilità religiosa e caritatevole con i poveri.
Da ragazza curava l’asilo di Crova e insegnava privatamente a uomini e donne che non erano andati a scuola; da giovane sposa e mamma, a Tronzano, partecipa all’Azione Cattolica ed è catechista parrocchiale.
Giovanni Gheddo nasce a Cianciano (frazione di Crova) nel 1900.
Uomo di grande bontà e carità, membro attivo dell’Azione Cattolica, impegnato in varie opere parrocchiali, è ancora ricordato come il “geometra dei poveri”: faceva gratis il suo lavoro per i meno abbienti.
Per la sua autorità morale e religiosa era chiamato come “conciliatore” quando in paese succedevano liti: riusciva a portare la pace, appellandosi alla Divina Provvidenza e all’amore che deve regnare nelle famiglie e nella convivenza civile.
Nel 1928 sposa, stabilendosi a Tronzano, Rosetta Franzi, che nei sei anni di matrimonio si donerà al marito e ai tre figli con una carità generosa, sicuro segno di quella vita di santità che le ardeva nel cuore.
Si consacra totalmente al servizio della vita; Con papà Giovanni volevano tanti figli: dà alla luce Piero (1929), Francesco (1939) e Mario (1931); dopo due aborti spontanei ha una nuova  gravidanza, ma il 26 Ottobre 1934 muore di parto e di polmonite, a 32 anni, con i suoi due gemellini di cinque mesi a lei non sopravvissuti.
Ben presto venne anche per  papà Giovanni l’ora dell’eroismo nella carità.
Mandato in guerra in Russia per punizione, per non essersi iscritto al Partito Fascista, è morto nel Dicembre 1942 in Unione Sovietica, con un gesto eroico di carità, rimane al posto del suo giovane sottotenente nell’ospedaletto da campo con i feriti intrasportabili.
I servi di Dio Rosetta e Giovanni hanno vissuto la loro breve esistenza vivendo il Vangelo nelle gioie e nelle sofferenze quotidiane di una  normale famiglia, nella carità e nell’accettazione gioiosa della volontà di Dio.
Il processo informativo per la loro beatificazione, promosso dall’Arcidiocesi di Vercelli, si è aperto a Tronzano (Vercelli) il 18 Febbraio 2006.