Incontro Annuale 10 Giugno 2017

ADORAZIONE EUCARISTICA
GUIDATA DA DON FRANCESCO PAOLO VACCARINI

Il Convegno si è aperto con il saluto dell’assistente spirituale, Don Francesco Paolo Vaccarini, che ha creato subito un’atmosfera di preghiera ed ha esposto il Santissimo Sacramento.

Incontro Annuale 7 Maggio 2016

OMELIA DI SUA ECCELLENZA MONS. GIUSEPPE PIEMONTESE
VESCOVO DI TERNI-NARNI-AMELIA

(Trascrizione dal sonoro)

Siamo alla vigilia dell’Ascensione del Signore e in questi giorni il Vangelo ci ha riproposto le parole di Gesù, che voleva preparare i suoi discepoli al distacco, mistero del suo ritorno al Padre e anche noi siamo aiutati dal Signore a rapportarci a Lui in una maniera nuova. Gesù oggi ci dice, ci insegna come comunicare con il Padre, attraverso la fede, una fede che non è data una volta per sempre, ma che si rinnova, si irrobustisce, diventa sempre più fervida giorno dopo giorno. Perciò i cristiani non possono dormire sugli allori. Il nostro è un continuo pellegrinaggio, il pellegrinaggio della fede, che apre i nostri occhi, il nostro cuore alla conoscenza del Signore e ad un rapporto sempre più stretto con lui e Gesù oggi ci dice una parola di grande conforto: “Se chiederete qualunque cosa al Padre nel mio nome egli ve la darà”. La nostra preghiera, il nostro rapporto con il Signore è un rapporto di fiducia, di confidenza, di figliolanza. Noi non ci relazioniamo a Dio come il servo con il padrone, ma come il figlio con il Padre. E Gesù ci dice: “Attenti, che le vostre richieste, quelle che servono per la vostra gioia, il Padre è pronto a donarvele ad esaudirle.” Ecco allora, cari fratelli e sorelle, il senso della nostra preghiera insieme, aiutarci a crescere nella fede a rinnovare il nostro cammino di fede ma anche a sperimentare la fiducia la confidenza del Padre verso di noi e oggi, in questo giubileo che stiamo celebrando, noi chiediamo al Signore di poter sentire il suo abbraccio di amore di misericordia Davanti ai nostri occhi trascorre, passa, tutta la nostra storia passata: sofferenze, tradimenti, peccati, debolezze… A volte non abbiamo il coraggio di elevare gli occhi, di guardare il Signore Gesù, il Padre… Ebbene oggi Gesù ci dice di aver fiducia in lui e di aver fiducia nel Padre: oggi qui, in questo luogo, il Padre vuole abbracciarci.
Come il Papa ripete, Dio non si stanca mai di perdonarci. Noi ci stanchiamo di chiedere perdono, perché i nostri comportamenti ci sembrano senza sbocco, senza remissione No cari fratelli e care sorelle, abbiamo la sfacciataggine di rivolgerci a Dio e di chiedergli perdono e misericordia! Lui conosce il nostro cuore meglio di noi stessi Quanti propositi facciamo e poi non manteniamo… per pigrizia… cattiveria… abitudine… assuefazione. Il Signore sa. E senza il suo abbraccio di misericordia e senza lo Spirito Santo, noi non riusciremo a conservare la nostra fedeltà. Nella prima lettura oggi ci viene presentata una coppia che potrebbe essere una delle coppie delle “Famiglie di Maria”: Lui si chiama Aquila e lei si chiama Priscilla Abbiamo sentito qualche volta questi nomi. Sono una coppia che ha lavorato a fianco di Paolo nell’annuncio del Vangelo e io ve li propongo come esempio di ciò che oggi una famiglia di cristiani deve vivere, deve sperimentare. Ebbene questa coppia ha vissuto insieme a San Paolo almeno due anni. Erano lavoratori di tende e San Paolo pure lui aveva questo mestiere e insieme a loro, nella loro casa, ha lavorato con le sue mani e, nello stesso tempo, ha annunciato il Vangelo. San Paolo ha per questa coppia un’amicizia strettissima e un affetto grande, tanto che, quando scrive la lettera ai Corinzi, ai Romani, non manca di salutare Priscilla e Aquila o di porgere i saluti a nome di Priscilla e Aquila3 E alla fine della lettera ai Romani dice queste parole bellissime: “Salutate Prisca e Aquila, i miei collaboratori in Cristo Gesù. 4Per salvare me, la mia vita, essi hanno rischiato la loro testa, e a loro non io soltanto rendo grazie, ma tutte le Chiese del mondo pagano.5Salutate anche la comunità che si riunisce nella loro casa.” Sono collaboratori di Paolo in Cristo Gesù, lo hanno ospitato nella loro casa. Almeno in alcuni luoghi si radunavano i cristiani per pregare, per leggere, per ascoltare il Vangelo e nel brano che abbiamo ascoltato oggi sono essi che accolgono questo discepolo, Apollo, nativo di Alessandria, un uomo colto ed esperto nelle scritture, che non aveva ancora conosciuto appieno Gesù, ma soltanto il battesimo di Giovanni. Questa coppia lo chiamano in disparte e gli spiegano il Vangelo di Gesù, perché l’ annuncio che fa sia completo. Un esperienza bellissima: questa coppia che fa il catechismo, che annuncia il vangelo , che forma questo grande maestro, Apollo, questo esperto nelle scritture, questa coppia che ospita nella sua casa altre coppie di cristiani, per pregare e per leggere la Parola di Dio .
Cari fratelli e care sorelle, ecco, non ho scelto io questo brano oggi: è la liturgia che ce lo propone, che lo propone a voi, queste Famiglie di Maria”, che hanno fatto della preghiera e dell’evangelizzazione il fulcro della loro testimonianza. Abbiamo bisogno di questo. Io vi chiedo di sperimentare nelle preghiere che fate nelle case nelle famiglie, questo senso di Chiesa che ha animato la prima comunità cristiana e che ancora oggi si deve spandere in tante altre famiglie. La nostra Diocesi ha bisogno di grande comunione, di missione, di una missione nuova, appunto, in questa direzione. Sentitevi investiti, in forza del vostro battesimo, della missione di annunciare il Vangelo, con gli amici, nelle case, con le persone che incontrate, nei momenti di preghiera… Andate alla radice. Non andate alla ricerca di questo e di quest’altro, di questa o quella apparizione. È la parola di Dio, il Vangelo, che Gesù vi ha affidato, ci ha affidato, che dobbiamo approfondire, annunciare e vivere. C’è bisogno di questo. Ecco, ringraziamo il Signore per ciò che ci fa sperimentare oggi e chiediamo il dono dello Spirito Santo. Ce lo darà, come ha detto Gesù nel Vangelo, per vivere nella gioia la nostra vita e per aiutare altri a conoscere il Vangelo di Gesù e a sperimentare la stessa gioia.

CATECHESI DI DON FRANCESCO

(Trascrizione dal sonoro)

Don Francesco ha iniziato la sua catechesi riflettendo sullo spirito di fondo e sulla realtà dell’Associazione.
Ha preso spunto da una parola chiave, che ha individuato dalla relazione della responsabile dell’Associazione.
Questa parola chiave è “corda”.
“Le Famiglie di Maria”, ha detto, sono come una corda che la Madonna ha voluto buttare su questa terra alle famiglie, che oggi naufragano in un mare in tempesta , per salvarle.
Le ha chiamate a fare una cordata, a pregare unite per le famiglie, nella famiglia; a vivere secondo lo spirito della Chiesa, che è spirito di Misericordia.
“ E lo spirito di misericordia, ha proseguito, abbraccia tutti: ogni battezzato, ogni famiglia, il Papa, la società intera: tutti!
Noi non siamo gli organizzatori sociali, ma viviamo l’esperienza del Pastore, andiamo dietro il Pastore che ci guida. Il Pastore che ci guida è Gesù e ci guida con la croce, che non è morte, ma resurrezione, perché la morte è solo un passaggio.
Le morti sono quelle situazioni di sofferenza che le famiglie vivono.
Il limite più grosso è il peccato ormai globalizzato, in questo mondo che con la sua cultura, con i media, la politica, l’economia, cammina senza una visione integrale piena del senso della vita e dell’umanità.
Non sappiamo con trasparenza da dove veniamo, dove andiamo, chi siamo e andiamo avanti con scelte che non rispettano sempre il bene comune e Il peccato ci porta a complicare le cose.
Ma il Signore ci ha dato una Mamma, la sua stessa Mamma, che ci guida.
Ricordate l’immagine del giudizio finale che è rappresentato nell’affresco della nostra Cattedrale? Si vede Gesù, che cammina verso la patria celeste, che passa dal ruolo di pastore a quello di pescatore di anime e ha due reti piene, che porta su con fatica e c’è una donnina che sta aggrappata a queste reti con una semplice “corda”, la corona del Rosario.
Questa è la situazione delle “Famiglie di Maria”!
Che cosa sono le famiglie che si sostengono con la preghiera? Sono le famiglie unite a Maria, che con il santo Rosario, Lei lega forte a Gesù, per essere portate da Lui verso l’alto: una cordata d’amore con Maria, per la salvezza del mondo.”
Su questa linea di fondo, Don Francesco ha voluto soffermarsi su tre punti:
“- Primo punto: il collegamento con Maria ci porta all’anno liturgico, che trasforma gli anni umani in realtà sacramentale: l’anno di Gesù, che fa famiglia con noi, Dio che vive il nostro tempo e trasforma l’umanità in famiglia dei figli di Dio.
Quanto è importante, ha detto, che noi viviamo i nostri affari, le nostre speranze, le nostre fatiche, dentro il cuore di Gesù, dentro l’anno di Gesù!
Adesso siamo nel momento cruciale dell’anno del Signore; abbiamo le feste apice: la sua Pasqua, l’Ascensione e la Pentecoste.
Gesù con l’Ascensione sta ancora con noi, ma si nasconde e si manifesta nella nostra “carne”, nella fragilità della nostra esistenza terrena; quindi, l’amore della famiglia è la testimonianza che Gesù vive nella nostra precarietà umana, nelle nostre situazioni familiari. Nell’Ascensione c’ è il nostro mandato: noi siamo il volto del Padre di Misericordia. Così l’anno liturgico ci nutre, perché diventiamo il fermento di Gesù nel mondo. Come si fa ad esserlo ? Dobbiamo nutrirci di Spirito Santo, dello Spirito della Santissima Trinità. Come? Vivendo bene gli appuntamenti di nutrimento che il Signore ci dà: i sacramenti, particolarmente l’Eucarestia della domenica, seguendo gli insegnamenti del Magistero. Nell’Eucarestia il Signore, che si è fatto uno di noi, ci nutre della sua carne, per donarci lo Spirito del Padre: nutre il nostro cuore, le nostre famiglie con il suo amore.
Secondo punto : la famiglia di Dio, la SS Trinità, che viene sulla terra a fare con noi un cammino nella vita quotidiana, per vivere l’anno liturgico, per manifestare la sua presenza che non si vede, ci ha dato la Mamma.
Noi lo sappiamo bene:” Famiglie di Maria”!
Siamo nel mese di maggio. Facciamo il convegno proprio in questi giorni e poi andremo in Cattedrale, dove c’è la Madonna della Misericordia
Bisogna ascoltare Maria, che ci accompagna, perché ci faccia fare il cammino dell’anno liturgico, nella testimonianza da dare al mondo.
Tutto quello che facciamo non lo facciamo da soli, ma in una cordata che ci collega a Maria, perché Lei ci faccia fare un itinerario da cristiani.
Terzo punto: possiamo prendere in mano i documenti del Magistero, (oggi legato al Concilio Vaticano II, avvenuto 50 anni fa), con papa Francesco che con l’esortazione apostolica “Amoris Laetitia”, incoraggia tutti quanti, tutte le famiglie a portare avanti l’amore, come Dio comanda. In questo documento, c’è la pastorale familiare tutta e noi dobbiamo essere di aiuto, perché la Chiesa la porti avanti con tutte le famiglie. Il titolo “Amoris Laetitia”, tradotto, significa “La gioia dell’amore”
Che gioia è ? Non il sesso ad uso e consumo, non l’utero in affitto.. i figli in provetta…
L’amore di Dio è la sua Gioia, non quella che dà il mondo.
Impariamo allora a desiderare l’amoris laetitia, la gioia che ti dà Gesù, che è la vera gioia, che Lui nell’ultima cena ha promesso di darci.
Dobbiamo avere sete della gioia che ci dà il Signore . Dobbiamo avere fame e sete dell’amore di Dio, del suo perdono della sua capacità di amare.
Quale è stata la prima esortazione che il papa ha fatto? La prima esortazione che il Papa ci ha dato è l’ “Evangelii gaudium”, ovvero “La gioia del Vangelo”
Realizzare la gioia del Vangelo, prima di tutto nelle famiglie: è una gioia che si ha nelle fatiche, nella praticità delle opere della Misericordia
La famiglia è la realizzazione dell’ “Evangelii gaudium” nella fatica di amarsi.
La famiglia che non si nutre della Parola di Dio, va dietro ai problemi senza saperli affrontare
Noi siamo l’anima, perché la Chiesa porti avanti tutto questo con i programmi che il cielo vuole; Maria con Gesù fanno con noi questa “cordata della Misericordia divina” per questo nostro tempo.

RELAZIONE di Maria Grazia Panzetta Rasile

Eccoci di nuovo riuniti a convegno.

Per capire bene il senso del nostro essere qui oggi, insieme, intorno all’altare del Signore, sotto il manto di Maria, occorre riportare un attimo alla mente la base sulla quale si fonda la nostra unione.

Parola centrale che sintetizza il nostro stare insieme è: ”Famiglia”.

Quando iniziammo questo cammino, 16 anni fa, c’era e c’è ancora oggi dentro di noi, un grande desiderio di famiglia sana e felice; c’era e c’è la convinzione che solo la famiglia che corrisponde al piano di Dio, che fa la sua volontà, che accoglie e ridona il suo amore misericordioso, può essere felice e anche unita, perché trova in Gesù, con la grazia del sacramento del matrimonio, il cemento dell’unione e la spinta ad andare avanti insieme.

Ecco, quindi, l’ideale che continua a muoverci: la famiglia che condivide la fede nel Signore , vive nella Chiesa e fa del Vangelo di Gesù il suo punto di riferimento e, come espressione di tutto questo, pertanto, prega unita.

Di fronte alle difficoltà che ci pone la vita, così accattivante nei beni terreni, nel consumismo e nella frenesia del “fare”, fin dall’inizio, abbiamo individuato nella preghiera il mezzo potente che il Signore mette nelle nostre fragili mani. Capimmo subito che ci aspettava un lungo impegnativo cammino e che avremmo avuto bisogno di un sostegno particolare: lo trovammo nel metterci sotto la protezione della Madonna, mamma per eccellenza e nell’aiutarci tra noi pregando gli uni per gli altri.

Oltre a spronarci a fare un cammino di fede nella Chiesa, ci demmo questo segno di unione: il rosario del martedì per affidare a Maria tutte le famiglie insieme, anche da lontano. Questa, in sintesi, è la base del nostro cammino. Quali eventi si sono succeduti in questi anni? Gli avvenimenti da raccontare sarebbero tanti, ma cerchiamo di sintetizzare. Nei primi anni ci fu un gran fermento. Arrivavano centinaia di iscrizioni di persone che si univano a noi, da tante parti d’Italia e anche dall’estero.

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Sono nate tante relazioni nuove tra di noi, attraverso le quali ancora con molti ci sosteniamo, con la reciproca testimonianza di fede, con l’amicizia fondata sull’amore fraterno in Dio, con la preghiera.

Parallelamente, negli anni, sono arrivati a noi tanti doni dalla Chiesa: l’appoggio e la guida dei sacerdoti: Don Francesco Grasselli all’inizio, Don Francesco Paolo Vaccarini, nostro assistente spirituale fin dal secondo anno, e Don Adolfo Bettini, che ci dà il suo sostegno e disponibilità accanto a Don Francesco; fin dal 2003, abbiamo avuto l’appoggio di Sua Ecc. Mons. Vincenzo Paglia, che ci ha seguito nel nostro formarsi come Associazione, nel nostro crescere e, oltre a partecipare ogni anno al nostro Convegno Annuale, ci ha donato l’approvazione scritta dello Statuto; come se il suo impegno con noi fosse una profezia, da Terni è passato a Roma per presiedere il Pontificio Consiglio per la famiglia.

Anche ora abbiamo la grazia di essere accolti e appoggiati dal Vescovo attuale di TerniNarni-Amelia, Sua Ecc.za Mons. Giuseppe Piemontese, che, come è stato presente l’anno scorso a Collevalenza, oggi ci attende alla Porta Santa per vivere con noi il Giubileo. L’anno scorso a Collevalenza, Padre Giuseppe ha definito ancora meglio la strada che conviene seguire per andare verso quello specifico ideale al quale siamo indirizzati e cioè il valore di famiglia cristiana, che già viviamo e che, rimarrà per noi come la “Magna Charta” dalla quale non discostarsi mai.

Ma intanto, come è andata in questi anni la vita delle famiglie? Purtroppo il mondo attuale nel quale vivono le famiglie, è tutt’altro che migliorato, anzi, mai nella storia c’è stato un attacco così grave alla famiglia come quello di oggi. Allora a che cosa sono serviti questi anni nei quali, chiamati dalla Mamma Celeste abbiamo guardato all’ideale di una famiglia unita nella fede e felice tra le braccia del Signore e per questo abbiamo pregato?

Sicuramente la Madonna, chiamandoci a questa cordata, è stata profetica. Nel contesto in cui viviamo, dove le istituzioni laiciste vogliono minare la sacralità della famiglia, noi con la preghiera, invocando la protezione di Dio per intercessione della Mamma celeste e con la testimonianza come famiglie, continuiamo a seminare il Vangelo della famiglia. Inoltre, mi viene da vedere la chiamata che abbiamo ricevuto come una corda che si butta ad un naufrago nel mare in tempesta, per poterlo salvare. Ecco, io vedo la nostra chiamata come un’ancora di salvataggio nel mare in tempesta in cui oggi si trovano le nostre famiglie.

La Madonna è mamma e certamente ha già intravisto i pericoli che incombono su questa umanità e ci ha sempre ispirato a prepararci nel presente e per tempo a questa crisi. In questa tempesta ci ha invitato alla preghiera, al Santo Rosario come arma per vincere il male. Da quando è nata la nostra Associazione, in questi ultimi 16 anni, abbiamo visto tante famiglie divise, allargate, con danni morali enormi per i figli, che non hanno trovato il calore
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di una mamma e un papà, che stabilmente si amano e li amano, ma per grazia di Dio, anche alcune famiglie che alla luce della Parola di Dio si sono riappacificate e ricomposte.

Non nascondo che in questi anni abbiamo visto tante persone scoraggiate. Per chi ha una concezione cristiana della famiglia, sperimentare la divisione della propria famiglia o vedere la famiglia di un figlio lacerata dalla divisione, dal susseguirsi di nuove relazioni, convivenze, divorzi e nuovi matrimoni, è una sofferenza indicibile. Non è facile accettare questo e vedere nelle situazioni di famiglie allargate, come si suol dire, la speranza di sciogliere i nodi per tornare alla pace e serenità di tutti. Forse anche noi, che abbiamo ricevuto dalle nostre famiglie d’origine e dalla Chiesa stessa una certa formazione, ci sembrava che per chi esce dalle “leggi”, dalle “regole stabilite”, è quasi impossibile salvarsi!

Ma come Gesù 2000 anni fa ha inaugurato un tempo nuovo, superando il legalismo, e aprendo l’era della misericordia, così oggi, ripete questa operazione attraverso la Chiesa, che, per mezzo di Papa Francesco, ci dona l’Anno della Misericordia, dopo aver voluto due sinodi sulla famiglia.

Torniamo all’Associazione. Ho detto che nei primi anni di vita questa crebbe con una velocità incredibile e si sparse molto presto in tutte le regioni italiane ed anche all’estero, grazie ad alcune persone che sentirono fortemente la chiamata a diffonderla per unire tanti fratelli attraverso la preghiera.

Ci fu quindi un’espansione numerica, ma difficilmente gestibile nel tempo, perché era difficile tenere i contatti con tutti.

16 anni di vita, hanno portato ad un invecchiamento ed anche alla morte di molte persone tra cui proprio molte di quelle che si erano rese disponibili a sostenere e diffondere l’Associazione. Sono molto diminuite le nuove iscrizioni, però in merito al cammino di maturità spirituale e ai nuovi arrivi che contattano direttamente il Centro, viene instaurato un dialogo diretto e un’adesione ancor più consapevole.

In questi 16 anni di storia del nostro cammino, per mezzo dei i segni e anche nei piccoli passi fatti, abbiamo potuto leggere e toccare con mano, cosa la Madonna ci ha fatto fare e pertanto ci siamo chiesti quale significato avesse questo calo di numero, che cosa la Mamma Celeste volesse da noi. Abbiamo capito che c’è da consolidare la nostra adesione e allora ci siamo detti: senza pretendere di andare troppo lontano, questo lo lasciamo fare a Maria, se vuole, noi impegniamoci di più nel territorio che abbiamo più accessibile, ricominciamo a lavorare da Terni, perché poi da qui si irradi anche oltre. Così quest’anno, sempre in linea di continuità con il passato, abbiamo lavorato per consolidare ed espandere il numero dei cenacoli. A Terni e anche in altri luoghi, già nei primi tempi si formarono dei cenacoli, prima nelle chiese e poi nelle case.
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Quest’anno si è consolidata la squadra delle persone impegnate e ogni martedì siamo stati accolti in qualche famiglia, talvolta anche con la presenza del nostro Assistente Spirituale, Don Francesco. Stiamo godendo di tanta bellezza: in questi cenacoli domestici, ci ritroviamo insieme nella gioia di essere fratelli, famiglia di Dio, e sperimentiamo la presenza di Gesù e di Maria in mezzo a noi. È quello che vorremmo trasmetterci! Desideriamo che tutti ritornino nelle proprio case trasformando le proprie famiglie in nuovi cenacoli.

Papa Francesco ci ha rinnovato questo spirito con la grazie del giubileo, invitandoci anche alle opere della misericordia: Pregare con i fratelli, condividere esperienze di fede, incoraggiarci, chiarirci, sostenerci, sono opere di misericordia.

Perchè non darci/prenderci un piccolo impegno proprio per questo tempo di misericordia? Già all’interno della nostra Associazione, possiamo prendere esempio da alcune nostre sorelle le quali vanno nelle case di riposo a far pregare gli anziani che vi si trovano. Guardandoci intorno, sicuramente troveremo un anziano, una persona sola, una famiglia che ci accoglie, per offrire il nostro conforto e il nostro invito alla preghiera!

Augurandoci un fecondo cammino per tutte le famiglie, vi saluto cordialmente.

Incontro Annuale 9 Maggio 2015

DOMANDE RIVOLTE AL VESCOVO

Eccellenza Reverendissima, innanzi tutto le porgiamo il nostro saluto ed il nostro ringraziamento per essere qui tra di noi e glielo porgiamo anche a nome di tanti altri che da lontano, attraverso il telefono o altri mezzi di comunicazione ci hanno espresso il dispiacere di non essere potuti venire, ma sono in unione spirituale con noi.

Siamo molto felici di averla qui tra di noi e, con l’animo di figli che si rivolgono al padre, desideriamo colloquiare un po’ con Lei, per verificare il nostro cammino e avere una guida chiara per procedere

Siamo tutti consapevoli che la crisi della nostra società, nasce innanzi tutto da una crisi di fede.

Formammo l’Associazione “Le Famiglie di Maria” nell’anno 2000, quando, rendendoci conto della debolezza della fede nelle nostre famiglie, sentimmo forte quel gran desiderio che è ancora vivo dentro di noi oggi: che la famiglia cammini insieme, unita nella fede.

Siamo convinti che la famiglia stessa possa raggiungere la sua piena felicità solo se vive tutta unita la presenza del Signore, se condivide apertamente il Vangelo come fondamento e punto di riferimento, se partecipa insieme alla vita della Chiesa.

Decidemmo di sostenerci reciprocamente, con la preghiera, affidando a Maria tutte le nostre famiglie e con questo spirito stiamo camminando.

Non possiamo però nasconderci le difficoltà che con le nostre famiglie stiamo incontrando e le montagne che spesso ci troviamo davanti.

Per questo, chiediamo a lei, nostro pastore di rispondere a qualche nostra domanda.

Abbiamo cercato di mettere insieme , come possibile, le domande più ricorrenti tra di noi.

La prima cosa che salta all’occhio, ogni volta che ci raduniamo è la carenza di uomini rispetto a quella delle donne. E’ evidente che, trattandosi di un’Associazione per le famiglie, è fatta prevalentemente di mogli, più che di mariti.
Ancora tutt’oggi, da alcune donne ci viene testimoniata la poca sensibilità dei loro uomini rispetto alla fede, o anche la loro contrarietà, che a volte dentro le case porta ad una vera e propria persecuzione, come se il credere in Cristo, fosse cosa da perditempo, da retrogradi.

Visto che quello che abbiamo più a cuore è la salvezza eterna della nostra famiglia, le chiediamo di illuminarci su alcuni versetti di San Paolo nella prima lettera ai Corinti, per avere e trasmettere una parola di speranza e di incoraggiamento a chi viene in contatto con noi.

Al capitolo 7, 14 leggiamo: “Il marito non credente viene reso santo dalla moglie credente e la moglie non credente viene resa santa dal marito credente” Ma poi al versetto 16 aggiunge: “E che sai tu donna se salverai tuo marito? O che sai tu uomo se salverai tau moglie?”

La seconda domanda riguarda i figli. Iniziamo da quelli che si trovano nell’età della crescita.
I modelli di vita che hanno davanti sono spesso in contrasto con quelli che vorremmo trasmettere loro. Sia tra le persone con cui sono in contatto, sia dalla televisione, vedono le cosiddette famiglie allargate, amichetti che vivono con due mamme o due papà… Nella stessa scuola pubblica si sta diffondendo la cosiddetta teoria del “gender”, che sovverte le fondamenta della famiglia stessa.

Come può la famiglia cristiana spiegare loro queste anomalie e proteggerli dalla mentalità pagana del mondo?

Pensiamo ora ai figli grandi.
Che cosa può fare un genitore quando i figli ormai adulti, prendono strade sbagliate?

Che cosa deve fare un genitore quando un figlio si separa dalla propria famiglia e poi si presenta con un compagno o una compagna?

Tante famiglie hanno figli ormai adulti, non sposati e senza lavoro: con quale animo possono guardare al loro futuro? Come possono trasmettere loro gioia e speranza?

E ancora: come la Chiesa può aiutare i figli di genitori separati e riaccompagnati, a curare le ferite che derivano da questa situazione?

Ultima domanda riguarda gli anziani. Molti di noi lo sono già. Siamo convinti che l’anzianità sia una ricchezza per l’umanità, perché la preghiera di tanti anziani è un po’ come il polmone del mondo. Purtroppo, però, nella famiglia di oggi l’anziano il più delle volte rappresenta un peso ed un problema.
Che cosa possiamo fare noi come cristiani per migliorare la vita degli anziani?

Da qualche anno alcune donne della nostra associazione vanno a far visita settimanalmente in due case di riposo, per incontrare e far pregare gli ospiti di quelle case. Ne vediamo sgorgare una ricchezza grandissima, perché il pregare insieme ridesta la vita nell’anziano. Siamo però ancora troppo pochi.

CATECHESI DEL VESCOVO DI TERNI-NARNI- AMELIA SUA ECC. MONS. GIUSEPPE PIEMONTESE

(Trascritta dalla registrazione sonora)

Buona giornata a tutti. Pace e bene!

Grazie per l’invito. E’ inutile dirvi che sono contento di essere qui, sia per conoscervi, sia per ascoltarvi, e anche per aprirvi il mio cuore.
Io ho avuto già l’opportunità di incontrare “Le Famiglie di Maria”, sia in Curia, quando una delegazione ha avuto la bontà di venire a salutarmi, sia in uno dei vostri cenacoli o le vostre preghiere. Mi sono unito: esperienza molto bella.

IMPORTANZA DELLA FAMIGLIA

L’esperienza della famiglia è centrale, lo sappiamo, nella organizzazione della società, della Chiesa, nella promozione della pace nel mondo, del benessere sia dei singoli che della società, però, come è stato detto nella relazione, della quale sono grato alla vostra responsabile, proprio la famiglia oggi è oggetto, bersaglio di una campagna proprio precisa, specifica, diretta alla sua dissoluzione.

Ovviamente venendo meno la famiglia, ci ritroveremmo una società completamente diversa e anomala.

Però noi dobbiamo pensare, ragionare, con speranza, fidandoci della Parola di Gesù.

VOCAZIONE ALLA FAMIGLIA

Partiamo dalla consapevolezza che la famiglia è una vocazione.

Fino a un po’ di anni fa , forse 10 o 15… 20 anni fa, ci dicevano che le vocazioni particolari erano quelle del sacerdote, dei religiosi, delle religiose, dei missionari, poi si è approfondito il discorso, si è capito che anche la famiglia è una vocazione particolare, una vocazione specifica, una chiamata alla santità, in una forma che è la base, l’origine di tutte le altre vocazioni, per cui non tutti siamo chiamati al matrimonio, anche se tutti sono chiamati poi a far parte di una famiglia. Dal matrimonio nasce la famiglia secondo il disegno di Dio.

E’ chiaro che oggi questa espressione assume significati vari, a volte anche contraddittori e contrari a quello che è il disegno di Dio. Ma anche in questo noi non ci dobbiamo scoraggiare.

Dobbiamo avere chiaro nel nostro cuore il disegno di Dio, mettere in fila ciò che il Signore ci comunica, attraverso il Vangelo, attraverso la Chiesa e cercare di realizzarlo ogni giorno.

Sto parlando a voi, che siete raggiunti da una vocazione particolare alla vita matrimoniale, alla vita di famiglia, come attori, come protagonisti di questo disegno di Dio: costituire una relazione di amore, che si allarga alla vita, che si allarga all’umanità.

Ecco allora questa prima consapevolezza: la nostra/vostra è una vocazione speciale, particolare e va vissuta appunto come chiamata di Dio, come dono di Dio.

REALTA’ DELLA FAMIGLIA NEL MONDO DI OGGI

Ovviamente questo discorso qui viene subito contrapposto alla realtà della famiglia di oggi.

Intanto non viene vista come una chiamata di Dio, la propria vocazione alla vita coniugale : ci si incontra, si sta insieme, si sperimenta, si prova e poi col passare del tempo , se le cose maturano in un certo modo si può anche giungere alla definizione di un rapporto che è quello matrimoniale, al riconoscimento di questa, di una famiglia di fatto, magari riconosciuta dalla autorità civile, oppure nemmeno .

C’è tutta una serie di esempi, di elenchi, di modalità di vivere oggi questa relazione, esempi che sono una provocazione per noi cristiani, perché noi siamo chiamati ad incarnare il disegno di Dio e questo disegno di Dio non viene più visto e quindi si esprime poi in tante forme, in tante maniere non adeguate.

Voi mi avete fatto una serie di domande, io spero poi di rispondere alle vostre domande, ma intanto voglio manifestarvi il mio pensiero.

Quindi, la famiglia oggi che ha altre forme, che ha altre espressioni e che è per noi una provocazione.

Cosa pensiamo? Ecco, la prima cosa da pensare è che noi nella nostra vita siamo chiamati a realizzare la famiglia secondo il piano di Dio, sul modello della Santa Famiglia di Nazareth: Gesù Maria e Giuseppe.

E’ inutile che guardiamo gli altri, guardiamo innanzi tutto noi stessi

Una famiglia è nata da un sacramento, da un giuramento fatto innanzi tutto da Dio a noi, di accompagnarci sempre, e fatto da noi reciprocamente e davanti a Dio, di camminare sempre insieme, nell’amore, alla presenza di Dio, sul modello della Santa Famiglia di Nazareth.

Il progetto di Dio che Gesù ha vissuto in prima persona e che poi nel Vangelo ha annunciato come progetto che manifesta la presenza, il disegno di Dio, è segno e simbolo della Santissima Trinità, che è chiamata ad essere in una maniera piccola, ma importante nel mondo, questo segno della benevolenza di Dio.

La modalità in cui Dio ci vuole non è soltanto un fatto umano, ma è un fatto divino.

Quindi la prima cosa da fare è che noi approfondiamo, riconosciamo e realizziamo nel nostro piccolo il progetto di Dio sul modello della Famiglia di Nazareth, dove tutti sono stati innanzi tutto disponibili a fare la volontà di Dio, dove tutti si sono relazionati con grande amore, un amore profondo, senza interessi, dove tutti si sono custoditi uno con l’altro, dove la presenza di Dio era di casa, era visibile, era tangibile, dove nella vita quotidiana si sono affrontati i problemi, con pazienza, con amore, sapendo rispettare i tempi, senza voler anticipare fatti e situazioni particolari.

Sempre guardando la nostra piccola realtà, questa piccola realtà non è un’isola, ma si relaziona con altre famiglie, che sono altre piccole cellule, che poi formano il corpo più grande che è la chiesa, famiglia di famiglie, dove nel santificare il sacramento del matrimonio si relazionano, per sperimentare nella comunione la presenza del Signore, per sostenersi vicendevolmente, per testimoniare e annunciare il Vangelo.

Questa chiesa, famiglia di famiglie, verso cui siamo orientati tutti, questa chiesa celebra i sacramenti , rinnova la presenza del Signore, è fonte di grazia, per noi innanzi tutto, e poi per il mondo intero.

Ecco, quando noi parliamo di famiglia, in genere, pensiamo agli altri. No, pensiamo a noi stessi. Io insisto su questo.

ESPRESSIONE UMANA E DIVINA DELLA FAMIGLIA

Approfondiamo la nostra vocazione, la nostra relazione con il Signore, sul modello della Santa Famiglia di Nazareth.

Torno un attimo sulla vostra realtà. Attenzione: la famiglia è composta dal marito, dalla moglie e dai figli; una famiglia che poi a volte si allarga ai nonni…fratelli, sorelle… Questa famiglia, che è chiamata a realizzare la presenza di Dio al suo interno, però vive e si esprime nella dimensione umana e divina.

Non spiritualizziamo troppo i rapporti!

All’interno della famiglia c’è un uomo e c’è una donna, con una ricchezza grandissima di sentimenti, ognuno con la sua specificità e modalità, che sono complementari e che diventano pieni nell’incontro e nella costruzione della famiglia stessa.

La famiglia si costruisce insieme: e i due saranno una sola carne, una sola realtà, espressione dell’amore di Cristo per la Chiesa. Allora una famiglia è fatta da persone fatte di anime e di corpi, con i loro ideali, le loro speranze, le paure; ma fatta di persone fragili, di persone che fanno spesso esperienza del limite del peccato, ma anche di persone raggiunte dalla grazia di Dio, con un’esperienza di fede e di amore grande : ognuno in una sua forma, in una sua ricchezza, con dei percorsi particolari, che è destinata a fondersi con l’esperienza dell’altro o dell’altra e con la presenza dei figli anche con l’esperienza dei figli.

Io vi invito a non fermarvi ad uno spiritualismo semplicemente, o a un materialismo semplicemente o a un sociologismo semplicemente, ma a mettere insieme i misteri, che sono le persone.

Perché è difficile essere uniti, andare d’accordo? Perché ci sono dei misteri che noi non riusciamo a capire. Non è spontaneo.

Occorre una volontà forte, sostenuta dalla grazia di Dio, per costituire una famiglia bella, ricca, vera, nella consapevolezza, come ho detto, dei limiti e delle ricchezze.

Ovviamente questo è l’ideale. Noi nella nostra vita abbiamo tutto il tempo per camminare e per costruire questo ideale, mettendo in moto tutti i mezzi umani, psicologici, sociologici, di fede, di spiritualità, di grazie, che il Signore ci ha dato.

Qual è la ricchezza in più che una coppia cristiana ha? E’ la grazia, che vi deriva dal sacramento che avete celebrato quando vi siete sposati.

Voi dite: – Noi ci siamo giurati fedeltà”. Non è proprio così, anche, ma è Dio che vi ha giurato fedeltà e ha detto: “ Io non vi guarderò più singolarmente, vi guarderò insieme, il mio sguardo cadrà su di voi insieme. Non fatemi diventare strabico!”

Questa è la ricchezza nostra, perciò nessun cristiano può alzare la voce, gridare, elevare critiche…giudicare quelle coppie cristiane o non cristiane, che non riescono a trovare quella intesa , quella comunione che è propria, perché in loro non c’è un questo giuramento, questa promessa di Dio. Certamente c’è in tutti la promessa di Dio di un bene grande, che non verrà mai meno, ma qui c’è un sacramento, un segno efficace, che diventa attuale e si rinnova tutte le volte che un uomo e una donna fanno quelle scelte che sono proprie di una coppia, siano queste scelte di natura fisica, spirituale, economica, sociale…tutto : In quelle scelte lì, Dio interviene, è presente e vi sostiene.

BARRIERA DEL PECCATO E STRUMENTI DELLA GRAZIA

E’ chiaro che il peccato crea una barriera al ruscello della grazia. Voi pensate ad un fiume, ad un ruscello che scorre; si costruisce una barriera: questo ruscello non scorre più , si ferma lì e l’acqua cresce, cresce. Quella barriera è il peccato. Nel momento in cui voi abbattete, togliete la barriera, il ruscello torna a scorrere, anzi, in una maniera più cospicua. E’ quello che nella nostra vita di ogni giorno noi dobbiamo fare. Quindi, ecco: “Non siete più due, ma una sola persona, una carne sola”, dice Gesù, dice San Paolo.

Ora tutto questo, dicevo, è un ideale che va costruito giorno per giorno, nell’impegno . Ci sono degli strumenti. Questi strumenti sono: intanto la pazienza, la misericordia, il non scoraggiarsi, la preghiera, l’aiuto vicendevole, l’affetto, l’amore…

Questi sono gli strumenti che noi abbiamo e che ogni tanto ci sfuggono di mano: allora capita che non ci vogliamo bene, siamo imbronciati, siamo offesi.

Questo indebolisce la coppia. Allora , dice Papa Francesco:”Non deve finire la giornata senza essersi perdonati”, perché poi la mattina dopo bisogna alzarsi di nuovo, stare in piedi e ricominciare con la forza, l’energia che noi abbiamo che ci doniamo vicendevolmente : la preghiera, perché da soli non ce la facciamo. Ecco vivere la presenza del Signore, pregarlo, invocare la sua benedizione su di noi, invocare Spirito Santo.

LA CHIESA: FAMIGLIA DI FAMIGLIE

Dicevo poi le tante famiglie che compongono la Chiesa: non siete una chiesuola, il vostro ritrovarvi al’interno dei cenacoli è un momento importante, perché, è la dimensione familiare che viene evidenziata, ma poi è nell’Eucarestia , celebrata insieme alla comunità, che si esprime la famiglia di Dio, dove insieme ascoltiamo la Parola di Dio, insieme facciamo memoriale della passione morte e resurrezione del Signore, e poi torniamo nelle nostre case inviati dal Signore.

IMPORTANZA DEI CENACOLI

Ecco, una delle vostre specificità è quella della la preghiera nei cenacoli. Allora io sottoscrivo tutto quello che è stato detto. Essere consapevoli della forza della preghiera è fondamentale, la potenza della preghiera! Proprio dalle vostre case, oltre che dalla chiesa, voi insistete, siete petulanti, chiedete al Signore la pace nel mondo, la santificazione delle famiglie, la conversione dei peccatori.

Noi siamo convinti che questo il Signore lo realizzerà, quando e come vuole lui, ma noi intanto aderiamo a questo suo progetto con la nostra preghiera, insieme a Maria.

E’ chiaro che bisogna fare in modo che in questi cenacoli ci siano le famiglie, non solo le mogli o le madri, ma gli uomini, le donne e i figli . Però anche questo è un ideale, è un ideale a cui tendiamo.

Nel frattempo cominciamo a dare l’esempio, chi può, chi ha questa consapevolezza e chi dice :- Io non ho altri strumenti se non questo e allora do questo.

Mi raccomando non siate di quelli che dicono:”O tutto o niente”!

C’è un cammino, ci vuole pazienza, pazienza con noi stessi, pazienza con chi ci è accanto, pazienza con i vicini, pazienza con tutti.

L’obiettivo è questo: dobbiamo chiedere al Signore che cambi il cuore dei nostri mariti, delle nostre mogli, dei nostri figli….

Qui in una delle domande che voi mi avete sottoposto, (siete un po’, esagerati, però è !…) voi dite: nella lettera ai Corinti, al capitolo 7, 14, San Paolo dice “Il marito non credente viene reso santo dalla moglie credente e la moglie non credente viene resa santa dal marito credente”

Voi pensate che a quel tempo la stragrande maggioranza non erano famiglie battezzate, cresimate, sposate in chiesa. Erano famiglie che erano nate, sorte in quella società e poi magari uno dei due si era convertito, quindi faceva parte della chiesa e magari l’altro, il coniuge, non gradiva questo modo di fare, poneva ostacoli , ecc ecc. Che cosa dovevano fare? Si dovevano separare? No, ma ecco: Il marito non credente viene reso santo dalla moglie credente e viceversa.

E’ chiaro che la compresenza di persone di religione diversa, complica enormemente le relazioni, crea difficoltà.

Quando due persone di religione diversa vengono a chiedermi di sposarsi, uno è cattolico, l’altro di altra religione, io li sconsiglio sempre, in linea di principio. Perché all’inizio è più facile, ma poi diventa estremamente complicato, perché noi siamo fatti così , crescerà l’egoismo, crescerà la rabbia.

L’AMORE VA ALIMENTATO

Vi dico una cosa che potreste anche non condividere: l’amore con il passare tempo tende non a crescere , ma ad affievolirsi. Noi dobbiamo fare in modo che sia il contrario, ma dobbiamo essere realisti.

Se non c’è una tensione umana e soprattutto spirituale…, ma con la grazia di Dio che accompagna ciascuno di noi, il marito non credente viene reso santo dalla moglie credente e viceversa. Anche in questo Santa Monica ha versato lacrime per la conversione del marito e dei figli, ha pregato tanto e il Signore l’ha ascoltata e così ascolta anche tutti noi.

Oggi tante situazioni di fatto: coppie che si sono sposate in chiesa, poi uno dei due diventa non credente, si estranea dalla Chiesa, si estranea dall’amore di Dio.

Che fare? Ecco, lì bisogna intensificare la preghiera, bisogna intensificare l’amore verso l’altra persona, perché nella famiglia poi tutto si ripercuote su chi non ha colpa, che sono figli.

RIPARTIRE DALLA FAMIGLIA

C’è un’atra cosa che vorrei dirvi.
E’ chiaro che oggi bisognerebbe pensare ad un tipo di evangelizzazione, un pochettino diversa, cioè ricominciare dalle famiglie: famiglie che si incontrano, che ascoltano la Parola di Dio, che pregano e che e poi allargano la loro cerchia ad altre famiglie, costituiscono vari gruppi di famiglie. E’ un po’ come è stato nei primi tempi della Chiesa: le chiese domestiche, con al centro la parola di Dio, il Signore, e poi la celebrazione dei sacramenti la domenica nella grande comunità.

LA PREGHIERA VA CONFERMATA DALLA CARITA’

Ma oltre a questo, nella vostra preghiera, voi pregate il Rosario, la centralità della parola di Dio, ma poi dopo che succede? Succede che questa vostra modalità di essere poi deve esprimersi nella carità, deve essere validata dalla carità, cioè dobbiamo crescere nel senso che il nostro cuore si deve allargare, non si deve chiudere.

TESTIMONIARE CON LA VITA

Questa mattina, pregando l’ufficio delle letture ho trovato un bellissimo riferimento di Sant’Agostino che voglio proporre anche a voi. Ribadisce quello che stiamo dicendo:

“Impegnatevi a lodare con tutto il vostro essere: cioè non solo la vostra lingua e la vostra voce lodino Dio, ma anche la vostra coscienza, la vostra vita e le vostre azioni.

Noi lodiamo il Signore in chiesa quando ci raduniamo (…voi lodate il Signore nelle famiglie quando vi radunate)

Al momento in cui ciascuno ritorna alle proprie occupazioni, quasi cessa di lodare Dio. Non bisogna invece smettere di vivere bene e di lodare sempre Dio. Bada che non tralasci di lodare Dio quando ti allontani dalla giustizia e da ciò che a lui piace. Infatti se non ti allontani mai dalla vita onesta, la tua lingua tace, ma la tua vita grida e l’orecchio di Dio è vicino al tuo cuore. Le nostre orecchie sentono le nostre voci, le orecchie di Dio si aprono ai nostri pensieri. “

La nostra vita di giustizia di rettitudine diventa il prolungamento della preghiera che abbiamo fatto in chiesa o nelle case e che viene ascoltata da Dio, che ha le orecchie per il nostro cuore.

Ecco allora, dicevo, la vostra esperienza è bella e va continuata, avendo davanti le finalità che vi siete prefissati, ma anche questa attenzione di riferimento alla comunità, di riferimento agli assenti, ai mariti o alle mogli o ai figli.

Vi invito a continuare questa vostra preghiera non tanto con le parole, ma una vita giusta, paziente, che non critica, che non mormora, che non dice maldicenze, che non pensa male degli altri, ecc… ecc.… Questa preghiera qui il Signore la ascolta dal vostro cuore.

COME TRASMETTERE LA FEDE AI FIGLI

Allora vengo alle domande che voi mi avete fatto. La seconda riguarda i figli e dice così:

“ Iniziamo da quelli che si trovano nell’età della crescita. I modelli di vita che hanno davanti sono spesso in contrasto con quelli che vorremmo trasmettere loro. Sia tra le persone con cui sono in contatto, sia dalla televisione, vedono le cosiddette famiglie allargate, amichetti che vivono con due mamme o due papà… Nella stessa scuola pubblica si sta diffondendo la cosiddetta teoria del “gender”, che sovverte le fondamenta della famiglia stessa. Come può la famiglia cristiana spiegare loro queste anomalie e proteggerli dalla mentalità pagana del mondo?”

uesto è un problema grandissimo! Purtroppo oggi non sono più i genitori gli unici che propongono la formazione dei loro figli. Che cosa possiamo fare? Possiamo educare i nostri ragazzi ad essere attenti e critici verso modelli che non corrispondono al Vangelo o alla natura stessa.

Noi non possiamo convincere nessuno, ma aiutarli ad avere una propria idea, ad arricchirsi di motivazioni, a capire loro stessi quali sono le scelte giuste. Uno dei modi più efficaci è quello di proporre una vita serena di famiglia.

Se voi nelle vostre famiglie sarete sereni, contenti, rispettosi, misericordiosi, questo sarà per i vostri figli la testimonianza più importante che potete dare.

Il Papa si è espresso ultimamente, nell’udienza del 15 aprile, proprio sulla teoria Gender che io vi invito a ricercare in internet . Tra le altre cose ha detto:

La cultura moderna e contemporanea ha aperto nuovi spazi, nuove libertà e nuove profondità per l’arricchimento della comprensione di questa differenza. Ma ha introdotto anche molti dubbi e molto scetticismo. Per esempio, io mi domando, se la cosiddetta teoria del gender non sia anche espressione di una frustrazione e di una rassegnazione, che mira a cancellare la differenza sessuale perché non sa più confrontarsi con essa.

Ormai l’uomo e la donna non sanno più confrontarsi, per cui si cerca un modo di stare insieme così. Il discorso è molto lungo e io vi rimando soltanto a questo, Certamente la scrittura ci dice: “ Il Signore ha creato l’uomo maschio e femmina li creò…a sua immagine e somiglianza”

Bisogna aprire gli occhi soprattutto se avete nipoti che vanno a scuola, insistere, perché in quel luogo lì non siano insegnate certe teorie, perchè fino a prova contraria l’educazione spetta ai genitori. Poi faranno delle scelte i vostri figli quando saranno più grandi. Vi invito a ricercare in Internet il discorso del Papa nell’udienza generale del 15 Aprile.

RAPPORTO DEI GENITORI CON I FIGLI ADULTI

Per quanto riguarda i figli grandi che se ne vanno via da casa e poi tornano con l’amica o con l’amico, questo è un dramma, è una tragedia.

Anche qui io non so darvi risposte, ma qui è l’amore che deve prevalere, l’amore e la testimonianza di una vita impostata sul Vangelo. Certamente i figli hanno diritto a fare i loro errori. I genitori vorrebbero impedirglieli, ma non sempre questo è possibile e forse non sempre questo è opportuno. Finchè non battono la testa.. Speriamo che il bernoccolo sia di lieve entità!

Deve trionfare l’amore! Io posso dirvi solo che è soltanto l’amore che può aiutarci, non a condividere, ma a distinguere le persone dalle loro scelte, mai giudicare! Noi siamo spesso portati a giudicare. Oggi bisogna essere molto molto pazienti e rispettosi delle persone.

IL TEMA DEGLI ANZIANI

Intano per noi, dobbiamo imparare a diventare anziani. Qui può farci da maestro Don Giuseppe Marinozzi che ha 98 anni ed è qui ancora presente. E’ stato parroco a San Bucetole per tanti anni e ancora è qui sulla breccia. Intanto, imparare noi a diventare anziani, perché sappiamo invecchiare con sano realismo. Anche in questo la società non ci aiuta. Ricordiamoci sempre che gli anziani sono persone, figli di Dio, che vanno amati.

Noi con grande amore, lasciando sfogo alla nostra capacità di amare, mettiamoci al servizio di queste persone , intanto diamo una testimonianza, andiamo a trovarle, stiamo loro vicino e rincuoriamone una o due .

Ricordo quando ero giovane frate, in occasione delle feste di Natale, con il gruppo di giovani, andavamo in quello che si chiamava allora “cronicario”.

C’era una vecchietta che aveva il suo lettino, in un angoletto, vicino a un’altra persona e quando arrivammo noi c’era una bella ragazza, che sistemava il comodino, le aggiustava il letto. Poi se ne andò e noi cominciammo a chiacchierare con questa vecchietta e lei ci disse: – Io trascorro tutta la settimana per aspettare la mezz’oretta in cui mi viene a trovare quella ragazza .

Per me fu un pugno nello stomaco. Era forse una ragazza universitaria, forse appartenente a un gruppo parrocchiale, che aveva adottato quella vecchietta. Non era neanche parente!

Ecco allora quello che dovevo dire ve l’ho detto. Qualche altra cosa vi dirò nell’omelia e vi faccio tanti auguri. Benediciamo le corone poi andiamo in chiesa per la Santa Messa.

RELAZIONE DI PANZETTA RASILE GRAZIELLA

SALUTO INIZIALE

Un fraterno affettuoso saluto a tutti ed un ringraziamento per la vostra presenza qui, a questo Convegno Annuale delle “Famiglie di Maria”, che celebriamo oggi 9 Maggio, dopo aver festeggiato ieri la Beata Vergine di Pompei , nel mese dedicato alla Madonna.

Ringraziamo innanzi tutto il Signore, per questo quindicesimo anno del nostro cammino con Maria.

Salutiamo tutti, iniziando dai nostri sacerdoti.

Saluteremo il nostro vescovo, Sua Ecc.za Mons. Giuseppe Piemontese, non appena arriverà.

Salutiamo le persone che vengono da lontano e poi coloro che appartengono alla nostra Diocesi. Vi portiamo il saluto di tante persone lontane, sparse un po’ in tutte le regioni italiane ed anche all’estero. Molte si sono fatte sentire attraverso il telefono o internet: avrebbero voluto essere qui con noi oggi, ma, per la lontananza o per altri impedimenti, non sono qui fisicamente, ma lo sono spiritualmente.

FINALITA’ DEL CONVEGNO

Il Convegno Annuale è il momento adatto per esaminare due aspetti fondamentali della nostra vita associativa:

da una parte cerchiamo di fare un bilancio dell’esperienza che abbiamo vissuto in questi anni, nel nostro cammino con Maria;

dall’altra cerchiamo di capire insieme, nello svolgersi della nostra comune esperienza, che cosa di specifico la Mamma Celeste chiede proprio a noi, che ha chiamato a partecipare all’Associazione delle “Famiglie di Maria”, che si definisce “Movimento per la santificazione della famiglia”.

Il “progetto” che il Signore ha su di noi, poi, si svela piano piano e attraverso ciò che si concretizza man mano, possiamo capirlo sempre di più.

Per questo, è necessario mantenere integra, nel cuore, quella che è stata la nostra ispirazione iniziale, riflettere su come essa si sia sviluppata nel tempo e cercare di mantenerla nello spirito giusto.

IDEALE COMUNE

Allora, quale era l’ideale verso il quale ci incamminammo ben 15 anni fa?

E’ presto detto: l’ideale era, ed è tuttora, la famiglia che, con la guida e l’aiuto di Maria, diventa sempre più cristiana: Cristo al centro della nostra vita, per una famiglia santa.

Più volte ci è stato detto che questo termine”santificazione” spaventa e sembra quasi irraggiungibile, perché noi erroneamente vediamo nella santità solo le virtù eccezionali di tanti santi, già innalzati agli onori dell’ altare, come , ad esempio Madre Speranza.

Chissà, invece, quante coppie di coniugi, che hanno vissuto una vita familiare normale, nella semplicità, alla luce di Dio, quotidianamente, educando i loro figli e sacrificandosi per amore, senza risparmio di energie, sono oggi in Paradiso e noi non lo sappiamo!

Essere santi è fare la volontà di Dio, nella normalità delle esperienze di tutti i giorni, piccole e grandi che siano, cadendo a volte, ma sempre pronti a rialzarci, a riabbracciarci, chiedendo al Signore perdono , luce e forza per andare avanti.

Se la famiglia è unita in questo, di conseguenza vive nella serenità, si sente unita, perché alimentata dall’amore gratuito che viene da Dio e che ciascuno riversa sull’altro.

Essendo la famiglia cellula base della società, proprio nella famiglia è riposta la speranza di rinnovamento dei popoli : tutti quelli che stanno al potere, come i politici e i governanti, ricevono la loro formazione, la loro mentalità dalla famiglia in cui sono nati e cresciuti.

La Chiesa stessa rinnova i suoi apostoli, attingendo dalla famiglia, perché le vocazioni sacerdotali, religiose e matrimoniali nascono e vengono coltivate nella famiglia. Per questo ogni risanamento non può che ripartire dalla famiglia.

Ma se ci guardiamo intorno, purtroppo, non possiamo non vedere la crisi che incombe su tutto: sulle persone e sul creato. I temporali che stanno cadendo sulla famiglia, cercano addirittura di cambiarne i connotati.

E’ chiaro che questo non era nel progetto di Dio, ma è conseguenza del peccato dell’uomo, che ha escluso Dio dalla sua vita e messo se stesso al centro di tutto.

Tante volte abbiamo sentito dai nostri ultimi papi, che l’umanità si trova ad un bivio e che corre il rischio di autodistruzione.

Chiediamoci allora: che cosa possiamo fare noi, così piccoli, di fronte a tanto decadimento?

Come correggere questa rotta?

La Madonna ci indica la strada e non si stanca mai di ripeterci: – Figli miei, pregate! La preghiera fa miracoli! Con il Santo Rosario si fermano anche le guerre! Il mondo è in pericolo e la preghiera è un mezzo potente, che il Signore ha messo a vostra disposizione.

Non dimenticate che Gesù è con voi, è risorto, è vivo e Lui è in grado di fare nuove tutte le cose, può cambiare tutto e anche in poco tempo.

Lo scorso 5 Aprile abbiamo celebrato la Santa Pasqua e siamo ancora in tempo pasquale, che culminerà nella Pentecoste. Risuona ancora in noi quell’annuncio festoso: “CRISTO E’ RISORTO! E’ VERAMENTE RISORTO!”

Gioiamo allora, perché con Lui risorgeremo anche noi, risorgeranno anche le nostre famiglie!

Ma come? Ma quando? Ci chiediamo!

Certo, risorgeranno quando Gesù tornerà vittorioso alla fine dei tempi, ma la nostra resurrezione , se lo vogliamo, può cominciare adesso, con tante piccole resurrezioni, giorno per giorno.

Chi fa da tempo il cammino delle “Famiglie di Maria” e prega e opera perché la propria famiglia cresca nel cammino di conversione verso il Signore, ha sicuramente imparato a gioire dei piccoli passi che fa personalmente in questa direzione e che vede fare dai suoi cari. Sapeste quante volte ci siamo sentiti dire con gioia: “Sono riuscita a pregare con mio marito!” oppure: “Quel mio figlio o quella mia figlia, che non andava più in chiesa, ha incontrato un angelo, un amico o una fidanzata che ce lo ha riportato!”

Ci accorgiamo che ogni piccolo passo di uno di noi, in famiglia, ogni piccolo avvicinamento al Signore, è una piccola grande resurrezione, che ci avvicina alla grande resurrezione della famiglia, che sarà piena quando tutti i familiari riconosceranno e accoglieranno Gesù come il Signore da cui viene la felicità piena.

Guardare a questa meta e avere negli occhi la situazione della famiglia nella nostra società oggi, sembrano due cose inconciliabili.

Pensiamo alle famiglie spezzate, ai divorzi, alle famiglie ricomposte…Bambini che si trovano contesi tra genitori o che hanno più madri e più padri…sofferenze indicibili…

Come, da queste situazioni, si può ricostruire la famiglia, secondo il progetto di Dio?

Occorrere allargare il nostro cuore e la nostra fiducia nel Signore, che è il Signore della vita e che da qualsiasi situazione umana, anche la più ingarbugliata, è capace di far rinascere la vita stessa. Quindi può far rinascere la famiglia, nonostante le tante situazioni disastrose che ci sono nella nostra società.

Probabilmente tutti abbiamo sperimentato qualche volta come, proprio nei momenti di dolore, ricerchiamo il Signore e torniamo a Lui.

Le “Famiglie di Maria”, fin dall’inizio, hanno accolto fratelli e sorelle con difficoltà familiari o separati e divorziati, che si sono aperti al Signore proprio in quella dolorosa esperienza. Sono entrati nella comunità della Chiesa, si sono sentiti accolti e stanno facendo un cammino di conversione con tutti coloro che non si sentono più bravi solo perché, grazie a Dio, hanno la famiglia ancora unita. Queste persone tante volte ci hanno dato e ci danno un grande esempio, perché fanno ogni sforzo per superare il rancore verso il coniuge, pregano per lui e si considerano ancora sposate, perché credono nel sacramento del matrimonio, che hanno contratto davanti al Signore e che non si cancella.

Anche genitori, che vedono figli in situazioni di disordine familiare, con il sostegno della presenza e della preghiera di fratelli nella fede, trovano conforto e speranza.

Noi, come Maria, vogliamo accogliere tutti, formare una grande famiglia di famiglie, nella quale nessuno si senta escluso, ma accolto e sostenuto dai fratelli nel Signore.

CENACOLI

Uno dei frutti più belli che la Madonna ci ha fatto assaporare è quello dei cenacoli: gruppetti di persone che si riuniscono per pregare insieme, nelle chiese o nelle case.

Confermando che il cenacolo ideale per noi è quello familiare, formato dai due coniugi prima di tutto e poi insieme ai figli o agli altri componenti della famiglia, guardando a quella meta, intanto accogliamo con gioia gruppi di persone appartenenti a famiglie diverse, che si riuniscono per pregare insieme.

Ci sono varie esperienze: cenacoli stabili, che si riuniscono ogni martedì, in determinate case e cenacoli itineranti, come succede a Torralba, in Sardegna, provincia di Sassari, dove la famiglia di Monica e Gabriele ha unito un gruppo di famiglie: ogni martedì si spostano da una casa all’altra, a giro, per pregare insieme e sempre insieme, nella bella stagione, vanno a pregare il Santo Rosario anche sulla spiaggia.

Numerosi sono anche i cenacoli che si incontrano nelle chiese. Ben vengano anche quelli, ma visto che la nostra chiamata è quella di adoperarci per riportare la preghiera nella famiglia, speriamo che da quei gruppi venga a qualcuno il desiderio di formare un cenacolo nella propria casa.

L’esperienza del cenacolo nelle case porta veramente tanti frutti, perché corrisponde a varie esigenze dei nostri tempi.

Il mondo in cui viviamo, rispetto a qualche decennio fa, si è molto scristianizzato, per cui succede un po’ come nella chiesa primitiva: ricominciamo dalle case, incontriamoci nelle case e da lì ricominciamo la nuova evangelizzazione.

Ci piacerebbe che si formassero tanti cenacoli nelle case, ma ciò non significa che per chi non ne ha la possibilità non sia vero il patto che abbiamo fatto, quello di pregare come è possibile, anche da soli, ma in unione di preghiera anche da lontano.

Tutti insieme formiamo comunque un grande cenacolo.

Ecco perché il vescovo ci ha invitato a riflettere sul versetto degli Atti degli Apostoli:

“Tutti questi erano perseveranti e concordi nella preghiera, insieme ad alcune donne e a Mria, la madre di Gesù, e ai fratelli di Lui! ( At 1,14)

Per concludere, lasciamoci guidare dalla Mamma Celeste, seguitiamo ad affidare a Lei le nostre famiglie, accogliamo personalmente le ispirazioni buone che Lei man mano ci suggerisce e mettiamole in comunione tra di noi, per spronarci reciprocamente a crescere come suoi figli, come famiglia di famiglie, popolo di Dio.

DEFUNTI

Un pensiero alle molte persone che si sono impegnate nel diffondere e sostenere con la preghiera “Le Famiglie di Maria” e che sono già in cielo. Ci sono anche tre sacerdoti: mio zio Don Francesco Grasselli, Don Marsilio Gentili e Padre Ottaviano Priore. Ricordiamoli nelle nostre preghiere, sicuri che loro pregano incessantemente per noi.

Incontro Annuale 19 Ottobre 2013

SANTO  ROSARIO  MEDITATO  DA  DON  FRANCESCO  PAOLO  VACCARINI

(Trascrizione  dal  sonoro)

In  questo  rosario  riviviamo  la  stessa  parola  del  Papa  (  riferimento  alle  letture  di   domenica  14/09/2013)    con  cui  ha  consacrato  il  mondo,  il  13/11/2013.  Ascoltiamo  il   Santo  Padre,  che  ci  dà  la  linea  di  consacrazione  delle  famiglie  alla  Madonna.     Faremo  questo  cammino  attraverso  i  misteri,  per  arrivare  a  fare  un  atto  di   consacrazione   delle  famiglie   più  cosciente,  più  vero,  non  singolo,  ma  noi  nelle   famiglie.     E  abbracciamo  tutte  le  famiglie  del  mondo:  le  famiglie  più  disastrate,  quelle  che  non   sanno  che  cosa  vuol  dire  essere  famiglie  cristiane,  quelle  che  hanno  distrutto  la   famiglia  cristiana,  quelle  che  stanno  cercando  la  famiglia  secondo  il  cuore  di  Dio  e   stanno  male,  perché  non  la  trovano,  guidati  magari  non  dai  pensieri  di  Dio,  ma  del   mondo,  in  questo  mondo  guidato  da    pensieri  di  ansia,  di  egoismo,  di  rabbia…   Meditiamo  questo  cammino  di  consacrazione.

PRIMO  MISTERO.  CONTEMPLIAMO  LA  META  DELLE  FAMIGLIE  CRISTIANE:    MARIA   ASSUNTA  IN  CIELO  E  LA  GLORIA  DEGLI  ANGELI  E  DEI  SANTI  CHE  CI  ASPETTA.   Ascoltiamo  il  Santo  Padre:
“ Proprio guardando a Maria, alla luce delle Letture che abbiamo ascoltato, vorrei riflettere con voi su tre realtà: prima, Dio ci sorprende ; seconda , Dio ci chiede fedeltà; terza, Dio è la nostra forza .
La prima: Dio ci sorprende . La vicenda di Naaman, capo dell’esercito del re di Aram, è singolare: per guarire dalla lebbra si rivolge al profeta di Dio, Eliseo, che non compie riti magici, né g li chiede cose straordinarie, ma solo fidarsi di Dio e di immergersi nell’acqua del fiume; non però dei grandi fiumi di D a m a s c o , m a d el pic c olo fiu m e Gio r d a n o . E’ u n a ric hie s t a c h e la s cia Naaman perplesso, anche sorpreso: che Dio può essere quello che chie de q u alc o s a di c o sì s e m plic e ? V u ole t o r n a r e in die t r o , m a p oi f a il p a s s o , si im m e r g e n el Gio r d a n o e s u bit o g u a ris c e ( c f r 2 R e 5,1 – 1 4 ) . E c c o , Dio ci s o r p r e n d e ; è p r o p rio n ella p o v e r t à , n ella d e b ole z z a , n ell’u milt à c h e si manifesta e ci dona il suo amore che ci salva, ci guarisce, ci dà forza. C hiede
solo che seguiamo la sua P arola e ci fidiamo di Lui. Questa è l’esperienza della Vergine Maria ”

SECONDO  MISTERO  CONTEMPLIAMO  IL  SI’  DI  MARIA,  ALL’ORIGINE  DELLE  FAMIGLIE   CRISTIANE:  L’INCARNAZIONE  DEL  VERBO:  DIO  CHE  FA  FAMIGLIA  CON  L’UMANITA’.     Ascoltiamo  il  Santo  Padre:
“ Maria, davanti all’annuncio dell’Angelo, non nasconde la sua meraviglia. E’ lo stupore di vedere che Dio, per farsi uomo, ha scelto proprio lei, una semplice ragazza di Nazaret, che non vive nei pa lazzi del potere e della ricchezza, che non ha compiuto imprese straordinarie, ma che è aperta a Dio, sa fidarsi di Lui, anche se non comprende tutto: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua P arola” ( Lc 1,38). E’ la sua risposta. Dio ci s orprende sempre, rompe i nostri schemi, mette in crisi i nostri progetti, e ci dice: fidati di me, non avere paura, lasciati sorprendere, esci da te stesso e seguimi!
Oggi chiediamoci tutti se abbiamo paura di quello che Dio potrebbe chiederci o di quello che ci chiede. Mi lascio sorprendere da Dio, come ha fatto Maria, o mi c hiu d o n elle mie sic u r e z z e , sic u r e z z e m a t e riali, sic u r e z z e in t elle t t u ali, sicurezze ideologiche, sicurezze dei miei progetti? Lascio veramente entrare Dio nella mia vita? Come gli rispo ndo? ”
Facciamo  nostre  queste  riflessioni.  Guardiamo  all’esempio  di  Maria:  Lei  si  fida  di  Dio   anche  se  non  comprende  tutto.  “  Ecco  la  serva  del  Signore!”    Fidati,  non  avere   paura,  esci  da  te  stesso.  La  mia  famiglia,  anche  con  il  peso  di  quelli  che  stanno   recalcitrando,  che  non  ci  stanno  dentro  questa  consacrazione…  Chiediamoci  tutti  se   abbiamo  paura  di  quello  che  Dio  potrebbe  chiederci.  Mi  lascio  sorprendere  da  Dio  o   mi  chiudo  nei  miei  progetti,  nelle  mie  sicurezze?  Lo  lascio  entrare  nella  mia  vita  ?   Come  gli  rispondo?  Noi  personalmente  facciamo  fatica  in  questo  discorso  e,  se   guardiamo  la  famiglia   intera,   le  sofferenze  sono  maggiori,  ma  noi  facciamo   comunque  la  consacrazione  per  tutta  la  famiglia.

TERZO MISTERO. CONTEMPLIAMO IL SI’ DI MARIA SOTTO LA CROCE DI GESU’:”DONNA ECCO TUO FIGLIO” “FIGLIO, ECCO TUA MADRE” Dal discorso del Santo Padre:
“ M a ria h a d e t t o il s u o “ sì” a Dio , u n “ sì” c h e h a s c o n v olt o la s u a u mile esistenza di Nazaret, ma non è stato l’unico, anzi è stato solo il primo di tanti “sì” pronunci ati nel suo cuore nei suoi momenti gioiosi, come pure in quelli di dolore, tanti “sì” culminati in quello sotto la Croce. Oggi, qui ci sono tante
mamme; pensate fino a che punto è arrivata la fedeltà di Maria a Dio: vedere il suo unico Figlio sulla Croce. La donna fedele, in piedi, distrutta dentro, ma fedele e forte.
E io mi d o m a n d o : s o n o u n c ris tia n o “ a sin g hio z z o ” , o s o n o u n c ris tia n o sempre? La cultura del provvisorio, del relativo entra anche nel vivere la fede. Dio ci chiede di essergli fedeli, ogni g iorno, nelle azioni quotidiane e aggiunge che, anche se a volte non gli siamo fedeli, Lui è sempre fedele e con la sua misericordia non si stanca di tenderci la mano per risollevarci, di incoraggiarci a riprendere il cammino, di ritornare a Lui e dirgli la nostra debolezza perché ci doni la sua forza. E questo è il cammino definitivo: sempre col Signore, a n c h e n elle n o s t r e d e b ole z z e , a n c h e n ei n o s t ri p e c c a ti. M ai a n d a r e s ulla strada del provvisorio. Questo ci uccide. La fede è fedeltà definitiva, come quell a di Maria ”
Il  Sì  di  Maria  è  passato  per  una  fedeltà  continua  attraverso  tanti  sì.    Allora  la   consacrazione  deve  diventare  un  sì  fattivo,  come  ha  fatto  Maria:  perseverante.   Quante  famiglie  partono  bene  e  poi…  .  Nel  Vangelo  di  domenica  scorsa,  l’apostolo   Paolo  si  rivolge  a  Timoteo:  “Ricordati  di  Gesù  Cristo.  Se  con  Lui  perseveriamo,  con  lui   anche  regneremo”(2Tm).   Ecco  il  secondo  punto:  ricordarsi  di  Gesù   Cristo:   la   memoria,  l’Eucarestia  e  questo  è    perseverare  nella  fede.  Dio  ci  sorprende  nel  suo   amore,  ma  chiede  fedeltà.  Pensiamo  a  quando  si  fa  un  pellegrinaggio  a  Medjugorje  e   a    quando  torniamo  a  casa…Noi  possiamo  diventare  non  fedeli,  ma  il  Signore  non   può  non  essere  fedele.  Pensiamo  a  quante  volte  ci  siamo  entusiasmati  per  qualche   cosa,  ma  poi,  alle  prime  difficoltà,  abbiamo  gettato  la  spugna.  E  questo  purtroppo   avviene  anche  nelle  scelte  fondamentali,  come  quella  del  matrimonio:  la  difficoltà  di   essere  costanti,  fedeli  agli  impegni  assunti…     Maria  ha  detto  il  suo  sì,  che  ha  sconvolto  la  sua  esistenza  di  Nazareth,  ma  non  è   stato  l’unico,  anzi  è  stato  solo  il  primo  di  tanti,  tanti    sì,  pronunciati  nel  suo  cuore  nei   momenti  di  gioia,  ma  anche  di  dolore,  tanti  sì  culminati  con  quello  sotto  la  croce.     Oggi  qui,  “Famiglie  di  Maria”,  ci  sono  tante  mamme.  Pensate  a  che  punto  è  arrivata   la  fedeltà  di  Maria  a  Dio!    Vedere  il  suo  unico  figlio  sulla  croce!  La  donna  fedele,    in   piedi,  distrutta  dentro,  ma  fedele  e  forte!     E  io  mi  domando  con  il  Santo  Padre:  sono  un  cristiano  a  singhiozzo  o  sono  un   cristiano  sempre?
La  cultura  del  provvisorio,  del  relativo  entra  anche  nel  vivere  la  fede.  Dio  ci  chiede  la   fedeltà  sempre,  ogni  giorno,  nelle  azioni  più  piccole  quotidiane.  Lui  è  fedele  sempre   e  con  la  sua  misericordia  non  si  stanca  di  rialzarci,  di  incoraggiarci  a  riprendere  il   cammino  sempre,  nelle  nostre  debolezze,  nei  nostri  peccati.  Mai  andare  sulla  strada   del  provvisorio,  che  ci  uccide!  La  fede  è  fedeltà  definitiva,  come  quella  di  Maria.   Pensiamo  a  come  il  mondo  stia  contro-­‐catechizzando  le  famiglie,  con  i  giochini  che  si   danno  ai  bambini,  che  li  prendono  e  subito  li  lasciano  e  passano  ad  altri,  così  come  la   stessa  fedeltà  nella  famiglia.

QUARTO  MISTERO  DELLA  CONSACRAZIONE  DELLE  FAMIGLIE  CON  PAPA  FRANCESCO.   CONTEMPLIAMO  LA  CARITA’  DI  MARIA:  UN  AMORE  PIU’  GRANDE  DI  QUELLO  CHE   PASSA  PER  GLI  UOMINI  DELLA  TERRA.
Dal discorso del Santo Padre:
Guardiamo Maria: dopo l’Annunciazione, il primo gesto che compie è di carità verso l’anziana parente Elisabetta; e le prime parole che pronuncia sono: “L’anima mia magnifica il Signore”, c ioè un canto di lode e di ringraziamento a Dio non solo per quello che ha operato in lei, ma per la sua azione in tutta la storia della salvezza. Tutto è suo dono. Se noi possiamo capire che tutto è dono di Dio, quanta felicità nel nostro cuore! Tutto è su o dono. Lui è la nostra forza! Dire grazie è così facile, eppure così difficile! Quante volte ci dicia m o g r a zie in f a miglia ? E’ u n a d elle p a r ole c hia v e d ella c o n viv e n z a . “Permesso”, “scusa”, “grazie”: se in una famiglia si dicono queste tre parole, la fami glia va avanti. “Permesso”, “scusami”, “grazie”. Quante volte diciamo “grazie” in famiglia? Quante volte diciamo grazie a chi ci aiuta, ci è vicino, ci accompagna nella vita? Spesso diamo tutto per scontato! E questo avviene anche con Dio. E’ facile andare dal Signore a chiedere qualcosa, ma andare a ringraziarlo: “Mah, non mi viene”.
Celebrando l’Eucaristia, invochiamo l’intercessione di Maria, perché ci aiuti a lasciarci sorprendere da Dio senza resistenze, ad essergli fedeli ogni giorno, a lodarlo e ringraziarlo, perché è Lui la nostra forza. Sì,  Dio  è  la  nostra  forza!  Penso  ai  10  lebbrosi  del  Vangelo  di  domenica  scorsa.  Gli   vanno  incontro,  si  fermano  a  distanza,  gridano,  cercano  qualcuno  che  li  guarisca.   Gesù  risponde  liberandoli  tutti  dalla  loro  malattia…uno  solo  torna  indietro  per   lodare  Dio  a  gran  voce  e  ringraziarlo.  Gesù  stesso  lo  nota:  10  hanno  gridato  per   ottenere  la  guarigione  e  solo  uno  torna  indietro,  grida  a  voce  alta  il  suo  grazie  a  Dio   e  riconosce  che  Lui  è  la  nostra  forza  .  Pensate  subito  all’Eucarestia  della  domenica,
che  deve  essere  il  momento  di  ringraziamento,  per  ringraziare,  per  lodare  il  Signore,   per  quanto  fa  per  noi.  Quante  famiglie  non  ce  l’hanno  più  nel  cuore  ?!    Dopo   l’annunciazione,  Maria  corre  da  Elisabetta,  loda  e  ringrazia  con  tutte  le  forze.  Le   prime  parole  sono:  “L’anima  mia  magnifica  il  Signore…”  non  solo  per  quanto  ha   operato  in  lei,  ma  per  tutto  quello  che  ha  fatto  in  tutta    la  storia,  dalla  creazione  in   poi.  Tutto  è  dono  di  Dio  .  Se  noi  possiamo  capire  che  tutto  è  dono  di  Dio,  quanta   felicità  nel  cuore!  Tutto  è  suo  dono,  Lui  è  la  nostra  forza!  Dire  grazie  è  facile,  ma  per   noi  è  così  difficile!  Quante  volte  ci  diciamo  grazie  in  famiglia?  E’  una  delle  parole   chiave  suggeriteci  dal  Papa.  Facciamo  uso  delle  parole  chiave  della  convivenza:   “permesso,  scusami,  grazie”?   Se  nella  famiglia  si  dicono  queste  tre  parole,  la  famiglia  va  avanti.  Quante  volte   diciamo  grazie  a  chi  ci  aiuta?  A  chi  ci  è  semplicemente  vicino?  a  chi  ci  accompagna   nella  vita?  Diamo  tutto  per  scontato  e  questo  avviene  anche  con  Dio:  chiedere,    sì’,   ma  andare  a  ringraziarlo…   Dobbiamo  arrivare  a  fare  un  atto  di  consacrazione  più  vero.  Bisogna  fare  uno  sforzo   in  più,  preghiamo  il  Signore,   perché  non  ci  lasciamo  prendere  da  quello  che   sentiamo,  ma,  con  convinzione,  facciamo  azioni  di  grazie,  partendo  dall’Eucarestia     Preghiamo,  perchè  le  famiglie  si  lascino  educare  dall’Eucarestia,  particolarmente   nella  domenica,  e  questa  educazione  la  esercitino  tutti  i  giorni.

QUINTO  MISTERO   CONTEMPLIAMO   MARIA  MADRE  DELL’EUCARESTIA,  FONTE  E   CULMINE  DELLA  NOSTRA  FEDE   Preghiamo  Maria,  perché  ci  aiuti  a  lasciarci   sorprendere     da  Dio,   a  lodarlo  e   ringraziarlo,  perché  è  Lui  la  nostra  forza.  Preghiamo  per  le  famiglie,  perché  oggi  non   ci  si  sorprende  più,   perchè  il  consumismo  ha  bruciato  il  senso  della  festa.  Il   consumismo  ha  bruciato  la  domenica.  Dio  ci  chiede    la  fedeltà.  Che  cosa  vuol  dire   “fedeltà”  nel  matrimonio?   Vuol  dire  riconoscere  il  mistero  di  Dio  presente  nel   sacramento  del  matrimonio  e  nella  persona  con  cui  condivido  la  vita:  tutto  ciò  ci   supera  infinitamente  e  ci  spinge  a  camminare  con  la  meraviglia  della  fede,  pur  non   comprendendo  tutto  e  bene.   Con  questo  spirito,  consacriamo  le  famiglie  a  Maria,  facendo  nostro   l’ATTO  DI  AFFIDAMENTO  DI  PAPA  FRANCESCO
Beata Maria Vergine di Fatima, con rinnovata gratitudine per la tua presenza materna uniamo la nostra voce a quella di tutte le generazioni che ti dicono beata.
Celebriamo in te le grandi opere di Dio, che mai si stanca di chinarsi con misericordia sull’umanità, afflitta dal male e ferita dal peccato, per guarirla e per salvarla.
Accogli con benevolenza di Madre l’atto di affidamento che oggi facciamo con fiducia, dinanzi a questa tua immagine a noi tanto cara.
Siamo certi che ognuno di noi è prezioso ai tuoi occhi e che nulla ti è estraneo di tutto ciò che abita nei nostri cuori.
Ci lasciamo raggiungere dal tuo dolcissimo sguardo e riceviamo la consolante carezza del tuo sorriso.
Custodisci la nostra vita fra le tue braccia: benedici e rafforza ogni desiderio di bene; ravviva e alimenta la fede; sostieni e illumina la speranza; suscita e anima la carità; guida tutti noi nel cammino della santità.
Insegnaci il tuo stesso amore di predilezione per i piccoli e i poveri, per gli esclusi e i sofferenti, per i peccatori e gli smarriti di cuore: raduna tutti sotto la tua protezione e tutti consegna al tuo diletto Figlio, il Signore nostro Gesù.
Amen.

OMELIA  DI  DON  FRANCESCO  PAOLO  VACCARINI

(Trascrizione dal sonoro)

Sia  lodato  Gesù  Cristo!   In  questo  momento  non  faccio  io  commenti  con  la  Parola  di  Dio,  ma  Lasciamo   parlare  il  magistero    del  Santo  Padre,    in  quest’anno  della  fede,  con  l’enciclica   “Lumen  fidei”:  vediamo  che  cosa  dice  riguardo  alla  fede  e  alle  famiglie.     Un  piccolo  richiamo  alla  Parola  di  Dio  che  abbiamo  ascoltato,    (Rm  4,13.16-­‐18),   perchè  è  Dio  che  ci  ha  parlato:  dalla  Parola  di  Dio  dobbiamo  partire  e  vivere.     E’  molto  chiaro  l’esempio  di  Abramo,  chiamato  padre  di  tutti  noi,  quindi  di  tutte   famiglie,  perchè  ha  vissuto  la  fede,  non    perché  è  stato  circonciso  o  perché  era   ebreo.  E’  uno  che  ha  vissuto  la  fede  così  bene…e  la  vediamo  realizzata  nella  sua   discendenza,  particolarmente  in    Maria,  non  a  chiacchiere,  ma  a  fatti.  Tu  Mamma   hai  dato  la  vita  a  Dio!  E’  il  massimo  del  sì,  ma  il  sì  di  Maria,  parte  dal    sì  di  Abramo.    Il  Vangelo  di  oggi  (Lc  12,  8-­‐12)  è  riassuntivo  di  tutta  la  nostra  fede.  In  pratica  ci   ricorda  che  alla  fine  dovremo  dire  davanti  a  Dio:  “Io  ti  ho  riconosciuto,  ho  avuto  fede   in  te”  e  il  Signore  non  ci  dirà:  “  Dimmelo  a  parole”,  ma  ci  chiederà:  “E    la  tua  vita?  E   la  tua    fede?  la  fede  della  tua  famiglia?  Il  tuo  cammino  di  fede?”    E’  il  giudizio  finale  personale  e  universale  e  ogni  famiglia  si  riconoscerà:  sono  stata   famiglia  secondo  il  cuore  di  Dio?  Non  sono  stata  famiglia?     Questa  è  la  verità!  Adesso  devi  fare  crescere  ,  devi  sviluppare,  devi  fare  in  modo  che   il  tuo  piccolo  mondo  diventi  secondo  quel  mondo  universale  del  Paradiso,  che  noi   tutti  attendiamo.     Ci  ritroviamo  nelle  linee  che  la  Chiesa  ci  ha  precisato  nel  Catechismo?  La  confusione   è  talmente  grande,  che  abbiamo  il  dovere  di  conoscerlo  bene.  Non  si  hanno  le  idee   chiare!   Quando  siamo  chiamati  a  dare  testimonianza,   dobbiamo  avere  le  idee   chiare.  E  ai  piccoli  che  cosa  insegniamo?  Bisogna  educarli  bene  alla  fede.   Due  papi    preparano  la  strada  a  Papa  Francesco,  che  ci  ha  donato  quest’anno   l’enciclica  “Lumen  fidei”,  che  adesso  leggerò:  uno  è  Papa  Paolo  VI,  che  ha  portato
avanti  il  Concilio  Vaticano  II,  dopo  che    Giovanni  XXIII  lo  aveva  iniziato.  Un  suo   documento  fondamentale,  per  capire  la  nostra  missione  di  cristiani  e  di  famiglie  è   l’”Evangheli  nuntiandi”,  in  cui  si  afferma  che  tutti  i  cristiani  hanno  il  dovere  di   annunciare  il  Vangelo,  tanto  più  il  papà  e  la  mamma,  le  famiglie,  anche  con  i  piccoli.     E  ci  mette  in  guardia,  quando  dice:
“ Tra tali ostacoli, che sono anche dei nostri tempi, Noi ci limiteremo a segnalare la mancanza di fervore, tanto più grave perché nasce dal di dentro; essa si manifesta nella negligenza e soprattutto nella mancanza di gioia e di speranza. Noi, pertanto, esortiamo tutti quelli che hanno, a qualche titolo e a qualche livello, il compito dell’evangelizzazione ad alimentare il fervore dello spirito (130)” L’altro  Papa  è  Benedetto  XVI,  che  ha  preparato  personalmente  la  “Lumen  fidei”,  poi   completata  e  firmata  da  Papa  Francesco:  “Famiglia  vivi  e  trasmetti  la  fede”   Questa  parte  si  trova    alla  conclusione  di  tutto  l’argomento  di  riflessione  sulla  fede.     Nel  capitolo  IV  dice  :  “Dio  prepara  per  loro  una  città”.   Il  mondo  di  oggi    non  è  la  città  definitiva,  ma  serve  a  costruire  i  cuori  per  quella  città,   a  lavorare  insieme  in  armonia,  in  complementarità  per  quel  progetto.  Nessuno  di  noi     è  un  battitore  libero  in  questa  costruzione;  la  fede  è  il  bene  comune.  Subito  dopo  il   Documento  approfondisce  il  rapporto  tra  la  fede  e  la  famiglia  e  dice  che    la  fede  è     una  luce  per  la  vita  dell’intera    società.   Capite  qual  è  il  ruolo  fondante  di  ogni  famiglia?   Leggiamo  i  n.  52  e  53  della  “Lumen  fidei”   Rapporto  tra  la  fede  e  la  famiglia

52. Nel cammino di Abramo verso la città futura, la Lettera agli Ebrei accenna alla benedizione che si trasmette dai genitori ai figli (cfr Eb 11, 20-21). Il primo ambito in cui la fede illumina la città degli uomini si trova nella famiglia. Penso anzitutto all’unione stabile dell’uomo e della donna nel matrimonio. Essa nasce dal loro amore, segno e presenza dell’amore di Dio, dal riconoscimento e dall’accettazione della bontà della differenza sessuale, per cui i coniugi possono unirsi in una sola carne (cfr Gen 2,24) e sono capaci di generare una nuova vita, manifestazione della bontà del Creatore, della sua saggezza e del suo disegno di amore. Fondati su quest’amore, uomo e donna possono promettersi l’amore mutuo con un gesto che coinvolge tutta la vita e che ricorda tanti tratti della fede. Promettere un amore che sia per sempre è possibile quando si scopre un disegno più grande dei propri progetti, che ci sostiene e ci permette di donare l’intero futuro alla
persona amata. La fede, poi, aiuta a cogliere in tutta la sua profondità e ricchezza la generazione dei figli, perché fa riconoscere in essa l’amore creatore che ci dona e ci affida il mistero di una nuova persona. È così che Sara, per la sua fede, è diventata madre, contando sulla fedeltà di Dio alla sua promessa (cfr Eb 11,11).

53. In famiglia, la fede accompagna tutte le età della vita, a cominciare dall’infanzia: i bambini imparano a fidarsi dell’amore dei loro genitori. Per questo è importante che i genitori coltivino pratiche comuni di fede nella famiglia, che accompagnino la maturazione della fede dei figli. Soprattutto i giovani, che attraversano un’età della vita così complessa, ricca e importante per la fede, devono sentire la vicinanza e l’attenzione della famiglia e della comunità ecclesiale nel loro cammino di crescita nella fede. Tutti abbiamo visto come, nelle Giornate Mondiali della Gioventù, i giovani mostrino la gioia della fede, l’impegno di vivere una fede sempre più salda e generosa. I giovani hanno il desiderio di una vita grande. L’incontro con Cristo, il lasciarsi afferrare e guidare dal suo amore allarga l’orizzonte dell’esistenza, le dona una speranza solida che non delude. La fede non è un rifugio per gente senza coraggio, ma la dilatazione della vita. Essa fa scoprire una grande chiamata, la vocazione all’amore, e assicura che quest’amore è affidabile, che vale la pena di consegnarsi ad esso, perché il suo fondamento si trova nella fedeltà di Dio, più forte di ogni nostra fragilità.

Questo  è  il  cammino  della  famiglia!     Parlando  della  società,  sentiamo  la  prima  battuta  del  numero  54  dell’enciclica.     “Assimilata e vissuta in famiglia, la fede diventa una luce per illuminare tutti i rapporti sociali.” Sia  lodato  Gesù  Cristo

RELAZIONE  DI  GRAZIELLA  RASILE

Inizio    la  mia  relazione  ponendomi  e  ponendo  a  voi  una  prima  domanda:     “Perché  ci  incontriamo  una  volta  l’anno  in  un  convegno?”   Se  siamo  qui,  è  perché  abbiamo  sentito  che  è  una  necessità  che  ci  pone  il    camminare   insieme:  è  bene    fermarsi      ogni  tanto  per  riflettere  su  quello  che  stiamo  facendo,  mettere  a   confronto  da  una  parte    l’esperienza  che  abbiamo  fino  ad  ora  vissuto,    dall’altra  la  meta  che   ci  eravamo  posti,  confrontarci  tra  di  noi,  verificare  la  vitalità  della  nostra  partecipazione.   Allora,  quale  era    l’ideale  verso  il  quale  ci  incamminammo  ben  13  anni  fa?   E’  presto  detto:  l’ideale  era  ed  è  tuttora  la  famiglia  che,  con  la  guida  e  l’aiuto  di  Maria,   diventa  sempre  più  cristiana:  Cristo  al  centro  della  nostra  vita,  per  una  famiglia  santa.   Più  volte  ci  è  stato  detto  che  questo  termine”santificazione”  spaventa  e  sembra  quasi   irraggiungibile,    perché  noi  erroneamente  vediamo  nella  santità  solo  le  virtù  eccezionali  di   tanti  santi,  già  innalzati  agli  onori  dell’  altare,  come  San  Pio,  San  Francesco  e  tanti  altri.   Chissà,  invece,  quante  coppie  di  coniugi,  che  hanno  vissuto  una  vita  familiare  normale,  nella   semplicità,  alla  luce  di  Dio,  quotidianamente,  educando  i  loro  figli  e  sacrificandosi  per   amore,  senza  risparmio  di  energie,  sono  oggi  in  Paradiso  e  noi  non  lo  sappiamo!   Essere  santi  è  fare  la  volontà  di  Dio,  nella  normalità  delle  esperienze  di  tutti  i  giorni,  piccole   e  grandi  che  siano,  cadendo  a  volte,  ma  sempre  pronti  a  rialzarci,  chiedendo  al  Signore   perdono  ,  luce  e  forza  per  andare  avanti.   Se  la  famiglia  è  unita  in  questo,  di  conseguenza  vive  nella  serenità,  si  sente  unita,  perché   alimentata  dall’amore  gratuito  che  viene  da  Dio  e  che  ciascuno  riversa  sull’altro.     Essendo  la  famiglia    cellula  base  della  società,    proprio  nella  famiglia  è  riposta  la  speranza  di   rinnovamento  dei  popoli    :  tutti  quelli  che  stanno  al  potere,  come  i  politici  e  i  governanti,   ricevono  la  loro  formazione,  la  loro  mentalità  dalla  famiglia  in  cui  sono  nati  e  cresciuti.     La  Chiesa  stessa  rinnova  i  suoi  apostoli,  attingendo  dalla  famiglia,  perché  le  vocazioni   sacerdotali,  religiose  e  matrimoniali  nascono  e  vengono  coltivate  nella  famiglia.  Per  questo   ogni  risanamento  non  può  che  ripartire  dalla  famiglia.   Se  ci  guardiamo  intorno,  non  possiamo  non  vedere    la  crisi  che  incombe  su  tutto:  sulle   persone  e  sul  creato.  I  temporali  che  stanno  cadendo  sulla  famiglia,  cercano  addirittura  di   cambiarne  i  connotati.
E’  chiaro  che  questo  non  era  nel  progetto  di  Dio,  ma    è  conseguenza  del  peccato  dell’uomo,   che  ha  escluso  Dio  dalla  sua  vita  e  messo  se  stesso  al  centro  di  tutto.     Tante  volte  abbiamo  sentito  dai  nostri  ultimi  papi,  che  l’umanità  si  trova  ad  un  bivio  e  che   corre  il  rischio  di  autodistruzione.     Chiediamoci  allora:  che  cosa  possiamo  fare  noi,  così  piccoli,  di  fronte  a  tanto  decadimento?    Come  correggere  questa  rotta?   La  Madonna  ci  indica  la  strada  e  non  si  stanca  mai  di  ripeterci:  -­‐  Figli  miei,  pregate!  La   preghiera  fa  miracoli!  Con  il  Santo  Rosario  si  fermano  anche  le  guerre!  Il  mondo  è  in   pericolo  e  la  preghiera  è  l’unico  mezzo  che  il  Signore  ha  messo  a  vostra  disposizione.   Non  dimenticate  che  Gesù  è  con  voi,  è  risorto,  è    vivo  e  Lui  è  in  grado  di  fare  nuove  tutte  le   cose,  può  cambiare  tutto  e  anche  in  poco  tempo.  Anch’  io  sono  con  voi  ed  intercedo  presso   mio  Figlio!   Questo  è  quello  che  la  Madre  ci  ripete  e  i  fatti  della  storia  ci  confermano  quanto  abbia   ragione.    Ad  esempio,  pensiamo  alla  nostra  tristezza,  quando  il  Papa  Benedetto  XVI  si  è  dimesso:   potevamo  pensare  che  avremmo  avuto  un  papa  del  calibro  di  Francesco,  che  attira  tante   folle  ed  è  gradito  e  apprezzato  da  tutti,  credenti  e  non  credenti?   Pensiamo  anche    a  quando  ultimamente    il  Santo  Padre  Francesco  ha  chiesto  una  giornata   di  preghiera  e  di  digiuno,  rivolgendosi  a  tutti  gli  uomini  di  buona  volontà.  Se  ricordate,  stava   per  scoppiare  la  guerra,  che  sarebbe  stata  mondiale.  L’America  aveva  deciso  di  bombardare   la  Siria.  Tutto  il  mondo  ha  risposto  con  la  preghiera  e  con  il  digiuno    alla  richiesta  del  Papa    e     la  svolta  è  stata  immediata  e  grande:  dalla  decisione  già  presa  di  iniziare  il  bombardamento,   si  è  passati  alla  diplomazia,  al  dialogo  e  speriamo  che  si  vada  avanti  in  questo  senso.   Seguitiamo  a  pregare.   Noi  ringraziamo  Dio,  che  ci  ha  affidato  a  Maria,  per  percorrere  la  strada  della  preghiera.
Fin  dall’inizio  abbiamo  capito  che  anche  una  sola  “Ave  Maria”  in  più  era  come  un  gioiello   dal  valore  eterno,  che  noi  mettevamo  nel  cuore  di  Dio  per  il  bene  delle  nostre  famiglie  ed   ora  ancora  di  più,  oggi,  siamo  convinti  che  proprio  la  Madonna  ci  abbia  ispirato  la   formazione  di  tanti  gruppi  che  si  riuniscono  a  pregare,  per  promuovere  e  moltiplicare  la   preghiera,  facendoci  nel  contempo  gustare  la  bellezza  di  essere  insieme  tra  di  noi  e  con  Lei   nel cuore  di  Dio.
L’anno  della  fede,  proclamato  dalla  Chiesa,  sta  per  finire,  ma  il  cammino  deve  continuare,   alimentato  dalla  preghiera.  Ha  detto  il  Santo  Padre  nell’  ”Angelus”  di  due  settimane  fa:  La   preghiera  è  il  respiro  della  fede:  in  un  rapporto  di  fiducia,  in  un  rapporto  di  amore,  non  può
mancare  il  dialogo,  e  la  preghiera  è  il  dialogo  dell’anima  con  Dio….  Ottobre  è  anche  il  mese   del  Rosario…    riceviamo  dalle    mani  di  nostra  Madre  la  corona  del  Rosario:  il  Rosario  è  una   scuola  di  preghiera,  il  Rosario  è  una  scuola  di  fede!
Abbiamo  scritto,  nella  circolare  che  vi  abbiamo  inviato  a  casa,  che  urge  il  pregare  e,  se   siamo  qui,    credo  che  tutti  siamo  convinti  di  questo,  perché  Dio  non  si  smentisce  e  Gesù  ha   detto  e  ripetuto:  “Chiedete  e  vi  sarà    dato”,”  Quando  chiederete  al  Padre  una  cosa  nel   nome  mio,  consideratela  già  ottenuta”.   Poniamoci  un’altra  domanda:  questa  nostra  fede  ha  portato  qualche  cambiamento  nel   corso  degli  anni?   Ricordo  che  all’inizio  percepimmo  chiaro  e  affascinante  l’invito  che  la  Madonna  ci  faceva  a   riportare  la  preghiera  nella  famiglia,  o,  meglio,  a  riportare  la  famiglia  a  pregare  insieme,   come  consuetudine  di  vita,  ma  sentivamo  forte    gli  ostacoli  che  venivano  dall’abitudine   acquisita  di  vivere  la  fede  come  un  fatto  individuale    e  dalla    mentalità  pagana  del  mondo  ,   secondo  la  quale  era    illegittimo  toccare  la  sfera  privata  di  ciascuno  dei  nostri  familiari.   Temevamo  di  originare  ribellioni.   In  questa  nostra  percezione  di  debolezza,  ci  dicemmo:  “Se  la  Madonna    chiede  questo,    si   vede  che  è  possibile.  Intanto  affidiamo  a  lei  le  nostre  famiglie  e  sosteniamoci  tra  noi  con  la   preghiera,  anche  da  lontano.  Il  resto  lo  farà  Lei!”   Con  questa  fiducia,  come  di  bambini  che  si  affidano  ciecamente  alla  mamma,  ci  mettemmo   in  cammino.       All’inizio,  quindi,  ci  accontentavamo  di  una  preghiera  fatta  anche  da  soli,  pur  in  comunione   di  spirito,  con  la  speranza  di  coinvolgere  piano  piano  prima  il  coniuge  e  poi,  secondo  le   possibilità,  gli  altri  membri  della  propria  famiglia.   Come  mai  allora,  oggi  parliamo  e  spingiamo  perché  si  formino  dei  cenacoli  di  preghiera?   La  Madonna  ci  svela  piano  piano  il    “progetto”  al  quale  ci  ha  chiamato  ad  aderire.   Maria  è  mamma,  ma  anche  maestra.  Ci  ha  preso  per  mano  chiedendoci  inizialmente  solo  un   piccolo  impegno,  per  farci  poi  crescere,  guidarci  a  tappe    verso  quell’ideale  che    ci  ha   additato.   Credo  che  tutti  ci  rendiamo  conto  che,  in    questi  13  anni,  il  mondo  sia  diventato  ancora  più   pagano;   la  famiglia  è  stata  assalita  da  una  crisi  che  ne  vuole  addirittura  cambiare  i   connotati.   La  Chiesa  Cattolica,  ma  anche    il  cristianesimo  in  generale,  è  sotto  persecuzione.  Questa   persecuzione    in  molti  paesi  genera  addirittura  il  martirio,  con  il  versamento  del  sangue;  nei
paesi  così  detti  occidentali,  quelli  più  evoluti  dal  punto  di  vista  materiale  e  scientifico,  come     l’Italia,   è   più  subdola,     piuttosto   di  tipo  psicologico:     vuole   diffondere  una   mentalità,   secondo  la  quale    la  religione  è  un  fatto  che  riguarda  solo  la  sfera  privata  della  vita;  secondo   la  quale    credere  in  Dio  è  da  ingenui  e  la  preghiera  è  un  fatto  da  donnette  bigotte.   Invece  la  Madonna,  gradualmente  ci  guida  verso  la  verità,  verso  ciò  che  veramente  vale  e  ci   infonde  il  coraggio  per  perseguirlo.  Tanti  di  noi,  con  il  suo  aiuto,  hanno    iniziato  un  cammino   di  fede,  che,  dal  semplice  rosario  del  martedì,  ci  ha  introdotto  ad  una  vita  più  intensa  nella   Chiesa.   L’ascoltarci   tra  di  noi,  il   testimoniarci  reciprocamente  la  fede,  il   raccontarci  le  nostre   esperienze,  incoraggiandoci  di  fronte  agli  ostacoli  e  gioendo  insieme  nei  progressi,  ci  ha   aiutato  a  capire  che  è  parte  integrante  della  nostra  chiamata  anche  il  testimoniare  al   mondo  la  bellezza  della  nostra  fede,  senza  vergogna,  con  gioia  e  spontaneità.    Così  sono  nati  i  cenacoli:  persone  che  hanno  sentito  il  desiderio  di  pregare  insieme  nello   spirito  di  questa  associazione,  hanno  deciso  di  riunirsi,  per  affidare  insieme  le  famiglie  alla   Mamma  Celeste.   E’  bello  sapere  che  ogni  martedì,  a  tutte  le  ore  del  giorno,  nelle  chiese  o  nelle  case,    c’è   qualcuno  che  prega  e  qualche  gruppo  che  si  riunisce  per  questo,    in  unità  di  spirito!  Non   importa  il  numero  dei  componenti  del  gruppo.  Gesù  ha  detto:  dove  due  o  più  sono  riuniti   nel  mio  nome,  Io  sono  in  mezzo  a  loro.  Quindi  anche  due  sole  persone  formano  un  cenacolo   ed  il  primo  cenacolo  è  la  coppia  di  sposi  che  prega  insieme.  E  comunque,  anche  chi  non  ha   altre  possibilità  che  pregare  da  solo,  in  realtà  non  è  mai  solo,  perché  spiritualmente  è  unito   e  sostenuto  da    tanti  fratelli.     La  Madonna,  che  da  buona  madre  di  famiglia    guarda  al  futuro  dei  suoi  figli  e  cerca  di   accumulare  per  loro   i   più   grandi    tesori  ,   utilizzando  anche  le  cose  più  piccole,     sommessamente,  con  noi,  sta  mettendo  in  moto  un  popolo  che  si    apra  sempre  più  ad  una   preghiera  generosa,  rivolta  a  Dio  non  solo  per  sé  e  per  le  persone  della  propria  famiglia,  ma   anche  per  gli  altri.   Avanti,  dunque,  con  fiducia  piena  e  coraggio!   Seguitiamo  a  pregare  ed  a  sostenerci  reciprocamente  con  la  preghiera,  mantenendo  fermo   il  punto  del  Rosario  del  martedì.    Guardiamoci  intorno  e,  come  è  possibile,  formiamo  dei  cenacoli.     Pur  essendo  apprezzabili  tutti  i  gruppi  di  persone  che  si  riuniscono  per    pregare  insieme,     nelle  chiese  o  nelle  case,  l’esperienza  maturata  ci  dice  che  la  nascita  di  cenacoli  dentro  case   dà  delle  opportunità   specifiche  per  noi,  perché  riportano   la  preghiera  all’interno
dell’abitazione  domestica,   possono   coinvolgere   gradualmente   più  persone  della  stessa   famiglia,  si  possono  estendere  a  vicini  di  casa,  a  conoscenti,  a  volte  ad  ammalati  e  anziani  e   offrono  la  possibilità  di  parlare,  approfondire  la  fede,  coltivare  meglio  un’amicizia  fraterna   nel  Signore.   Apprezziamo  sempre  la  preghiera,  quindi  è  utile  riunirsi  anche  nelle  chiese,  ma  auspichiamo   che  quella  sia  come  una  tappa  di  maturazione,  perché  poi  da  lì  si  faccia  un  passo  avanti  e   qualcuno  inizi  a  formare  cenacoli    nelle  case.   Ultima  domanda:  chi  può  far  parte  dell’associazione  “Le  Famiglie  di  Maria?   E’  presto  detto:  tutti,  perché  tutti  siamo  figli  di  Maria  e  tutti  abbiamo  una  famiglia,  almeno   quella  di  origine,  che  ci  ha  trasmesso  la  vita.  Abbiamo  a  cuore  la  famiglia  matrimoniale  e   preghiamo  perché  sia  bella  secondo  il  cuore  di  Dio,  ma  viviamo  nel  mondo,  per  cui  ci  sono   tra  noi    famiglie  ferite  dalla  separazione,  persone  in  difficoltà,  giovani  che  desiderano   formarsi  una  famiglia.  Accogliamo  anche  famiglie  religiose  e  ringraziamo  il  Signore  della   loro  presenza,  perché  siamo  sicuri  che  forte  sia  il  loro    sostengono  con  la  preghiera.   Sentiamo  anche  l’aiuto  di  coloro  che  sono  già  saliti  al  cielo.  Noi  preghiamo  per  loro,  ma  essi   incessantemente  ci  sostengono  con  la  loro  preghiera.   Ciascuno  di  noi  si  adoperi,  perché  questa  grande  catena  d’amore  si  allarghi  sempre  di  più  e   possa  abbracciare  il  mondo  intero.  Noi  siamo  piccoli  e  deboli,  ma  la  nostra  condottiera,   Maria,  ci  sostiene  e  ci  guida.

TESTIMONIANZE

TESTIMONIANZA  DI  MARIA  GRAZIA  E  PAOLO  DI  GRADO

Parla  Maria  Grazia   (Trascrizione dal sonoro) Ci  siamo  incontrati  per  caso  nove  anni  fa,  in  una  chiesa  di  Terni.  (Si stava svolgendo il Convegno Annuale delle Famiglie di Maria nella Cattedrale) Di  solito  facciamo  una  vacanza  settimanale  per  il  nostro  anniversario  di  matrimonio   ed  eravamo  in  viaggio  per  quello.  Diciamo  che  poi  ci  siamo  persi  di  vista.     Quest’anno  è  successa  un  cosa  particolare  a  me.  Nel  giorno  del  mio  compleanno     siamo  andati  nel  santuario  della  Madonna  del  Monte  Fusario,  nei  pressi  di  Tarvisio,   sono  caduta,    ho  fatto  un  volo  di  circa  due  metri    e  mi  sono  fermata  sull’orlo  di  un   precipizio.     La  Madonna  mi  ha  fatto  un  miracolo  e,  siccome  io  mi  chiamo  Maria  Grazia,  perchè     la  mia  nascita  è  stata  una  grazia  della  Madonna  (  Infatti  mia  madre,  dopo  mio   fratello,  in  teoria    non  poteva  avere  altri  figli.  Ha  chiesto  la  grazia  alla  Madonna  di   Loreto  e  io  sono  qua,  contro  il  parere  di  tanti  medici),  mi  sono  detta:  se  la  Madonna   mi  ha  fatto  rinascere  per  la  seconda  volta,  significa  che  ha  bisogno  di  me.   Ho  cercato  di  capire  che  cosa  volesse  da  me  e  lo  sto  scoprendo  poco  per  volta.   Infatti  sono  stata  a  Medjugorje  per  la  prima  volta  questo  fine  di  Settembre  e,  senza   un  atteggiamento  di  forte  emozione,    ho  provato  proprio  un  senso  di  libertà,  di   capire,  di  sentire  che  cosa  poteva  volere  da  me.   Quando  sono  tornata  da  Medjugorje,  ho  trovato  l’invito  a  venire  qui  e,  a  questo   punto,  questo  non  poteva  essere  che  un  segnale  molto  evidente,    che  dovevamo   essere  qua.  E    a  questo  punto  credo  di  aver  capito  cosa  vuole  da  me,  da  noi  e  quindi     inizierò  questa  nuova  strada,  molto  volentieri,  cercando  anche  la  presenza  di  un   sacerdote.    Io  volevo  iniziare  nove  anni  fa,  ma  le  difficoltà  c’erano,  non  ho  trovato  un  grosso   riscontro  in  parrocchia  .  Animavamo  la  messa  delle  11,30,  dove  avevamo  un  piccolo   coretto  e  dove  la  mia  famiglia,  con  due  figlie,  è  cresciuta.  Io  adesso  ho  ben  chiaro  il   progetto:  cercheremo  di  andare  avanti.   Ci  rincontreremo  senz’altro