Incontro Annuale 16 Giugno 2018

Nella mattinata di sabato 16 giugno nella Cattedrale S. Maria Assunta di Terni si è svolto il Convegno annuale dell’Associazione Famiglie di Maria. L’incontro ha avuto inizio alle ore 8.30 con l’Accoglienza dei partecipanti alcuni dei quali provenienti da altre città.

Adorazione | Catechesi | Relazione | Testimonianza | Omelia

Don Francesco Vaccarini, guida spirituale del Movimento, ha aperto il Convegno rivolgendo all’Assemblea un saluto di benvenuto.

Ha invitato tutti alla preghiera e all’apertura del cuore e dopo una fervente invocazione allo Spirito Santo ha esposto il SS. Sacramento.

Intense le esecuzioni del coro composto da elementi strumentali e vocali che hanno accompagnato la preghiera.

Inginocchiato davanti al Santissimo don Francesco ha guidato il S. Rosario contemplando e meditando i Misteri Gaudiosi.

Ha affidato a Maria le famiglie provate dalle lotte quotidiane e ha invocato la protezione del Signore sulla famiglia cristiana ostacolata e combattuta.

Terminata l’Adorazione Eucaristica Don Alessandro Rossini ha introdotto una meditazione sull’importanza della famiglia nella società, la constatazione della crisi e della sofferenza della famiglia, con particolare riferimento alla realtà più vicina e la necessità di recuperarla grazie alla fede e alla preghiera incessante.

La sua catechesi articolata partendo da esperienze di vita vissuta e citazioni di ricordi, espressa con un linguaggio diretto, ha evidenziato la necessità e la volontà di operare per incidere un cambiamento nella società e per impedire il progressivo degrado della città e dell’Italia.

Si è passati poi alla Relazione della Presidente e alla testimonianza di una iscritta all’ Associazione.

Alle ore 12 la S. Messa concelebrata da don Francesco Vaccarini e don Alessandro Rossini.

Al termine della mattinata alcuni partecipanti hanno potuto godere di un piacevole momento conviviale fermandosi a pranzare nei locali dell’Oratorio del Duomo.

(A supporto della presente relazione seguirà la pubblicazione delle parti più importanti del Convegno trascritte dalla registrazione sonora)

Anna Diotallevi

Adorazione Eucaristica guidata da Don Francesco Paolo Vaccarini

(Siamo davanti a Gesù Eucarestia, esposto sull’altare)

Questo silenzio ci aiuta a parlare, a contemplare Te Gesù!

Sei così grande e ti fai infinitamente piccolo! Nel tuo corpo, sangue, anima e divinità, sei con noi, nel pane vivo disceso dal Cielo.

Adesso Maria, Mamma Celeste, aiutaci tu a pregare per le famiglie, famiglie cristiane, famiglie di tutto il mondo, per le difficoltà, che oggi sentiamo, anche per le ideologie che non sono secondo il cuore di Dio, il progetto del Padre.

Siamo qui a pregare per la pace a entrare nel tuo cuore, o Mamma, nel cuore di Gesù, in questo mese di giugno, che apre anche al tempo estivo, perché continui la nostra vita nella perseveranza della fede, della speranza e della carità, secondo la volontà del Padre, secondo il Vangelo di Gesù.

Grazie Gesù che sei qui con noi e adesso, con la preghiera del Santo Rosario, aiutaci a meditare e contemplare, a vivere questo amore che Tu ci doni, qui, presente nello spezzare il pane, un dono completamente nato sulla croce, nella resurrezione e adesso, come testamento, nella Santa Eucarestia.

Grazie o mio Gesù!

Santo Rosario

O Dio vieni a salvarci…

Gloria al Padre…

Facciamo il nostro atto di fede, di fronte a Gesù, dicendo insieme:

Io credo……

Ad ogni mistero, si annuncia il brano del Vangelo; segue un momento di silenzio, segue la preghiera di Don Francesco, poi dieci “Ave Maria”, il “Gloria al Padre” e le seguenti giaculatorie:

Santa Famiglia di Nazareth, prega per noi

Maria, madre delle famiglie, prega per noi

Famiglie sante, pregate per noi

PRIMO MISTERO DELLA GIOIA

CONTEMPLIAMO L’ANNUNCIO DELL’ANGELO GABRIELE A MARIA SANTISSIMA

Ascoltiamo la parola di Dio

“Nel sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazareth, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.”

(Lc 1,26-38)

Facciamo alcuni attimi di silenzio.

Dio ci ha parlato, tramite questo breve brano evangelico. Tu Gesù ci hai parlato e ci chiedi di avere il cuore di Maria.

Te lo chiediamo per la società, per il mondo, ad iniziare proprio dalle famiglie che sono la culla educativa del “S^” a Te, perché tu ti possa incarnare e possa iniziare il Regno di Dio sulla terra, attraverso il nostro piccolo “sì” quotidiano, il “sì” delle famiglie.

Facciamo alcuni attimi di preghiera, chiedendo al Signore: ”Fa’ che possiamo avere il Cuore di Maria”.

Canto di adorazione: “Adoramus te, Domine”

SECONDO MISTERO DELLA GIOIA

CONTEMPLIAMO LA VISITA DI MARIA ALLA CUGINA ELISABETTA

“In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta.
Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: “Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo!”

(Lc 1,39-42)

Canto di adorazione: “Adoramus te, Domine”

NEL TERZO MISTERO DELLA GIOIA

CONTEMPLIAMO LA NASCITA DI GESU’ NELLA GROTTA DI BETLEMME

“Mentre Maria e Giuseppe si trovavano a Betlemme per il censimento, si compirono per lei i giorni del parto.
Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in

fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo”

(Lc 2,1-7)

Facciamo alcuni attimi di silenzio nel meditare questo mistero, che non si è esaurito 2000 anni fa , quando Gesù, il Verbo di Dio, è nato e si è incarnato in quella povertà di Betlemme, ma continua oggi, nella sua condizione di risorto, a vivere nelle nostre famiglie e nelle nostre situazioni, anche precarie, di ogni giorno della vita.

Accogliamolo nel nostro cuore come lo hanno accolto Maria e Giuseppe.

Canto di adorazione: “Adoramus te, Domine”

NEL QUARTO MISTERO DELLA GIOIA

CONTEMPLIAMO LA PRESENTAZIONE DI GESU’ AL TEMPIO

A quaranta giorni dalla nascita di Gesù, Maria e Giuseppe portarono il Bambino a Gerusalemme, per offrirlo al Signore, come è scritto nella legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore.”

(Lc 2,22-23)

Pensiamo che ogni famiglia è chiamata alla santità.

Il Santo Padre, papa Francesco, ci ha donato una lettera, ultima, proprio sulla santità:” Gaudete ed exsultate”.

Gesù, Tu sei nato in una casa, in una famiglia, per formare famiglie sante, che custodiscano la creazione secondo il cuore di Dio, che ci aiutino ad arrivare alla Casa del Padre, alla Gerusalemme Celeste.

Stiamo alcuni attimi in silenzio, pregando per la santità delle famiglie.

Canto di adorazione: “Adoramus te, Domine”

NEL QUINTO MISTERO DELLA GIOIA

CONTEMPLIAMO IL RITROVAMENTO DI GESU’ TRA I DOTTORI DEL TEMPIO

“I suoi genitori si recavano tutti gli anni a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono di nuovo secondo l’usanza; ma trascorsi i giorni della festa, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava.” ( Lc 2, 41-46)

Stiamo alcuni attimi in silenzio meditativo, pensando se questo succede anche nelle nostre famiglie, nelle nostre situazioni personali.

Quante volte smarriamo la fede, smarriamo la presenza del Signore e ci lasciamo ingolfare nelle cose di tutti i giorni, ci lasciamo affascinare dalle schiavitù della vita!

Chiediamo al Signore proprio che nelle nostre famiglie la ricerca di Dio e del suo Regno sia al primo posto, in tutto quello che viviamo e testimoniamo.

Alcuni attimi di preghiera per chiedere questo al Signore.

Canto di adorazione: “Adoramus te, Domine”

CONSACRAZIONE DELLE FAMIGLIE A MARIA

Consacriamo a te, Vergine Santa, le famiglie. Le mettiamo nelle tue mani, nel tuo cuore, perché si aprano all’amore del Signore

Canto SALVE REGINA

Catechesi di Don Alessandro Rossini

Fondatore della “Casa del Bambino” e parroco del Duomo di Terni

Ringrazio Don Francesco e voi tutti, che siete venuti, per questa cosa bellissima, questo “Convegno delle Famiglie” . Non dobbiamo mai stancarci di andare avanti, di essere fedeli al Signore e soprattutto di non mancare mai anche di concretezza, perché il Signore, oltre alle preghiere, vuole che facciamo tante opere buone e la prima opera buona che voi avete fatto è la famiglia. Questa è l’opera più grande che si può fare sulla terra: la decisione più grande che l’uomo può prendere sulla terra è essere un papà e una mamma.

Il Signore ha chiamato l’uomo e la donna ad essere partecipi della creazione, tanto è vero che tutta la storia della salvezza a partire da Adamo ed Eva, passa attraverso la famiglia. Pensiamo ad Adamo ed Eva, a Noè e la sua famiglia, ad Abramo e Sara, ad Isacco e Rachele, a Giacobbe e Rebecca…a Gioacchino e Anna …a Giuseppe e Maria…

Tutto passa attraverso la famiglia. Per tale ragione il diavolo è tanto invidioso, fin da quando Dio ha creato questa cosa meravigliosa. Anche Dio, incarnandosi si è voluto preparare una famiglia: si è dato una mamma, si è dato una sposa, che è la Vergine Maria. Infatti si dice che la famiglia non è una invenzione umana, ma divina, perché è concepita dalla Santissima Trinità .

Il valore della famiglia è stato sempre alto nella tradizione cristiana. La gente che non sapeva leggere e scrivere, quando entrava in una chiesa capiva la famiglia: lo imparava dalle raffigurazioni. Guardate questa Cattedrale, come ne è ricca: iniziando dalla Cappella, dove è raffigurata la storia di Maria, della Santa Famiglia, fino al grande affresco nella parete di fondo, con il Giudizio Universale.

Tutta la Bibbia è la storia della Famiglia Divina, che si incarna nella famiglia umana.

Voi qui a Terni siete una presenza fondamentale.

Il valore della famiglia io l’ho capito proprio bene quando ero parroco ad Alviano. L’avevo sempre intuito, perché nella mia famiglia tutti erano maestri: il papà, la mamma, la zia, la nonna … ed ho vissuto sempre in mezzo ad una realtà di scuola, di bambini, ma soprattutto da sacerdote ho maturato il valore della vita coniugale.

Mi potreste dire: “ Ma come, sei un prete, perché non ti sei sposato?”

Perché ho capito che per me la famiglia era troppo poco, due figli erano troppo pochi.

A 17 anni lessi la vita di San Giovanni Bosco, che aveva tanti bambini. Creò un oratorio bellissimo, dove li accoglieva. Fui affascinato da questa vita e quando annunciai a papà che volevo farmi prete, lui mi disse: “Forse me ne sono passato. Ti ho fatto leggere troppi libri belli!”

Ricordo quando mi accompagnò e mi lasciò con il volto pieno di lacrime! Però ha accettato e vorrei che tanti genitori offrissero questo dono a Dio!

Quando capisci il vero valore della vita, ti nasce un grande sogno.

Ebbi varie esperienze: tanti viaggi: dalla Calabria, alla Svizzera…

Ad un certo punto, mi capitò di stare un periodo nell’ospedale “Bambin Gesù” a Roma e lì ho visto tante” mamme coraggio” e tanti “papà coraggio”: mamme, che fanno sei mesi di nottate ai loro bambini! Ho visto queste mamme vicino a bambini dalle malattie incurabili o deformanti e non si stancavano mai, sempre lì, notte e giorno! Ho potuto apprezzare questo spirito di sacrificio. Accanto a questa realtà, però, ho visto anche bambini abbandonati, parcheggiati in ospedale da famiglie che, purtroppo, non avevano questo valore della famiglia: i due estremi!

Allora ho cominciato a dire: “ Sarebbe bene fare una casa per accogliere questi bambini abbandonati e dare loro un po’ di conforto!” E lì mi nacque l’idea della “Casa Famiglia”.

Per cui , ad un certo punto, con il tempo, anno dopo anno, siamo arrivati ad avere una famiglia con 30 bambini!

Ve lo racconto perché io ho capito veramente qual è la mia strada.

Si dice: ”Ma perché il prete non si sposa?” Io ho capito la vocazione del prete: abbiamo dentro il desiderio di avere una famiglia più grande , come la parrocchia.

La nostra famiglia siete voi! Viviamo insieme tante belle occasioni, come battesimi, matrimoni, a volte mangiamo anche insieme e condividiamo anche i funerali, come ad esempio oggi , è morta una mamma di 46 anni, sempre per il solito flagello. Si chiamava Monica.

Vorrei fare a Terni un convegno, promosso dalla famiglia, che metta insieme gli scienziati migliori, italiani, perché ce ne sono in Italia: ce ne sono al San Raffaele, nella Casa Sollievo della Sofferenza, al Policlinico Gemelli, negli ospedali più all’avanguardia, nel Campus Biomedico…. Perché non posso più vedere madri che lasciano bambini così piccoli.

E vorrei portarli a Terni.

Quella mamma ha lasciato due bambini. Il più piccolino ha qualcosa di speciale, è solare, è veramente felice. Non è possibile che non si sia accorto che la mamma manca da ventiquattro ore! Però è solare.

Mi viene da pensare a quando San Filippo Neri morì: una bambina si avvicinò alla salma e Filippo sorrise. Allora quella bambina felice corse, gridando: ”Filippo è vivo! Filippo è vivo!”

Voglio credere che quella mamma abbia dato al suo bambino questa certezza, che gli abbia detto che si sarebbe allontanata per qualche tempo, che sarebbe andata in un posto che si chiama Paradiso, ma sarebbe stata sempre con lui e lui ci ha creduto, ci crede, come quando Gesù disse agli Apostoli “Io sarò sempre con voi” e loro , ci hanno creduto!

Allora, ad un certo punto il Vescovo Paglia mi disse :”Io ho una parrocchia bellissima per te. Si chiama Alviano”. Io non sapevo neanche dove si trovasse. Ho pensato ad Aviano, ma non era possibile. Poi mi sono documentato ed ho saputo che lì c’ero già stato quando ero nella pancia di mia madre, che, giovane maestra, la mattina partiva con papà, con la lambretta ed andavano tutti e due a fare scuola in quella zona.

Bene, avete presente quella scena del film “Benvenuti al Sud?” Uguale!

Ecco, io arrivo ad Alviano, mi guardo intorno e non vedo nessuno: pioveva! “Ora che cosa faccio?”, mi sono detto.

Però vedo i fili della luce pieni di uccelli. Erano rondoni ed ho ripensato a papà, che quando ero piccolo e mi diceva:” Guarda come volano, guarda come sono belli!” ed ho sentito papà vicino a me. Il giorno dopo c’era un bellissimo sole e mi accorgo quanto invece fosse vivo questo paese, che aveva tante tradizioni ed era nutrito di religione.

Mi meravigliava l’orologio del campanile che scandiva le ore e non mi faceva dormire. Provai a dirlo, ma in coro, specialmente gli anziani mi risposero: ”Ci fa tanta compagnia. Che vuoi levarcelo?”

Presto mi accorsi della coralità con cui tutto si faceva e a tutte le iniziative partecipavano le famiglie intere.

In questo paese, per tradizione, si facevano ben diciassette processioni.

Tra queste c’è quella del “Corpus Domini”, preparata durante tutta la notte che la precede: lavorano tutta la notte i papà, le mamme e i bambini, i giovani…. Poi la mattina, in processione, si porta Gesù per le strade tutte piene di fiori e tutti sono presenti.

Per l’Ascensione accendono i fuochi . L’avevo visto fare qualche volta da piccolo, ma l’avevo dimenticato.

Per Sant’ Anna tutti i papà, arrivano con i trattori e ci portano sopra tutti i figli, che sono la loro gioia, la loro forza, come le frecce in mano agli eroi, come dice la Bibbia. Passano davanti al sacerdote, che li benedice. Vedi il papà, con le sue braccia forti, con i figli intorno, che passa davanti al sacerdote e si toglie il cappello. Bellissimo e commovente! Si inginocchiano davanti a Gesù e dicono al sacerdote: “Buongiorno, Padre! “

Anche i più duri, i più ignoranti si levano il cappello!

Tutto questo diventa uno stile di vita affascinante e va riprodotto in tutti i paesi perché è bello

Ad Alviano mi hanno insegnato tante cose. Lì ho imparato a fare il prete.

E poi benedicono le campagne… Loro credono al potere che Gesù ha sulla natura, al punto tale che un contadino venne da me: aveva tanti topi e mi chiese di andare a benedirli, perché il sacerdote che mi ha preceduto, Don Filippo, un tempo era andato a dare la benedizione per far fuggire i topi ed era riuscito a farli sparire.

Gli abitanti di Alviano erano cresciuti alla scuola di Don Filippo, secondo la fede campagnola tradizionale e , nella fede campagnola fondata sulla famiglia, ho riscoperto la gioia di essere prete.

Potevo parlare a tutti, come Gesù parlava alle folle, perché lì più dei gruppi, c’è la famiglia.

Vi parlo con la testimonianza di fede calata nella realtà. Cerco di mettere i principi della fede calati nella vita.

Ma la mia domanda è questa: “ Possiamo far ridiventare Terni così? Perché anche Terni era così.

Quando? Quando si venerava la reliquia del Preziosissimo Sangue.

( Per chi non lo sa, nella cattedrale di Terni è conservata una preziosa reliquia del Sangue di Gesù)

Era talmente forte la devozione al Preziosissimo Sangue, che la festa in suo onore era una delle più grandi del circondario. Si facevano le notti bianche, non come facciamo noi oggi , ma con l’ adorazione, le processioni, le preghiere, i rosari, le musiche, i concerti e tutti gli onori al Preziosissimo Sangue di Gesù. Si invitavano i predicatori: tanti frati, che portavano la Parola di Dio in mezzo al popolo.

Tutti partecipavano, come ad Alviano per la festa di San Francesco, quando ricordano che, quando era sul posto San Francesco, siccome c’erano tante rondini, il Santo, che voleva annunciare la Parola di Dio, chiese a queste di tacere. E le rondini tacquero finchè lui parlò.

Allora tutti, affascinati, volevano seguire Francesco, ma siccome questo non era possibile, lui ebbe l’idea, proprio lì, di fondare il “Terzo Ordine Francescano”.

Ancora, la notte del 3 Ottobre, si fa una grande fiaccolata, che da Alviano va verso Guardea. Partecipano tutti quelli che sono in grado di camminare e arrivano ad uno speco , in cui aveva soggiornato San Francesco. Gli abitanti di Guardea li aspettano.

Tutto questo è il frutto della testimonianza di sacerdoti che ci sono stati e di tanti frati che vi hanno predicato.

Diventa uno stile di vita affascinante. E va riprodotto in tutte le città, in tutti i villaggi. I ragazzi devono capire che è noioso drogarsi, è noioso di notte passare il tempo in discoteche, è noioso passare il tempo a bere , è più bello andare in processione di notte con le fiaccole.

Ad Alviano ho capito come dovrebbe essere la festa di Ferragosto Quando sono tornato a Terni, per la festa di Ferragosto era un mortorio…..

Ad Alviano sapete come si chiama quella festa? E’ chiamata la “Pasqua dell’estate”. Infatti, la Chiesa celebra la resurrezione di Maria: la Madonna che dorme, poi si sveglia e risorge in Paradiso. Per questo si dice “Buona Pasqua”, perché è la Pasqua di Maria, che risorge dalla morte e va in cielo in anima e corpo.

Vi ho parlato di questo paese, perché noi dobbiamo avere nostalgia di tutto questo e portarlo ovunque.

Queste cose, che vi ho detto, le troviamo scritte già nel secondo secolo dopo Cristo nella lettera a Diogneto. E’ una lettera famosa. Dice così:

“I Cristiani né per ragione, né per voce, né per costumi, sono da distinguere dagli altri uomini. Infatti non abitano città proprie, né usano un gergo che si differenzia, né conducono un genere di vita speciale. La loro dottrina non è nella scoperta del pensiero di uomini multiformi, né essi aderiscono ad una corrente filosofica umana, come fanno gli altri. Vivendo in città greche e barbare, come a ciascuno è capitato, e adeguandosi ai costumi del luogo, nel vestito, nel cibo e nel resto, testimoniano un metodo di vita sociale mirabile e indubbiamente paradossale.

Vivono nella loro patria, ma come forestieri; partecipano a tutto come cittadini e da tutto sono distaccati come stranieri. Ogni patria straniera è patria loro, e ogni patria è straniera. Si sposano come tutti e generano figli, ma non gettano i neonati, Mettono in comune la mensa, ma non il letto.

( 200 anni dopo Cristo!)

Sono nella carne, ma non vivono secondo la carne; dimorano nella terra, ma hanno la loro cittadinanza nel Cielo. Obbediscono alle leggi stabilite, e con la loro vita superano le leggi.

Amano tutti e da tutti vengono perseguitati. Non sono conosciuti e da tutti vengono condannati. Sono uccisi e riprendono a vivere. Sono poveri , ma fanno ricchi molti; mancano di tutto e di tutto abbondano. Sono disprezzati e nei disprezzi hanno gloria. Sono oltraggiati e proclamati giusti. Sono ingiuriati e benedicono; sono maltrattati e onorano. Facendo del bene vengono puniti come malfattori; condannati gioiscono come se ricevessero la vita. Dai Giudei sono combattuti come stranieri e dai Greci perseguitati, e coloro che li odiano non saprebbero dire il motivo dell’odio

A dirla breve, come è l’anima nel corpo, così nel mondo sono i cristiani”

Il mondo non può sopravvivere senza i Cristiani, non può sopravvivere senza la Messa, non può sopravvivere senza l’Eucarestia, non può sopravvivere senza la famiglia!

Il giorno in cui distruggono la famiglia e non riconoscono più che c’è un papà e una mamma, il giorno in cui non si accettano più i bambini, e i bambini vengono accettati sempre di meno, si distrugge la società!

Quale specie animale non accetta i figli?

Anche gli animalisti sono tutti abortisti.

Si vuole tutto biologico, tutto super naturale: il grano biologico, la farina biologica…, però i bambini li fanno con l’inseminazione artificiale!

Biologico non significa secondo natura? Non è un controsenso? Perché fai tutto biologico e non fai i bambini secondo natura? Non mi fate rispondere…

Se una città è senza bambini a che servono le cose che abbiamo costruito?

C’è la crisi economica? No: siamo in crisi di famiglie, siamo in crisi di bambini!

Vuoi la ripresa economica? Aiuta tutte le mamme ad avere più bambini. Vuoi che si torni allo splendore di un tempo? Dai alla mamma 500 euro al mese.

Allora: i Cristiani sono l’anima del mondo!

“L’anima ama la carne che la odia; anche i Cristiani amano coloro che li odiano. L’anima è racchiusa nel corpo, ma essa sostiene il corpo; anche i Cristiani sono nel mondo come in una prigione, ma essi sostengono il mondo. L’anima immortale abita in una dimora mortale; anche i Cristiani vivono come stranieri tra le cose che si corrompono, aspettando l’incorruttibilità nei cieli. Maltratta nei cibi e nelle bevande l’anima si raffina; anche i Cristiani maltrattati, ogni giorno più si moltiplicano. Dio li ha messi in un posto tale che ad essi non è lecito abbandonare.”

Noi dobbiamo portare questi segni ed esserne convinti, perché a volte vogliono farci credere, e rischiamo che ci convincano, che il bianco è nero e il nero è bianco, che il sole è la luna e la luna è il sole.

Dobbiamo conoscere che la nostra fede si fonda sul Credo. A chi dobbiamo credere?

Noi abbiamo il Credo, il simbolo degli Apostoli: credo in Dio Padre Onnipotente…credo in Gesù Cristo…. credo nella Chiesa…credo nella vita eterna…credo nel profumo delle buone opere, nel profumo delle preghiere, che mi salvano per la vita eterna.

Questo concetto della vita eterna è talmente radicato ad Alviano!

Che si fa ad Alviano il 5 gennaio? Circa una quarantina di persone mettono il mantello e, con la chitarra, i mandolini, i tamburelli, fanno il giro di tutto il paese, tutta la notte, facendo i canti alle anime del Purgatorio. Il prete va con loro e le case si aprono, di notte, aspettano la Vecchierella, la Befana, simbolo dei Re Magi. Tutte le offerte vengono date alla parrocchia : la metà per i lavori da fare e l’altra metà, 4000 euro raccolti in una notte, al prete, per offrire sante messe alle anime del Purgatorio. 200 messe dell’anno sono dedicate alle anime del Purgatorio.

Avete mai pregato per le anime del purgatorio?

Tutti i nostri paesi, più o meno, sono intessuti di religione cristiana; dobbiamo riscoprirla.

Ad un certo punto, sempre ad Alviano, propongo di comprare una statua dell’Immacolata e di consacrare il paese alla Madonna. Non faccio in tempo a dirlo, che la comprano subito: 3000 euro! Una signora l’ha voluta offrire per la sua famiglia. Tutti ne erano entusiasti, anche il sindaco. Figuriamoci, il sindaco faceva parte del Consiglio Pastorale Diocesano! Immaginate che il Sindaco di Terni faccia parte del Consiglio Pastorale?

Decidiamo di far passare la statua davanti a tutte le case. Si preparano tutte le autorizzazioni e si radunano cento portantini, perché era pesante. La domenica mattina iniziamo alle ore sette. Era il giorno delle cresime, previste nella Messa delle ore 11,30.

La Pro Loco, Il Comune, avevano preparato il palco e chiamato tanti tamburini.

Ad un certo punto, arrivato il vescovo Mons. Paglia, gli dico: “Fra poco ci sarà una sorpresa”. Infatti, iniziamo a sentire il tam tam dei tamburini e poi iniziamo a vedere la testa della Madonna che si avvicinava: sempre più bella! Il vescovo è rimasto a vedere quel tripudio, quella potenza, quella partecipazione!

Abbiamo fatto la consacrazione di tutto il paese alla Madonna.

E’ stato bellissimo!

Poi questo modello l’ho ritrovato a Medjugorje, quando per la prima volta mi ci sono recato nel 2002. Anche lì prevale la famiglia e prevalgono le devozioni parrocchiali: Santa Messa, Rosario, Via Crucis…e tutta questa bellezza io vi invito a viverla qui in Cattedrale, dove si venera la Madonna della Misericordia, il 25 giugno prossimo, quando ricorrerà l’anniversario delle apparizioni della Madonna a Medjugorje:

dobbiamo chiedere insieme solennemente alla Madonna la rinascita della famiglia.

Un tempo, mi dice il parroco emerito Don Carlo, qui in Cattedrale si celebravano tanti matrimoni, tanto che venivano celebrati anche due per volta, perché erano tanti. Quindi, famiglie; quindi, bambini! Si sposavano! Adesso convivono. Che significa convivere? E’ un contratto a tempo determinato.

Allora dobbiamo riportare un po’ di luce. Dobbiamo diventare tutti apostoli di Maria, apostoli della Santa Famiglia di Nazareth.

E quando lo faremo, vi prometto pace e prosperità per tutti.

E ora vi do la benedizione:

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo

Relazione di Maria Grazia Panzetta Rasile

Ci ritroviamo qui, ancora, dopo 18 anni, per fermarci a riflettere su questo nostro camminare insieme, per riscoprirne il senso, rimettendo in luce la meta che ci siamo posti confrontandola con la strada che stiamo percorrendo.

Ci unisce il bene che vogliamo alle nostre famiglie e abbiamo in comune il desiderio di vederle serene e felici; ci ha spinto ad unirci insieme la fatica che ciascuno di noi prova nel vedere realizzata questa felicità.

Abbiamo, però, capito che solo corrispondendo al progetto di Dio per noi, alla Sua Volontà, ai suoi desideri, vivendo il Vangelo di Gesù, nella Chiesa, possiamo raggiungere pienamente la felicità, che è pienezza di vita in Lui.

Questa è la fede, che costituisce il primo fondamento del nostro esserci associati.

Il secondo fondamento è che, presa coscienza della nostra debolezza, abbiamo cercato insieme un valido aiuto e l’abbiamo trovato nell’unirci sotto la protezione e la guida di Maria.

Maria non è una donna astratta, vissuta fuori del mondo : è una donna concreta, che ha portato avanti una famiglia, con tutte le difficoltà possibili, tracciando per le nostre famiglie uno stile ed una strada che possono esserci modello e guida.

Gesù ce l’ha donata dalla croce ed oggi Lei, risorta e viva come il Figlio, ci offre la sua mano, per aiutare le nostre famiglie a raggiugere, unite insieme, quella felicità che Lei già gode nel Paradiso e ci si offre come sostegno ed esempio di vita.

Su questi due fondamenti, cerchiamo di analizzare la nostra storia e la nostra realtà di oggi.

Era l’anno 2000, quando, percepita la chiamata di Maria ad affidare a Lei le nostre famiglie e il nostro cammino di fede personale, iniziammo il nostro percorso insieme con tanto entusiasmo.

Eravamo tanto entusiasti, da essere contagiosi nel bene. Le iscrizioni all’Associazione si susseguivano a centinaia e ben presto fummo presenti in tutte le regioni italiane e oltre il confine nazionale.

La guida dei sacerdoti, l’approvazione del Vescovo, ci davano coraggio e noi proseguivamo spediti e contenti.

Oggi siamo qui per domandarci: siamo ancora così? Abbiamo ancora lo stesso entusiasmo e la stessa fiducia nella forza delle nostre preghiere, affidate alla Mamma Celeste e sostenute dalla sua intercessione presso il Figlio?

Sicuramente ciascuno di noi vorrebbe vedere subito realizzati i propri desideri e vorrebbe che il Signore rispondesse subito alla propria preghiera per una famiglia cristiana, santa, perfettamente unita nell’amore e nella pace, ma sappiamo benissimo che il percorso della vita terrena è un cammino in salita, che prevede anche la fatica, la fatica della crescita, specialmente in questi nostri tempi.

Infatti forse mai come ora, la famiglia è attaccata fin nelle sue fondamenta e mai come ora la Chiesa, cosciente di queste difficoltà, le sta dando tanta attenzione e tanta cura.

Lo ha fatto con i due sinodi sulla famiglia, che hanno portato alla pubblicazione dell’ esortazione apostolica “Amoris laetitia” e lo fa alla grande quest’anno con la convocazione del Convegno mondiale delle famiglie a Dublino nel prossimo mese di Agosto e del Sinodo dei giovani a Roma, nel prossimo Ottobre.

Il Convegno mondiale delle famiglie metterà a confronto la famiglia di oggi con il progetto di famiglia che ci viene presentato dalla Parola di Dio e dalla Chiesa

Nel mettere in risalto la bellezza di questo, cercherà di rispondere alla domanda:

“ E’ possibile, ancora oggi, e come, la santità della famiglia?”

Il Sinodo dei Giovani si propone di portare nella Chiesa e nel mondo una vitalità nuova, che possa mostrare il volto bello dei giovani, che poggiano il loro progetto di vita nella sequela di Gesù.

Seguiamo questi avvenimenti e preghiamo per i nostri vescovi, perché lo Spirito Santo scenda con pienezza su di loro, li illumini e li sostenga nel guidare le famiglie e i nostri giovani, perché sono loro il futuro del mondo.

Non siamo qui per scoraggiarci, anzi, al contrario, per prendere maggiore coscienza del tempo e delle possibilità che il Signore ci dà.

La Santa Famiglia di Nazareth è il nostro modello e Maria lo è in modo particolare.

Non è stata facile e semplice la vita della Santa Famiglia: il Vangelo ci racconta le sue vicende. Il mondo in cui si trovava a vivere, non era più santo e più favorevole per la vita della famiglia rispetto a quello di oggi, ma proprio in quel mondo lì, Maria e Giuseppe, cercavano di ascoltare il Signore, credevano nella Sua Parola e, anche quando sembrava che tutto li ostacolasse, con fiducia affrontavano le difficoltà e attendevano che il Signore si manifestasse di nuovo.

Ripercorrendo la vita di Maria, noi possiamo prendere coscienza della nostra vita e della vita della nostra Associazione. Anche noi abbiamo ricevuto una chiamata: la chiamata alla santità personale e a quella delle nostre famiglie; la chiamata ad unirci tra di noi in un sostenerci pregando gli uni per gli altri; la chiamata ad affidare le nostre famiglie tutte insieme alla Mamma Celeste, perché Lei interceda per la loro conversione continua e le protegga.

Pensiamo alla gioia che Maria avrà provato all’annuncio dell’angelo ed al suo desiderio di condividere subito questa gioia con la cugina Elisabetta, affrontando e superando i primi grandi ostacoli con una determinazione ed una forza che non hanno visto esitazioni.

Anche noi, quando abbiamo capito che il Signore chiamava le nostre famiglie alla vita piena in Lui e ci donava la Sua Mamma, perché ci guidasse a questo, abbiamo sentito tanta gioia ed il desiderio grande di condividerla subito tra di noi e con tanti altri, per confermarci reciprocamente e sostenerci.

Oggi più che mai, abbiamo bisogno di sperimentare l’essere comunità, perché gli uomini e le donne del nostro tempo sembrano vivere chiusi ciascuno nel proprio individualismo.

Come Maria ed Elisabetta si sono confermate reciprocamente nella fede ed hanno condiviso la presenza di Gesù, così anche noi, ci incontriamo, camminiamo insieme, per donarci reciprocamente la presenza di Gesù.

Il Signore ci dà un grande potere: Egli viene ad abitare in noi e noi, proprio noi, possiamo portarlo ad abitare dentro le nostre case, con Maria e con tutto il Paradiso, che sempre sta alla presenza di Gesù. Possiamo farlo anche se e quando gli altri membri della nostra famiglia lo rifiutassero. E se noi, con il nostro stile di vita, riuscissimo a mostrare agli altri il volto affascinante di Gesù, sarebbe Gesù stesso ad affascinarli.

Ecco la fonte della nostra speranza ed il nostro piano strategico!

Dobbiamo combattere? Certo, ma non siamo soli: Dio è con noi e combatte con noi. Maria ci incoraggia e prega con noi, anche quando il tempo passa e non ci sembra di vedere subito esaudite le nostre preghiere.

Pensiamo a Maria, a quando, pur avendo tra le braccia lo stesso Figlio di Dio, si trova a dover fuggire, ad essere profuga in Egitto; o a quando vede il Figlio perseguitato, torturato e messo in croce…!

Che cosa la teneva in piedi? La fiducia in Dio, la certezza che il piano di Dio per noi è comunque un piano d’amore e si realizzerà.

Il Signore ci chiama a seguirlo innanzi tutto in prima persona, con coerenza e determinazione di fronte ad ogni ostacolo che ci si possa presentare.

Scegliere il Signore significa andare controcorrente, per non essere travolti dalla mentalità del mondo. Camminare controcorrente, lo sappiamo, è faticoso e anche rischioso. Maria, accettando di diventare la mamma di Gesù, ha rischiato addirittura la lapidazione!

Immaginiamo di dover risalire controcorrente un fiume impetuoso: da soli credo che non ce la faremmo tanto facilmente, ma se ci diamo la mano, facciamo una cordata con Maria come capocordata, sicuramente la risalita sarà più facile e sicura.

Maria ci ha suggerito una corda speciale, quella che ci collega direttamente al Cuore di Dio: la preghiera e, come in una cordata, se uno riesce ad agganciarsi alla riva, tira alla salvezza tutti gli altri, così ciascuno di noi, con la preghiera, ha il potere di portare al Padre tutti i fratelli.

Questo discorso vale per la singola famiglia ed anche per la nostra Associazione e per la Chiesa intera.

La preghiera è la corda che ci tiene agganciati a Dio e tra di noi e quanto è importante che nelle famiglie ci sia la preghiera sia individuale che condivisa!

Diceva San Giovanni Paolo II: “La famiglia che prega unita, resta unita!”

Oggi tante famiglie non hanno la consuetudine di pregare insieme e, mancando il cemento che le tiene unite alla fonte dell’Amore vero, che è Dio, ciascuno pensa a sé e facilmente si disgregano.

Sono parte della nostra Associazione, anche fratelli o sorelle, che hanno incontrato l’ esperienza della separazione o del divorzio, nel proprio matrimonio o in quello dei figli.

Che fare di fronte ad una realtà come questa? E’ la fine?

No, perché il Signore, nella Sua Misericordia, è capace sempre di rialzarci da terra. Molti hanno incontrato il Signore proprio dopo una prova dolorosa come questa e si sono rimessi in cammino.

Oltre alle famiglie singole, Egli ci ha dato la Chiesa, famiglia di famiglie e madre delle singole famiglie. Non ci ha fatto per vivere da soli: desidera che insieme siamo una comunione d’amore, che rispecchi la Sua immagine.

Consapevoli di questo, rinnoviamo oggi il nostro patto di sostenerci reciprocamente con la preghiera, affidandoci ed affidando le nostre famiglie a Maria, camminando nella Chiesa e con la Chiesa.

Il Rosario del martedì, con questa intenzione, sia un segno di questo nostro impegno .

Ribadiamo che il nostro ideale prioritario resta sempre quello della preghiera in famiglia, con la propria famiglia, ma siamo consapevoli che ancora questo non è possibile per tutti. Intanto, in unione spirituale tra di noi anche da lontano, ciascuno preghi come può, anche da solo.

Laddove è possibile, incoraggiamo l’organizzazione di cenacoli di preghiera, che sono fermento di vitalità e di crescita.

Il nostro assistente spirituale, Don Francesco, fin dall’inizio, ha spronato tutti noi, a seguire la scuola della Parola di Dio della domenica, perché, attraverso la parola di Dio della domenica, la famiglia impara ad essere come Dio la vuole.

Per questo, a coloro che aprono la loro casa il martedì per fare un cenacolo, oltre al Santo Rosario, consiglia di riascoltare il Vangelo della domenica, facendolo seguire poi da un momento di silenzio, per far risuonare in ogni cuore ciò che il Signore ci dice e mettere in comune tra fratelli presenti, risonanze e progetti di vita pratica.

Con queste riflessioni, auguro a tutte le famiglie un buon proseguimento del cammino con Maria verso Gesù e, per intercessione della Mamma Celeste, il Signore benedica tutte le famiglie e le faccia risorgere a vita nuova.

Maria Grazia Panzetta Rasile

Testimonianza di Anna Diotallevi

Grazie all’associazione le Famiglie di Maria ho scoperto la bellezza della preghiera nei cenacoli: ci si riunisce nelle case con le famiglie per recitare il S. Rosario e meditare sulla Parola di Dio attraverso la lettura del Vangelo della Domenica.

Nel Vangelo incontriamo Gesù, lo conosciamo sempre meglio per poterlo amare più profondamente; allora la nostra preghiera non è una preghiera dettata dal dovere di pregare ma dall’amore per il Signore e dal bisogno di aprire a Lui il nostro cuore.

Pregare insieme è bellissimo! E’ un’esperienza che riempie il cuore di serenità e di pace.

E’ vero che la fede è una grazia, un dono di Dio ma pregare insieme può essere di grande aiuto quando ci sono momenti di stanchezza, quando il fervore viene meno e le difficoltà piccole e grandi ti bloccano.

E’ una gioia vedere pregare con fede, sapere che la preghiera compie miracoli, che le preghiere non vanno perdute, che sono una ricchezza immensa.

E’ bello pregare per gli altri, per le tante necessità di persone anche sconosciute, anche lontane, che però sentiamo vicine perchè si affidano alla nostra preghiera.

E’ una gioia anche pregare per ringraziare: perchè il Signore ascolta, esaudisce e riempie di grazie.

Vorrei dirvi anche di un’altra bella esperienza che facciamo presso una residenza per anziani. Da anni il giovedì pomeriggio ci rechiamo presso Villa Vittoria per pregare il S. Rosario. Ognuno con le proprie possibilità segue la preghiera, alcuni riescono a guidare la decina e a cantare, a volte, con vigore inatteso; molti sono malati nella mente o vittime di demenza o ansie incontrollate, ma anche in queste situazioni la maggior parte non ha dimenticato le parole dell’Ave Maria o i testi dei canti più popolari. I loro sguardi sono commoventi, hanno tanto bisogno di coccole, di abbracci.

Per noi è importante esserci il giovedì perchè sappiamo che ci aspettano. La maggior parte delle volte riusciamo ad andare in tre o quattro, può succedere che alcuni di noi siano impossibilitati ma cerchiamo comunque di non saltare questo appuntamento perchè sarebbe per loro una delusione.

Se qualcuno fosse interessato di unirsi a noi saremmo molto felici. Vi assicuro che è una esperienza bellissima!

Un’altra casa di riposo vorrebbe iniziare questa esperienza di preghiera.

Anna Diotallevi

Omelia di Don Alessandro Rossini

Sia lodato Gesù Cristo!

Chiedo scusa, se qualcuno trova originale il mio modo di parlare, ma quando predico cerco di portare il Vangelo incarnato nella realtà.

Perché San Giovanni Bosco ha fatto l’oratorio? Lui era cappellano nel carcere e ha visto che tanti ragazzi stavano in carcere. Allora pensava: “Ma come è possibile che le migliori risorse della società stiano qui dentro? E’ lo spreco più grande! Dobbiamo fare qualcosa. E fece l’Oratorio.

La Madonna , in un certo senso, già quando era un bambino, gli aveva indicato la strada. Aveva appena nove anni, quando gli apparve come una signora maestosa in un prato pieno di animali, che man mano diventavano agnelli e gli disse: “ Vedi? Non con le percosse li conquisterai, ma con la dolcezza”.

Padre Pio non ha pensato solo alla preghiere, non gli è bastato un santuario.
Lui era il primo a soffrire ed allora si chiese: “Come faccio ad alleggerire le piaghe, le sofferenze, il dolore degli uomini? Facciamo una casa, dove i dottori migliori vengano qui e i malati trovino sollievo alle loro sofferenze. Voglio che questo sia un centro di eccellenza”.

Non è stato questo il primo discorso di Gesù?
“Lo Spirito del Signore è sopra di me, perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione; mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, , a proclamare la libertà agli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a proclamare l’anno di grazia del Signore.

Questo hanno fatto i santi: fasciare le ossa spezzate, guarire i lebbrosi, sanare i malati…che i ciechi riabbiano la vista, che i sordi odano…che i cuori induriti si aprano al Signore…
Hanno avuto una fede incarnata, come Gesù che si è fatto carne, si è fatto piccolo, fanciullo, adolescente e anche disobbediente.

Pensate a quando la Madonna per tre giorni non lo trovava…! Dicono che questa fu la passione di San Giuseppe. Il Padre misericordioso l’ha fatto morire prima, perché forse non avrebbe sopportato di assistere alla morte in croce di Gesù! Quell’immenso dolore Dio glielo ha risparmiato. E la Madonna, angosciata, quando lo hanno trovato gli ha detto:” Figlio perché ci hai fatto questo?”

E in questo adolescente che scappa da casa, ci sono tutti gli adolescenti di oggi, che scappano da casa, si mettono nei guai e le mamme disperate mi telefonano e mi dicono:” Cosa possiamo fare? Ho un figlio disgraziato!”

Io ho scoperto questa strada: la strada della fede.
Gli adolescenti italiani sono i più malati, più dei Rom, perché i Rom hanno un nucleo familiare con le loro regole, le loro sicurezze, anche se non condivisibili, cose che i nostri ragazzi non hanno più. Non i ragazzi di tutte le famiglie, ma di molte sì.
E allora vanno male a scuola, si ribellano ai professori…

Andiamo sempre peggio. Perché? Perché abbiamo perso la fede! Perché non vengono in chiesa, non si confessano più, non hanno fede. Li portiamo dallo psicoterapeuta, ma lo psicoterapeuta può sanare le tue ferite? Al massimo ti può far sfogare un po’! Ma chi è che può guarirti? Solo Gesù!

Quando ho un bambino sofferente, quando ho un ragazzo che sta male, lo porto a Collevalenza, gli do le benedizioni, gli dico le preghiere. gli faccio fare il bagno…
Ogni volta che si arrabbiano li porto a fare la Via crucis da Santa Rita, a Roccaporena.
Dopo la Madonna, io ricorro a Santa Rita, la Santa degli impossibili, perché è stata madre e vergine, come Maria. E lei capisce.
Le dico: “Devi guarirmi questo bambino! Deve stare meglio!”
A un certo punto questi bambini cominciano a migliorare, giorno dopo giorno, goccia dopo goccia, stanno meglio. Dobbiamo essere perseveranti con la preghiera e dobbiamo far capire loro che non sono soli.

Io dico sempre questa frase: “Se anche tua madre ti dimenticasse, io non ti dimenticherò mai!”
Anche se tua madre ti dimenticasse, la Madonna non ti dimenticherà!”
Dopo piano piano migliorano…

Allora, vi voglio comunicare di insistere con i vostri nipotini. Approfittate la domenica per fargli fare il bagno a Collevalenza. E se non bastasse li porti pure a Lourdes , e se non bastasse li porti pure a Medjugorje, fino a che la Madonna non si commuove. E Lei si commuove facilmente, ma aspetta che tu creda e che tu preghi.

E quando sei capace di piangere, quando Dio ti fa il dono delle lacrime, allora la tua preghiera è esaudita.

Sia lodato Gesù Cristo

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