Incontro Annuale 10 Giugno 2017

ADORAZIONE EUCARISTICA
GUIDATA DA DON FRANCESCO PAOLO VACCARINI

Il Convegno si è aperto con il saluto dell’assistente spirituale, Don Francesco Paolo Vaccarini, che ha creato subito un’atmosfera di preghiera ed ha esposto il Santissimo Sacramento.
Ha guidato l’Assemblea nel Santo Rosario, unendo alla preghiera anche la riflessione.
Si è soffermato su alcuni misteri riguardanti la famiglia:
1 – L’UOMO E LA DONNA: UNA SOLA CARNE
2 – FAMIGLIA APERTA ALLA VITA
3 – FAMIGLIA PALESTRA D’AMORE
4 – FAMIGLIA PICCOLA CHIESA
5 – FAMIGLIA SCUOLA DI VITA

Ci ha guidato a contemplare questi misteri alla luce di alcuni brani della Parola di Dio, del Catechimo della Chiesa Cattolica e particolarmente dell’”Amoris Laetitia”, l’esortazione apostolica di Papa Francesco, che raccoglie i risultati dei due Sinodi sulla famiglia, indetti nel 2014 e 2015.
Partito dal primo capitolo, in cui si guarda la famiglia alla luce della Sacra Scrittura e anche nella sua concretezza, via via ha letto quei brani che ci hanno potuto dare una visione globale e concreta della storia che stiamo attraversando e di come il Signore, attraverso la Chiesa, stia vicino alle famiglie nelle loro lotte di tutti i giorni, per sostenerle, aiutarle a discernere, accompagnarle con una pastorale, che senza sminuire quelli che sono i principi della dottrina, si muova in una logica di misericordia.

CATECHESI DI PADRE MARIANO PAPPALARDO
“FATIMA: SEGNO DI SPERANZA PER IL NOSTRO TEMPO”

1.: Fatima nel segno della benedizione
Nella quarta memoria riferita all’evento del 13 ottobre 1917, sr. Lucia parla della BENEDIZIONE rivolta in quella circostanza, al mondo.
“Sparita la Madonna nell’immensa distanza del firmamento, vedemmo San Giuseppe e il Bambino : sembravano benedire il mondo (…) Poco dopo, sparita questa apparizione, vidi il Signore e la Madonna(…) Il Signore sembrava benedire il mondo.”
Questa benedizione era stata annunciata dai pastorelli nei mesi precedenti. E non era qualcosa solo per loro, ma per tutta l’umanità.
Quella benedizione era la motivazione di ciò che stava accadendo e ci permette di penetrare il nucleo dell’iniziativa di Dio: la sua prossimità misericordiosa.
In mezzo a situazioni veramente drammatiche, quando molti contemporanei erano dominati dall’angoscia e dall’incertezza, quando la forza del male e del peccato sembrava imporre il suo dominio, la vergine Maria fa brillare in tutto il suo splendore la volontà salvifica di Dio, la cui benedizione e la cui tenerezza vuole giungere a tutte le creature.
Nel cuore materno di Maria, traspare la volontà misericordiosa della Trinità, che non è indifferente alla situazione delle sue creature, che non abbandona il peccatore nella sua colpa, che non dimentica i miseri nella loro sofferenza, che non ignora le vittime e gli esclusi, , che offre sempre il suo perdono e la sua consolazione, che apre sempre la porta alla speranza, anche quando gli uomini si chiudono nel loro egoismo o nella loro incoscienza.
A partire dall’esperienza intima di Dio e dalla fiducia che la Signora comunica loro, i pastorelli danno testimonianza del trionfo dell’amore che abbraccia l’intera creazione e che traspare nel cuore immacolato di Maria.
In quest’ottica il messaggio di Fatima è un inno di speranza; “è una finestra di speranza che Dio apre quando l’uomo chiude la porta”. (Benedetto XVI 11 maggio 2010)
L’invito alla conversione, alla preghiera, alla penitenza è finalizzato a rimuovere gli ostacoli che impediscono agli uomini di sperimentare la bontà che viene da Dio e che è stata depositata nel cuore dell’uomo.
La Vergine Immacolata madre di Dio “è la custode dell’incrollabile speranza nel trionfo dell’amore sui drammi della storia”. (L.P.U.V. N. 15)

2.: Fatima: la lotta contro il male ci interpella
Il messaggio della Madonna di Fatima scuote le nostre coscienze, perché riconosciamo il compito di questo momento della storia: l’impegno a non cedere all’indifferenza di fronte a tanto male, a tanta sofferenza.
Giovanni Paolo II diceva: “Il messaggio di Fatima è destinato in modo particolare agli uomini del nostro secolo segnato dalle guerre, dall’odio, dalla violazione dei diritti fondamentali dell’uomo, dall’enorme sofferenza di uomini e di nazioni, e infine dalla lotta contro Dio, spinta fino alla negazione della sua esistenza”. (7 giugno 1997)
Il messaggio di Fatima evidenzia una esperienza universale e permanente: lo scontro tra il bene e il male perdura nel cuore di ogni persona, nelle relazioni sociali, nel campo della politica e dell’economia.
Benedetto XVI ha affermato che Fatima è “la più profetica delle apparizioni moderne”. (13 maggio 2007)
Di fatto è parola profetica di denuncia del male e di impegno per il bene.
Il pressante appello alla conversione richiama due verità di fondo:

1. Conversione:
Ognuno di noi è chiamato a combattere il male a partire dal proprio intimo.
Tutto comincia da cuore dell’uomo. Convertirsi significa volgere il proprio cuore verso Dio e in Lui far convergere ogni nostro desiderio, ogni progetto.
Siamo davvero impegnati in questa con-versione del cuore, nella convinzione che il mistero del male ci “ attraversa”; non distingue-separa tra uomo ed uomo, ma ci penetra fin nelle midolla come una spada a doppio taglio. Siamo innanzi tutto noi bisognosi di conversione. Non è un appello solo per gli altri, lo è anzitutto per me.
2. Penitenza:
Ognuno è chiamato a collaborare con i disegni della misericordia divina. La penitenza è il modo personale di partecipare alla offerta che Cristo fa di sé, alla sua passione per la salvezza del mondo; è la consegna della propria vita a favore degli altri. I pastorelli presero coscienza che gli altri sono talmente importanti tanto da doversi sacrificare per loro.
Sr . Lucia dirà: “Non potevamo andare felici in cielo da soli, non potevamo essere felici senza gli altri”. Si partecipa così all’amore smisurato di Dio per ogni uomo. In cielo la festa non sarà piena se mancherà anche solo uno: “C’è più gioia in cielo per un solo peccatore che si converte che non per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione”.
Lo zelo per la salvezza degli altri ci brucia il cuore, l’ansia “missionaria” ci impedisce di dormire sonni tranquilli finché tutti non abbiano incontrato il Signore Gesù e in Lui trovato salvezza?
VOGLIO MANDARVI TUTTI IN PARADISO
(S. Francesco)

“Una notte dell’anno del Signore 1216, Francesco era immerso nella preghiera e nella contemplazione nella chiesetta della Porziuncola, quando improvvisamente dilagò nella chiesina una vivissima luce e Francesco vide sopra l’altare il Cristo rivestito di luce e alla sua destra la sua Madre Santissima, circondati da una moltitudine di Angeli”.
Francesco adorò in silenzio con la faccia a terra il suo Signore!
Gli chiesero allora che cosa desiderasse per la salvezza delle anime. La risposta di Francesco fu immediata: “ Santissimo Padre, benché io sia misero peccatore, Ti prego che tutti coloro che, pentiti e confessati, verranno a visitare questa chiesa, ottengano ampio e generoso perdono, con una completa remissione di tutte le colpe”. “Quello che tu chiedi, o frate Francesco, è grande – gli dice il Signore -, ma di maggiori cose sei degno e di maggiori ne avrai. Accolgo quindi la tua preghiera, ma a patto che tu domandi al mio vicario in terra, da parte mia, questa indulgenza”. Francesco allora si presentò subito al Pontefice Onorio III che in quei giorni si trovava a Perugia e con candore gli raccontò la visione avuta. Il Papa lo ascoltò con attenzione e dopo qualche difficoltà diede la sua approvazione.
Poi disse :- Per quanti anni vuoi questa indulgenza?”, il santo rispose: “Padre Santo, non domando anni, ma anime”. E felice, si avviò verso la porta, ma il Pontefice lo richiamò:” Come, non vuoi nessun documento?” E Francesco: “Santo Padre, a me basta la vostra parola! Se questa indulgenza è opera di Dio, Egli penserà a manifestare l’opera sua: io non ho bisogno di nessun documento, questa carta deve essere la Santissima Vergine Maria, Cristo il notaio e gli Angeli i testimoni”. E qualche giorno più tardi, il 2 agosto 1216, insieme ai Vescovi dell’Umbria, annunciò al popolo convenuto alla Porziuncola: “Fratelli miei, voglio mandarvi tutti in Paradiso!”. (Mascagni: Cavalleria rusticana: Cumpari Turiddu, serenata a Lola)

“Si quannu nuoro e vaju in paradisu, si nun ci truovo attia mancu ci trasu”

3.: Fatima: richiamo all’adorazione
I tre pastorelli di Fatima, intuiscono fin da subito che la preghiera deve avere una disposizione particolare: l’adorazione.
Essa è il modo di stare davanti a Dio, davanti a Colui che è al di sopra e al di là di tutti gli idoli che pretendono di sedurre gli uomini.
Le preghiere insegnate ai pastorelli dall’angelo nella visione del 1916 sono emblematiche da questo punto di vista.

“Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, Ti adoro profondamente…”

Il verbo adorare (ad-os) letteralmente significa “portare alla bocca”: era un atteggiamento degli antichi ( presente ancora oggi nella pietà popolare) che dinanzi alla statua di un dio con la mano destra toccavano la statua e portavano alla bocca la sinistra mandando baci alla statua stessa. Era un gesto che si usava anche nei confronti di persone importanti e di riguardo.
Adorare esprime rispetto; affetto, amore; desiderio di profonda comunione.
Portare alla bocca (baciare) simbolicamente esprime il desiderio di mettere dentro di sé, di interiorizzare, di “mangiare”, di nutrirsi di ciò che viene adorato.
E’ un modo simbolico di dire a Dio:” Ho bisogno di te, Tu mi sei necessario, Tu alimenti la mia vita, senza di te non posso vivere…”
Si riconosce che Dio è il nostro principio vitale. Di Lui non possiamo fare a meno. “Tu sei la mia vita altro io non ho…”
Dinnanzi ad un mondo che crede di poter fare a meno di Dio, il richiamo all’adorazione è confessare che senza Dio l’uomo e il mondo sono risucchiati nel nulla; l’assenza di Dio è “perdizione” per l’uomo.
Dio non può essere uno tra i tanti, è l’Unico in cui c’è salvezza, Adorare è confessare che “ solo tu, Signore, hai parole di vita”. Dio non si può barattare sulle bancarelle del mercato dell’usato. La croce non può essere un amuleto tra i tanti da sbaciucchiare e da tenere appeso al collo. Dio non sopporta concorrenti. Dio è geloso.
Eppure quanti credenti si danno alla prostituzione mettendo accanto alla croce di Cristo, ferri di cavallo, cornetti e amuleti vari, frequentano maghi e cartomanti.
C’è una bella, antica icona di Maria che con la mano destra indica il Bambino Gesù che porta sulla sinistra stringendolo al cuore.
Questa icona si chiama “Maria Odigidria”cioè Colei che indica Colui che è la Via, l’unica Via: Gesù.
(L’immagine della Madonna di Czestochowa è una Odigidria)
Colui che adora, crede, spera, ama.
“Mio Dio, io credo, adoro, spero e ti amo…”, insegna ancora l’angelo ai pastorelli.
Sperare è fidarsi di Dio.
Credere è affidarsi a Dio
Amare è spendersi “per” Dio (e dunque per l’uomo)
Adorare è vivere “di” Dio.
Maria è maestra in quest’ arte spirituale in cui tutti dovremmo progredire.

“Mio Dio io credo, adoro, spero e Ti amo, ti chiedo perdono per tutti quelli che non credono, non adorano, non sperano e non Ti amano. Santissima Trinità, Padre Figlio e Spirito Santo, Vi adoro profondamente e Vi offro il preziosissimo Corpo Sangue Anima e Divinità di Gesù Cristo, presente in tutti i tabernacoli della terra, in riparazione degli oltraggi, dei sacrilegi e delle indifferenze con cui è offeso. E per i meriti infiniti del Sacratissimo Cuore di Gesù e per l’intercessione del Cuore Immacolato di Maria, Vi chiedo la conversione dei poveri peccatori”

Maria madre della Chiesa e di ogni credente ci renda esperti in quest’arte: è l’arte nobile del vero discepolato, è l’arte che dà prova del nostro essere figli di Dio
Maria madre e modello della Chiesa e della nuova umanità, ( come ricordano i vescovi portoghesi nella lettera pastorale scritta in occasione del centenario delle apparizioni di Fatima n° 14) ci aiuta a comprendere che
la GRAZIA è un dono che ci trasforma;
la FEDELTA’ è una disposizione che ci umanizza
la GENEROSITA’ è espressione di rispetto per gli altri;
l’AMORE è dignità di tutti i figli di Dio.

RELAZIONE DI MARIA GRAZIA PANZETTA RASILE
(Presidente dell’Associazione)

L’associazione “Le Famiglie di Maria” comprende aderenti dislocati in zone lontane le une dalle altre e si fonda su una unione dello Spirito, attraverso la preghiera.
E’ importante incontrarci almeno ogni anno per verificare la fedeltà alla nostra chiamata e, in base alle esperienze che man mano viviamo, rimettere a punto il nostro comune cammino.
Ci siamo uniti in associazione, perché accomunati da un grande desiderio: dare alle nostre famiglie il bene più grande, quel bene che noi vedemmo e vediamo ancora adesso, nell’adesione alla fede in Cristo Gesù, nel vivere secondo il Vangelo, nella partecipazione alla vita della Chiesa.
Il nostro ideale comune è, quindi, una famiglia profondamente cristiana, unita nella fede e nella preghiera.
Siamo convinti che Gesù , che ama la nostra famiglia ancor più di noi e la vuole felice per l’eternità, ci abbia dato tutte le indicazioni necessarie nella Sua Parola , e, nella Chiesa, tutti i mezzi e gli aiuti dei quali possiamo aver bisogno.
Poi, però, conoscendo la nostra fragilità umana, nel Suo infinito amore, ha aggiunto per noi un grande supplemento, un aiuto in più, quando , dalla croce, ci ha donato la Sua Mamma, che ci ha accolto come figli e si offre per guidarci e sostenerci nel cammino.

LA NOSTRA CHIAMATA

Ecco, abbiamo sentito questa offerta come una vera chiamata diretta a noi, perciò ci siamo messi sotto il manto di Maria ed abbiamo deciso di affidare a Lei le nostre famiglie, perché se ne prendesse cura ed abbiamo deciso di farlo tutti insieme.
Come ogni vita nasce da un piccolo seme, che poi si sviluppa e cresce, così la nostra Associazione nacque da un seme piccolo: un piccolo rosario settimanale.
Seme piccolo, ma forte, perché basato sulla preghiera reciproca e sull’affidamento corale delle nostre famiglie a Maria.
Per rendere possibile e facile il portare avanti il nostro patto, ci impegnammo addirittura a pregare ciascuno dalla propria casa, lontani fisicamente gli uni dagli altri, ma uniti nello spirito. “Ogni martedì, ci dicemmo, dovunque ci troveremo, reciteremo il rosario, per affidare tutte le nostre famiglie alla Madonna. Ciascuno lo farà come potrà, nell’ora che gli sarà più comoda, se già possibile con la propria famiglia, altrimenti, intanto, nell’attesa che ciò avvenga, anche da solo, purchè si faccia in unione tra tutti noi!
Sembrava poca cosa, ma prendemmo questo impegno con la fiducia con la quale un bambino offre un piccolo fiore alla sua mamma: un fiore piccolo piccolo, dato con tutto l’amore di cui è capace.

NELLA CHIESA

La Madonna ha accolto questo piccolo fiore, anzi lo ha preso come un semino ed ha voluto che fin da subito questo seme germogliasse sotto le ali della Chiesa, donandoci l’ appoggio di un primo sacerdote: Don Francesco Grasselli, tornato ben presto alla casa del Padre e poi fin dal 2001, un altro sacerdote, il nostro attuale Assistente Spirituale, Don Francesco Vaccarini, che non ci ha lasciato più e ci sta guidando nel cammino di fede. Egli, con la collaborazione di Don Adolfo Bettini, ci ha aiutato anche nella stesura del nostro Statuto, approvato da Sua Ecc. Mons. Vincenzo Paglia, che, negli anni in cui è stato vescovo di Terni, ha voluto seguire la nostra evoluzione e partecipava ogni anno a questo convegno.
Ora abbiamo la grazia di avere il Vescovo Padre Giuseppe Piemontese, che ci dimostra il suo affetto paterno e la sua fiducia anche con l’essere qui tra noi oggi.
Lo ringraziamo di cuore, ricambiamo l’affetto filiale verso di lui, promettendogli impegno di ubbidienza e fedeltà.
Essere nella Chiesa per noi è fondamentale, perché significa essere curati , guidati e salvaguardati da qualsiasi possibile deviazione.

STORIA

Riguardando la storia di questi anni, le esperienze nate sono state tante e nel tempo hanno avuto varie forme, secondo le esigenze della vita delle nostre famiglie, della nostra situazione personale e secondo l’evolversi degli avvenimenti.
Nei primi anni ci fu come un’esplosione di adesioni, da tutta l’Italia ed anche qualcuna dall’estero.
Spontaneamente hanno iniziato a nascere tante belle relazioni tra di noi, attraverso i mezzi con i quali ci si può contattare: telefono, posta elettronica e ordinaria, incontri con chi ci è più vicino
Questa forma di unione nella preghiera da lontano sembra integrare il bisogno di comunità di fede, della quale si può sentire il sostegno anche da dentro la propria casa. In un mondo che sta offuscando la presenza cristiana, ti fa sentire che non sei solo, perché tante persone condividono la tua stessa fede ed i tuoi stessi ideali.
Abbiamo cercato e cerchiamo di mantenere i contatti come è possibile, anche spedendo attraverso la posta, ogni anno, qualche valigia di lettere, ma indubbiamente sentiamo anche noi i cambiamenti radicali che stanno avvenendo nella nostra società e ci dobbiamo adattare alle possibilità concrete.

TRASFORMAZIONI NEL TEMPO

Nel tempo, un grosso ostacolo che stiamo incontrando è l’invecchiamento degli aderenti. E’ vero che la presenza di noi anziani può essere sempre preziosa, e la incoraggiamo, perché, anche se si dovessero ridurre le nostre capacità di “fare”, potremo renderci utili sempre portando ricchezza con la nostra preghiera …ed anche con l’accogliere ed l’offrire qualche sofferenza, che nel cammino terreno non manca mai!
Abbiamo già anche tanti fratelli, che pregano per noi e ci sostengono dal Paradiso e, quando Dio ci chiamerà, speriamo di continuare a farlo anche noi!
Altra piaga che pesa sulla nostra società e di cui sentiamo i sintomi, riguarda un crescente individualismo che rende le persone sempre più indifferenti all’aspetto religioso della vita.
Questo ha portato ad un rallentamento delle nuove iscrizioni. Tuttavia di nuove ce ne sono state ogni anno.
Poi, il problema più grande che ci si presenta è che la famiglia, per natura prima comunità, chiamata a dare stabilità e ad essere luogo di buone relazioni ed anche di rifugio, oggi è attaccata fin nelle sue fondamenta : vacilla e rischia di perdere la sua identità, perché si sta allontanando dal progetto secondo il quale Dio l’ha creata.
Stiamo vivendo come in una spirale di trasformazione: nella società nascono nuovi costumi che sfaldano la famiglia; quei nuovi costumi, con la giustificazione che esistono, vengono legalizzati dalle leggi degli Stati e così si radicano sempre più nelle nuove generazioni.
Così è stato per il divorzio, per l’aborto, così sta succedendo per l’eutanasia e per altre realtà fondamentali dell’esistenza.

MARIA HA VOLUTO PREPARARCI

Abbiamo la convinzione che, in questo quadro, che era già iniziato nell’anno 2000, quando facemmo il nostro primo patto di preghiera, la nostra Mamma Celeste è venuta a noi incontro. Ha voluto prepararci per tempo, perché non ci lasciassimo prendere dallo sconforto e non perdessimo la speranza nel poter realizzare il Regno di Dio nelle nostre famiglie.

RIPORTARE LA FAMIGLIA A PREGARE INSIEME

Fin dall’inizio, capimmo che la famiglia, per restare unita ed essere salda, ha bisogno di trarre forza dalla preghiera, ha bisogno di pregare insieme.
Il nostro sforzo è diretto da allora a curare la preghiera nella famiglia, ravvivando, se già esistono, o introducendo , secondo le possibilità che ogni realtà permette, dei segni di preghiera e dei momenti di preghiera comune.
Tutti tocchiamo con mano le difficoltà.
Se già 17 anni fa nelle famiglie si pregava poco, oggi tante famiglie hanno proprio escluso la preghiera comune. Ma noi non ci arrendiamo, né ci scoraggiamo!
Anche se vediamo più difficile per tutti, oggi, mantenere vivo e chiaro quell’ideale di santità verso il quale vogliamo camminare con le nostre famiglie, siamo sicuri che , se ci impegniamo, con l’aiuto di Dio, con la guida e l’intercessione di Maria, con il sostegno della preghiera reciproca tra di noi, è possibile realizzarlo.

RIPRENDERE ENTUSIASMO

Ci siamo riuniti, oggi, con la speranza di ritrovare insieme le ragioni della nostra speranza, ravvivare la nostra fede e ritrovare l’entusiasmo, e non lasciarci contagiare dal prevalere intorno a noi di una sfiducia e di uno scoraggiamento generalizzati, dovuti al tanto male che ci viene sbandierato e moltiplicato dai mass-media e che purtroppo a volte le nostre famiglie incontrano.
Papa Francesco ci invita continuamente a non lasciarci rubare la speranza; ci ha fatto vivere l’anno della Misericordia, per riportarci nel cuore di Dio, che è Misericordia.
Con le sue parole ed i suoi gesti, ci riporta sempre all’essenza del Vangelo, ricordandoci che anche nelle situazioni più umili della vita, ciascuno può fare tanto bene, vivendo con coerenza la propria missione.

SPARGERE SEMI

Ci incoraggia poi a non lasciarci spaventare dai numeri.
Il compito del cristiano, più volte ha detto, non è quello di fare proseliti, ma quello di spandere semi, con la fiducia che sarà poi il Signore a farli germogliare.
Noi siamo chiamati a spandere semi di bene, nelle nostre famiglie e nel mondo che ci circonda. Se seminiamo bene, penserà poi il Signore a farli germogliare e fruttificare.
Quando? Questo non ci è possibile saperlo. I tempi di Dio non sono i nostri tempi, ci dice la Scrittura.
Guardando Gesù, vediamo che Egli ha sì affrontato la croce, ma poi è risorto.
Anche per noi la croce è provvisoria, siamo fatti per la resurrezione!
Accontentiamoci intanto per quei piccoli passi, quelle piccole resurrezioni che ogni giorno riusciamo a fare, o a vedere nei nostri cari, verso di Lui.
IL SIGNORE E’ ALL’OPERA NELLA NOSTRA VITA
Se ogni tanto ci guardiamo indietro, riusciamo sicuramente a vedere che il Signore è all’opera nella nostra vita, nella vita della nostra famiglia nel percorso dell’associazione “Le Famiglie di Maria” e sa trarre piccoli o grandi passi di crescita anche da momenti di buio e di sofferenza .
Seguitiamo a mantenere questo nostro patto: affidiamo le nostre famiglie alla Mamma Celeste, e sosteniamoci reciprocamente con la preghiera .
Fin dalle origini la Chiesa ha invitato i fedeli a pregare gli uni per gli altri, non solo perché siamo un unico corpo con Cristo , ma anche per un discorso di economia, oltre che di comunione. Se io prego con un rosario per la mia famiglia, il rosario è uno; se io prego il rosario per tutte le famiglie e tutti pregano per la mia, i rosari che salgono al cielo per la mia famiglia sono tanti.
Quindi, andiamo avanti in questa condivisione e unione nella preghiera. Continuiamo ad affidare tutte le famiglie a Maria, perché Lei interceda davanti al Figlio tutte le grazie che sono loro necessarie, siano arricchite dai doni dello Spirito e rinsaldate sempre più sul Vangelo.
Ci siamo dati l’impegno del rosario del martedì, come minimo punto fermo di impegno, per arrivare ad una preghiera aperta e costante che caratterizzi tutta la nostra vita.
Ciò significa che ci potrebbero essere, per chi vuole e può, anche altri momenti di impegno e di comunione tra di noi anche negli altri giorni della settimana.

CENACOLI DI PREGHIERA

Credo che l’esperienza più bella e significativa a tale proposito sia quella dei cenacoli di preghiera, che si svolgono prevalentemente di martedì, ma poi anche negli altri giorni, secondo le possibilità di chi li organizza.
E’ questa un’esperienza bellissima, che è di grande sostegno per chi li organizza e per coloro che vi partecipano.
Ci sono gruppI che si incontrano per pregare nelle chiese, altri che si riuniscono nelle case.
Pur apprezzando tutte e due le forme, stiamo sperimentando la grande efficacia dei cenacoli che si tengono nelle case perché, quando ci si ritrova nelle case per pregare, è naturale che ci si trattenga poi a parlare tra di noi , per condividere esperienze, approfondire la Parola di Dio, leggere insieme fatti della storia con gli occhi della fede, coltivare vere amicizie fraterne.
In questi cenacoli, sentiamo viva la presenza di Gesù tra di noi e ce lo ricordiamo, perché Lui ha detto: “Quando due o più persone si riuniscono nel mio nome, Io sono in mezzo a loro.” E ci ricordiamo anche che dove c’è Gesù, c’è anche il Padre, C’è lo Spirito Santo e c’è anche Maria, insieme a tutto il Paradiso.
Tutti abbiamo bisogno di buone relazioni e questo particolarmente nel campo della fede, che oggi, nella nostra società, non solo è ignorata, ma spesso ostacolata, distorta e anche perseguitata.
Quante persone, delle nostre, si sono iscritte all’Associazione, perché in casa sono le sole a pregare, mentre tutti gli altri non pregano e sono addirittura infastiditi dal loro pregare?
Creare questi cenacoli nelle case, potrebbe essere un passo intermedio, per coinvolgere gradualmente l’intera famiglia nella preghiera e far crescere nelle case l’unità nella fede che porta unità familiare su tutti i fronti.
Non è difficile iniziare. Gesù, per garantirci la sua presenza , ci ha indicato il numero minimo di due. Ha detto; due o più…
Quindi già in casa, ove possibile inizino i coniugi, loro sono il cenacolo fondamentale della famiglia. Poi ci apriamo a tutte le possibilità. Si può iniziare ad invitare un amico, qualche vicino di casa che condivida con noi la fede, o andando a trovare un ammalato.
Alla fine dell’anno giubilare della Misericordia , Papa Francesco ci ha invitato a ridonare quanto abbiamo ricevuto, mettendo in pratica le opere della misericordia.
In coerenza con queste indicazioni, se ricordate, l’anno scorso ci lanciammo l’invito di portare la preghiera presso gli ammalati.
La fede e l’amore ci rendono più attenti e sensibili e ci aprono occhi e cuore verso i fratelli che abbiamo intorno; ci portano a scoprire che le possibilità di fare del bene sono tante.
Alcune nostre sorelle, ad esempio, da anni stanno sperimentando quanto sia bello andare presso le case di riposo per anziani, per farli pregare. E’ un’esperienza che arricchisce tutti. Loro stesse mi dicono che quello che ricevono da queste persone è più di quello che danno. Come sempre è nel dare che si riceve!
Siamo qui anche per scambiarci esperienze ed idee. Perciò invito chiunque voglia condividere esperienze o nuove idee che ci possano aiutare a portare avanti il nostro ideale, a raccontarcele ed a proporcele.
A tutti auguro un buon proseguimento, nel cammino delle nostre famiglie, con Maria, verso Gesù, sotto le ali della Chiesa.

OMELIA DEL VESCOVO
SUA ECC.ZA MONS. GIUSEPPE PIEMONTESE
(Trascrizione dal sonoro)

Ce la fate ancora ad ascoltare un momento? Sono giornate impegnative di ascolto, di attenzione. Noi non abbiamo la capacità di ascolto più di un certo tempo, e, comunque, facciamo un piccolo sforzo e poi lasciamo che lo Spirito Santo faccia depositare nel nostro cuore quello che vuole.
Nella Parola di Dio che abbiamo ascoltato, diciamo, vi sono tre quadri, che io vorrei proporre alla vostra attenzione.
Ragioniamo così: così è anche più facile ricordare
Un primo quadro: quello propostoci dalla prima lettura, dal libro di Tobia che stiamo leggendo in questi giorni. Chi partecipa alla messa tutti i giorni ha ascoltato un po’. E’ un libro particolare, è una storia edificante, che è Parola di Dio, una storia sapienziale, con la quale il Signore vuole aiutarci a comprendere, che noi non siamo mai soli e che racconta un po’anche la nostra storia. Un libro che è stato scritto circa nel 150- 200 AC, ma che racconta episodi della schiavitù del popolo di Dio, sette secoli prima: la storia di Tobia, di suo figlio Tobiolo, o chiamatelo come volete, sono nomi simbolici, e di sua moglie Rachele
Tobiolo viene inviato dal padre Tobia a riscuotere una somma che aveva affidato ad una persona, suo parente, in un paese lontano e lì il figlio trova anche la moglie, una sua cugina, che il Signore aveva riservato per lui.
Ecco, la presenza di Dio si verifica innanzitutto nelle persona e nell’esperienza di Tobia, che per conservare la fedeltà a Dio, per osservare la legge, diventa cieco. Era andato a seppellire un suo concittadino morto e, mentre svolgeva questa operazione, escrementi di uccelli caduti sui suoi occhi, lo avevano reso cieco. Tutti lo deridevano, perfino la moglie. Le mogli! – Ecco, vedi che cosa hai ricevuto ad essere fedele al il Signore? Ne hai ricevuto cecità e disprezzo da parte degli altri!
Il figlio arriva nella città e chiede anche in moglie questa cugina, che però un demonio aveva tenuto lontano, pensate, da sette mariti, che erano morti prima che potessero vivere insieme.
E quindi il suocero dice : – Ma io non voglio che anche tu subisca lo stesso destino.
Invece no, non subisce lo stesso destino, perché? Perchè si affida totalmente a Dio, vive questa relazione di amore alla luce di Dio. Pregano, chiedono sostegno al Signore.
Un altro segno della presenza di Dio è che nel viaggio che fa questo Tobiolo , viene accompagnato da un personaggio misterioso, che è l’arcangelo Raffaele
Quando ero ragazzo, in quasi tutte le nostre case c’era un quadro con un bambino, che era Tobiolo, guidato e accompagnato dall’arcangelo Raffaele
Il Signore si rese presente accanto a questo giovane, proteggendolo, guidandolo, accompagnandolo e abbiamo ascoltato nella pagina di oggi il discorso che fa l’arcangelo Raffaele a Tobia, a Tobiolo e alla moglie.

Il Signore non si dimentica mai di noi e trova sempre il modo per accompagnarci, per guidarci.

Il Signore guardava, dice a Tobia, quando tu hai lasciato il pranzo per andare a seppellire questo tuo connazionale; il Signore ha visto la tua afflizione quando sei diventato cieco.
E riacquista la vista attraverso un segno molto bello. Tobiolo aveva pescato un pesce e gli dice l’angelo: Prendi il fiele di questo pesce, mettilo sugli occhi di tuo padre e vedrai che riacquisterà la vista.
Anche qui noi leggiamo un significato simbolico interessantissimo.
Quando nella Scrittura, soprattutto nel Nuovo Testamento o anche dopo, si raffigura Il pesce, il pesce significa Gesù. La parola greca “ pesce”, le singole lettere, significano: Gesù Cristo, figlio di Dio, Salvatore del mondo.
Ebbene il fiele di questo pesce, Gesù morto in croce, ridona la vista ai ciechi ed a tutti noi.
Un significato simbolico bellissimo che ci dà coraggio, che ci dà incoraggiamento.
Ecco questo è il primo quadro. Non ci scoraggiamo mai! Quante volte forse anche a voi, vicini di casa, parenti, amici vi dicono:
Tu vai in chiesa, che cosa te ne viene in tasca? Vai a perdere tempo. Anzi, voi siete peggiori degli altri.
Qualche volta hanno ragione, ma questo non significa niente.
Noi dobbiamo sforzarci, giorno dopo giorno, di incontrare il Signore, di conoscerlo, di volergli bene e di essere fedeli alla sua Parola.
Un secondo quadro, che è quello del Vangelo: Gesù che dice: Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in larghe vesti, per mettersi in mostra, per far vedere quanto sono bravi, quanto sono grandi.
Che cosa vuol dirci il Signore con questo brano del Vangelo?
Attenzione, la vostra religione, il vostro rapporto con Dio deve essere un rapporto di purezza, di umiltà, di verità, non di apparenza, perché l’apparenza passa, va via. Le lodi ci toccano le orecchie, ci sollecitano la vanità e poi passano.
Non siate ipocriti, siate sinceri con Dio. Cercate una religione pura, quella del cuore.
Ecco, la vostra comunità vive nella preghiera, ogni giorno, nell’imitazione della beata Vergine Maria. Tutto questo deve essere fatto con la gioia profonda del cuore e basta.
Ma poi le cose vanno storte… e poi magari quella sorella o quel fratello o quell’amica ci hanno risposto in maniera sgarbata… io non faccio più niente…
Noi cerchiamo il Signore e basta, senza vanità, senza ipocrisia. Guardate, tutti quanti noi, da chi vi parla per primo, siamo solleticati dalla vanità, dall’orgoglio, dalla bella figura.
Non serve! Non serve!
Terzo quadro: Gesù ci dà un’altra immagine, un’altra icona : questa povera vedova, una vedova che va al tempio e fa la sua offerta.
Attenzione. Noi preti subito diciamo:- Avete visto? Bisogna fare offerte più grandi! Non è questo il discorso.
Il discorso è legato al precedente: qual è il rapporto di questa donna con Dio? E’ un rapporto di cuore e di totalità.
Questa donna si dona a Dio, non in alcune ore del giorno o della notte o in alcuni momenti o in alcune azioni. Dona se stessa a Dio, totalmente.

La nostra religione, cari fratelli e sorelle, chiede da noi un rapporto di totalità con il Signore.

Questa donna ha donato al Signore tutto ciò che aveva, cioè la propria vita.
Non siamo capaci noi. Noi non siamo capaci. Noi ci tratteniamo sempre qualcosa per noi. Ripeto, non parlo di beni, parlo di una forma mentale, per cui, sì, do al Signore me stesso, però fino ad un certo punto . Ecco, è qui l’insegnamento che oggi il Signore ci dà!
Quella povera vedova diventa testimonianza di chi si rapporta al Signore in pienezza, in totalità, con grande fiducia nel cuore, perché se ci doniamo totalmente al Signore, riceveremo cento volte tanto, in più la vita eterna, dice Gesù.
Come Maria. Tutto questo è incarnato in Maria.
Maria che riceve l’annuncio dell’angelo, un altro angelo, e pone tutta la fiducia di se stessa in questa parole dell’angelo, che altro non è che è Dio stesso.
L’Angelo, cioè Dio, l’accompagnerà per sempre, nella sua esistenza , nella sua missione, nel mettersi accanto a Gesù, nell’annunciare il Vangelo.
E Maria è colei, quella donna, che dona a Dio tutta se stessa, getta tutto ciò che aveva nelle mani di Dio.
Ecco, cari fratelli e sorelle, io sono contento che voi oggi siate qui a riflettere, a pensare sulla vostra fedeltà al Signore e sulla verità della vostra missione. La nostra Chiesa ha bisogno di voi.
Forse non sapete fare tante cose, non sapete dire molte parole, ma una cosa penso che la sappiate fare: pregare da soli, pregare in gruppi, pregare nelle famiglie…
Ècco, questa è una delle cose più preziose che possiate donare come apostolato alla nostra Chiesa
E io vi prego, fermatevi a questo !
Cercate di superare tutti quei momenti di contrasto… di pettegolezzi…: non serve a niente, non serve a niente! Ciò che conta è dire al Signore: -Ecco prendi me! Ti offro me stessa, tutta me stessa, la mia famiglia, per le famiglie del mondo. C’è bisogno tantissimo di pregare per le famiglie del mondo. Sappiamo qual è la situazione.
La stessa situazione era al tempo di Tobia, ed era l’unico che in questa realtà pagana testimoniava il Signore e noi siamo ormai pochi, che in questa realtà pagana, dove ognuno vive come vuole e fa quello che vuole, possiamo testimoniare senza orgoglio l’amore del Signore. Il Signore vuole bene a questo mondo e vuole bene anche a voi. Ci vuole molto bene!
Ecco, io affido a voi questa missione, queste preoccupazioni della nostra Chiesa, proprio il compito di tenere le mani alzate, come Maria e pregare per la pace nel mondo, per il bene delle famiglie, per la fede nella nostra Chiesa, nella nostra Diocesi.
Grazie e che il Signore vi benedica!