Testimonianza di Carlo Mocellin

TESTIMONIANZA DI CARLO MOCELLIN

resa a Terni, il 4 Febbraio 2012, nella chiesa di San Pietro Apostolo,

in occasione della “Veglia di preghiera per la Vita”

(Trascritta dalla registrazione audio)

 

Buona sera. Intanto devo ringraziare io di avere la possibilità, l’opportunità di essere qui con voi, visto che si parla della vita, dal concepimento in avanti.

Non è stato difficile essere qui. Eravate preoccupati a causa della neve, ma affrontare questo, in confronto al dono che Dio ha messo nel mio e nel vostro cuore… non c’è paragone!

Io sono riconoscente a Dio. Il difficile sarà trovare le parole, per dirvi tutto quello che Dio ha messo nel mio, nel vostro cuore. Siamo qui davanti al Santissimo e chiedo aiuto a Lui, allo Spirito Santo, a Maria,  perchè possa riuscire in poco tempo ad aprire il mio cuore, per poter portare quello che è stato il bello che Dio ha permesso, ha portato  nella mia vita.

Devo dire che la cosa più bella che ha fatto è stato l’avermi fatto conoscere Cristina.

Prima però devo dirvi che la mia testimonianza non sarà per  convincervi di qualche cosa,  perché quello che Lui ha messo nel mio cuore non può essere un convincere gli altri: è veramente solo un trasmettervi quanto bello c’è, nel momento in cui lasci che Dio operi nella tua vita e lì la persona te la trasforma, te la cambia, riempiendola di qualcosa di grande .  Sì, perché io sto parlando di qualche cosa che Lui ha fatto nella mia vita, perché quella ragazza che voi vedete, Cristina, è mia moglie, che adesso non è più qui con noi da 17 anni, non  è più qui con noi,  è in Paradiso con Dio. Dico in Paradiso, non me lo sono inventato io, perché lei ha fatto  quello che Gesù le ha messo nel suo cuore, quello di  mettersi a disposizione in tutto, fino  a dare la vita per i suoi amici e lei l’ha fatto per suo figlio.

Ma, mi raccomando, non fermiamoci a focalizzare sul fatto che Cristina abbia donato la vita, perché spesso me lo sento dire, sento dire “mamma coraggio”, “mamma eroica”, sento parole troppo forti, che non sono vere, perché Cristina ha dato la vita, però prima l’aveva ricevuta. Lei aveva prima di tutto fatto la cosa più bella,  da molto giovane.  Aveva aperto il cuore a Dio e quando ha sentito che per Lui si poteva veramente dare tutto e mettersi a disposizione, allora lei ha  vissuto fidandosi e affidandosi a Dio, in tutto. Perciò anche il dono della vita a suo figlio, il terzo figlio,  è stato  una normale conseguenza di una persona normale ( dico normale, perché è vissuta insieme a me, che,  come vedete, sono una persona normale, vedete che non ho niente di particolare…) che ha fatto la scelta giusta al momento giusto, ha scelto la cosa più bella che c’è , il massimo che c’è e da lì in poi ecco che tutto quello che è stato il suo vivere  è stato una conseguenza del vivere l’amore,  che aveva ricevuto nel cuore.

Mi viene da pensare, questa sera che parliamo della vita, che per parlare di vita vera, dobbiamo veramente  fare esperienza di Dio.

Vi parla uno che  quando ha conosciuto Cristina, che, come vi ho detto, è stato il dono più  bello che ho ricevuto nella mia vita,    era pieno di se stesso. Lo sono ancora adesso , ma in modo diverso. Pieno di se stesso, nel senso che io avevo progettato di gestire la mia vita a modo mio, con dei punti anche importanti: la famiglia, i figli, il lavoro, le mie cose, anche avere amicizie, crescere la mia famiglia con dei valori importanti, però non avevo preso in considerazione sul serio perché io ero nato.

Avevo progettato tutto per i miei 80 anni di vita, non avevo preso in considerazione che c’era un amore più grande,che andava al di là di quello che io potevo dare e potevo conoscere.  Dio mi ha fatto il dono di incontrare quella ragazza lì, che invece aveva scoperto questo.

Non aveva capito tantissimo, perché io credo che il nostro cuore sia molto piccolo, ma è abbastanza grande, per poter cogliere quel tanto che basta per poter decidersi per l’Amore vero. Lei lo aveva accolto questo, ma da molto giovane, lo vediamo dai suoi scritti.

Voglio usare anche gli scritti di Cristina, perché lei  aveva un rapporto con Dio che era veramente splendido. Si sente veramente quanto lei fosse in sintonia con Lui.

Visto che questa sera c’è l’adorazione eucaristica,  voglio iniziare con leggervi che cosa ha sentito lei in un certo momento. Era l’ 8 Novembre 1986,  noi  eravamo appena appena fidanzati. Prima vi devo dire che  Lei non ha iniziato con me subito in maniera facile, perchè stava facendo con Dio un’esperienza talmente profonda, talmente bella che si era chiesta se era fatta proprio  per lasciarsi andare con lui ad una vocazione religiosa. Era proprio arrivata a decidersi per Lui,  perché lo sentiva veramente come il suo tutto.  Certo che ha dovuto lottare. Ci sono delle preghiere, non vi leggo tutto, perché è tanto, ma ci sono dei dialoghi, delle preghiere che lei aveva con Dio, in cui  si sente la lotta forte nel voler sentire, capire se questa era la cosa più giusta da fare, perché diceva: – Dio, mi chiedi tutto, mi chiedi la vita, però lasciare tutto… un marito… dei figli…- La stava convincendo, perché sentiva che per Dio vale la pena anche affrontare e lasciare tutto.  Però sono arrivato io e ho scombussolato i  piani, mi sono messo in mezzo a  questa sua strada, a questo suo progetto. Lei ha vissuto qualche giorno in confusione, ma poi con il dialogo che lei aveva con Dio,  ha sentito che quando Dio chiude una porta,  ne apre un’altra.  Ha capito che  anche la via del fidanzamento e poi del matrimonio poteva comunque  essere una via importante per arrivare a Dio. Ha cambiato soltanto la strada, ma l’’obiettivo era lo stesso. Quando ha capito questo, subito si è lasciata andare a questo fidanzamento.

La cosa che ho notato quando ho conosciuto Cristina e che non capivo da dove mi venisse, era la luce, la gioia, la pace, che ti trasmetteva nel viverle vicino, nel guardarla, nel  vederla, nello starle insieme. C’era una delicatezza, una serenità, una profondità,  che ti trasmetteva e che  io non avevo provato prima e non capivo da dove mi venisse . L’ho capito dopo da dove mi veniva tutto questo. In un momento di adorazione mi scrive questo:

Mio carissimo Carlo,

in questo momento d’adorazione non posso non pensare a te, ed è per questo che ho pensato di scriverti. Voglio condividere con te an­che questi miei momenti di silenzio, di preghiera, di gioia e di pa­ce vera. Non so se hai mai provato a sacrificare un po’ del tuo son­no per donare un po’ del tuo sacrificio a una persona infinitamente grande anche se umilmente ha voluto prendere le sembianze di “un pezzo di pane”.

In questo momento provo una gioia così grande che nessuno potrebbe capirmi: condividere con lui pochi istanti sapendo che Lui è il solo a comprendere fino in fondo, a conoscermi perfettamente, ad amarmi più di ogni altro. Vorrei che questi momenti non passas­sero mai, sono troppo importanti per me: mi rendo conto che nien­te di ciò che faccio, che penso ha senso se non ho come meta Lui! Vorrei che tutti lo provassero! Riflettendo su ciò che ero un anno fa e su ciò che invece sono e vivo ora mi rendo conto che sono cam­biata anche se mi guardo io sono sempre io, Cristina.

Sicuramente da questo mio pensiero assurdo non avrai capito nien­te; cercherò di spiegarmi: solo un anno fa pensavo che l’unico mo­do per spendere bene la vita era di donarla totalmente nelle mani di Colui che per primo ce l’ha donata. Ora sono della stessa opi­nione, anche se sono convinta che la mia vita può essere tutta per Dio anche in una famiglia: «L’amore tra l’uomo e la donna è il se­gno privilegiato dell’amore di Dio per l’uomo».

Dio mi ama e io voglio testimoniare questo mio amore, amando la persona che Lui mi ha fatto incontrare: Te, carissimo Carlo. Del re­sto che senso avrebbe la vita se nessuno fosse tenero con noi, dispo­sto a capirci, a starci ad ascoltare per ore ed ore, se nessuno ci strin­gesse la mano per camminare insieme? «Ritrovarsi da soli e guar­darsi negli occhi, riscoprendosi ogni volta più ricchi e sempre di­versi, aumenta l’incanto e la gioia di essersi incontrati e di conti­nuare a incontrarsi con meraviglia sempre nuova. Un amore così non conoscerà la stanchezza e la noia e potrà incamminare verso un’altra tappa dell’amore, quello maturo, quello che non è ricerca dell’altro per i nostri bisogni, ma capacità di donarsi all’altro gra­tuitamente e per sempre».

In una mia preghiera del 12-12-86 avevo scritto: «Io e te: compa­gni di cammino e non meta uno per l’altro». Insomma avrai ca­pito che in questa lettera ho voluto rivelarti tutte le mie riflessioni e ciò che penso quando finalmente posso godere dei momenti di pa­ce. Sono convinta di ciò che ho scritto e per quanto posso cerco di vivere ogni parola di questo. Ora ti abbraccio forte forte ti mando un grandissimo bacio,

Con affetto tua Cristina

Incredibile pensare a quello che è stata l’esperienza di amore vero che ho vissuto insieme con Cristina! Da fidanzati era una cosa che mi faceva battere il cuore, ma che abbiamo seguitato a provare anche da sposati. Qualcuno ci ha definito fidanzatini anche da sposati. Ma che  cos’è stato quello che  ci ha fatto vivere in questa maniera? Sento spesso e volentieri che ci si stanca,  sento dire di crisi dei sette anni, che uno si lascia…. E mi son chiesto: –  Ma perchè? –

Io credo che sia stato quello che Cristina mi ha trasmesso, anzi,  più che trasmesso, quello che mi ha messo davanti . Lei ha  usato molta delicatezza nei miei confronti. Una cosa che mi ha sempre colpito di lei, considerata l’esperienza forte che Cristina ha vissuto con Dio, è che non ha mai forzato nella mia vita,  nel mettermi davanti  la  fede, come se dovessi per forza riceverla.

Lei ha sempre pregato e sapeva che sarebbe stato Dio a compiere le meraviglie nel mio cuore. Lei doveva solo vivere di quello che provava nel cuore. Ma una cosa che lei mi ha detto subito, appena abbiamo iniziato questo fidanzamento,  è  stato che  noi dovevamo essere in tre.  Io, quando ho sentito questo, ho pensato: – Ma questa non è mica tanto normale!

Ma come dobbiamo essere in tre? Se abbiamo appena iniziato, noi siamo in due e ci dividiamo la torta in tre.  Ma che cosa vuol dire? – Però,  ero innamorato di Cristina e tutto sommato non è che mi fidavo tanto di Dio…

Il mio Dio era un Dio di comodo, con cui barattavo le cose che mi servivano: – Ma stai lì, che  ti chiamo io quando ne ho bisogno;  vai lì, perché mi metti i bastoni tra le ruote –  Lei invece mi diceva che doveva essere la terza persona della nostra vita!

Subito non l’ho presa molto bene, ma mi sono fidato di Cristina.

Mi son detto:- Beh, se lo dice lei! Vediamo!

Posso dirvi che vivere sempre da fidanzatini, in questo innamoramento sempre ( è vero che non abbiamo vissuto tanto a lungo insieme: quattro anni e mezzo di fidanzamento e quattro anni  e mezzo di matrimonio), ma sono stati incredibili e lo riconosco proprio per la presenza di Dio nella nostra vita, perché Lui è stato la vera sorgente di vero amore,  di bene , che noi non abbiamo toccato il fondo. Devo dire che la presenza di Dio nella nostra vita era fuori della nostra portata.

Non eravamo noi, perché non abbiamo toccato con mano la fine del nostro amore, perché,  se fosse stato il nostro, ne avremmo visto la fine. Con Lui non si finisce mai  ed è questo il segreto del vero amore. Cristina non ha fatto cose grandi, ha fatto la cosa giusta:  si è innamorata di Gesù e l’ha lasciato fare nella sua vita .

Subito, quando ha capito che era chiamata a  vivere questa vita di fidanzamento e poi di matrimonio, allora a un certo punto  ha detto : Dio mandami…  voglio avere anche dei figli, ma piuttosto che neanche uno, mandamene 10.

I figli sono arrivati, perché ne avevamo avuti tre, in tre anni e mezzo;  poi non c’è stato più tempo, perché se l’ è portata via dopo quattro anni e mezzo. Avevamo iniziato anche bene sulla strada dei 10.

Anche qui mi fermo un attimo per farvi sentire che cosa lei pensava di questa famiglia
IL FRUTTO DELL’AMORE
Che grande dono sono i BAMBINI!

E’ immenso il mistero che ognuno di essi nasconde:

due persone si sono amate a tal punto da generare un altro essere.

Signore, fa’ che il nostro amore (mio e di Carlo)

sia tanto grande, profondo e vero

da generare un giorno nuove creature.

Come tu per amore hai creato l’uomo,

così questi per amore può generare un FIGLIO: è fantastico!

L’amore è veramente infinito…

Signore, aiutaci a fare dell’Amore non un oggetto,

ma un vero e proprio progetto di vita,

affinchè amandoci e amando possiamo testimoniare

il tuo grande, immenso AMORE!
( 6 marzo 1987)

Poi ne ha fatta un’altra subito dopo intitolata:
MAMMA…PAPA’
Come sarà bello quando ti chiameranno MAMMA!;

poi sentiremo PAPA’!

solo a pensarci mi sento battere il cuore…
Dev’essere davvero fantastico essere madre:

poter amare, insegnare, crescere un figlio tutto tuo, piccolo, gracile, indifeso;

donargli tutto ciò che puoi, trasmettergli ciò in cui tu credi;

educarlo ad amare, a perdonare, a sorridere alla vita

come tu ti sei sforzata di fare;

accettare e vivere ogni esperienza, nella consapevolezza

che tutto insegna;

insegnargli a meravigliarsi di fronte alle cose, grandi e piccole,

sapendo che tutto nasconde un segreto.

Guidarlo, guardarlo crescere nella speranza

che il suo futuro sia più vero

e più bello di ogni altro.

Signore, grazie per ciò che mi fai provare

anche se non sono ancora madre.

 

Abbiamo iniziato subito con questo entusiasmo e figuratevi voi se non abbiamo parlato subito di matrimonio, perché sognavamo già , avevamo già inquadrato la nostra vita, sapevamo quello che volevamo. Dopo sei mesi o anche meno, abbiamo iniziato a fissare delle date, però dopo ancora un anno e mezzo, due anni di fidanzamento, è arrivata una prima fatica: è un  arrivato un sarcoma all’inguine. Le hanno diagnosticato questo tumore e subito ci siamo buttati dentro alla grande, perché lei voleva guarire e io volevo aiutarla a guarire, perché eravamo talmente convinti che tutto andasse a posto… E poi dovevamo fare, dovevamo preparare la nostra famiglia, dovevamo crescere e superare .

Beh, vi posso dire, che l’esperienza della sofferenza… io che poi …quello che vi dicevo prima, che io mi sentivo questo Dio fuori dalla mia vita, o comunque in disparte per  quel momento e pensavo anche al mio progetto di vita piuttosto ristretto, 80 anni, quello che Dio mi avrebbe lasciato vivere…

L’esperienza di sofferenza, di  fatica, che ho fatto con Cristina, mi ha legato talmente forte,  che non l’avrei lasciata più per tutta la vita, ma era una vita che sentivo  che era piccola.  Ho cominciato a respirare aria di eternità, però ancora non capivo. E  superato questo momento, è stata veramente dura, perché ci sono stati tre cicli di terapia. Però abbiamo superato brillantemente.

Superato questo,  io mi son buttato a sistemare la casa e lei a studiare, a prepararsi, perché aveva cominciato l’università a Milano, dove abitava. Io abitavo invece vicino a Bassano del Grappa. Eravamo distanti 300 chilometri, però questo nostro vivere, pur a  distanza, il fidanzamento…  ci siamo scritti tanto e io scendevo ogni due tre settimane a trovarla, sempre con il desiderio di creare presto questa nuova famiglia. Siamo arrivati al momento del matrimonio, e io vi dico che un anno prima, ad agosto del 90, ( ci siamo sposati il 2 febbraio 1991: due giorni fa c’è stato il nostro 21° anniversario, che tutti gli anni  festeggiamo a casa con i ragazzi) avevamo preparato tutto, addirittura le bomboniere, addirittura le fedi stampate con la data del matrimonio,  perchè desideravamo sposarci. E’ arrivato il momento del matrimonio e volevamo aspettare ad  avere figli. Dicevamo: – Così tu ti prepari… finisci gli esami… e poi…Ma dopo dieci mesi è arrivato Francesco, il più grande,  il primogenito, e per noi è stata una grande gioia. Credo che  tanti di noi hanno fatto questa esperienza;   non ci sono parole per esprimersi: tu pensi di generare un figlio e poi ti accorgi che hai fatto ben poco e che questo figlio è solo un dono di Dio, un mistero talmente grande, che tu puoi stare solo lì a ringraziare.

Siccome eravamo così felici,  il Padre Eterno ha pensato di darci dell’altra felicità e solo un  anno e mezzo dopo  Riccardo è arrivata Lucia.

Proprio in questo periodo noi eravamo la famiglia più felice di questo mondo, perché noi sentivamo questo. E lì è arrivato il colpo duro. Colpo duro per me soprattutto, perché   Il 21  novembre del 93, Cristina aveva 3-4mesi di gravidanza (il 21 novembre non è una data qualunque, è il giorno della Madonna della  salute), lei viene da me e mi dice: – Carlo io sento un nodulo nuovamente – . Dopo cinque anni che era tutto tranquillo… noi non ci pensavamo più, ma non era un nostro pensiero,  un nostro problema pensare se tornava o non tornava.

Lì io  ho visto cadere in un secondo, cadermi addosso tutto,  perché ho pensato: –  Qui finisce tutto,  tutto quello di più bello che ho desiderato e ho raggiunto!

Quello che avevo desiderato di più ce l’avevo, non volevo niente di più: la mia famiglia,  i miei figli, la casa, il lavoro e il vivere tra di noi in una maniera così bella!

 

Qualcuno ha pensato: – Ma questo qui si sta accontentando di vivere di quello che pensa sia il suo  tutto! –

Per fortuna che ha pensato bene il Padre Eterno e non ha lasciato fare a me!

 

Anche Cristina ci ha pensato bene, perché lei collaborava con il Padre Eterno. Io non sapevo dove sbattere la testa. Cristina  non vi dico che non era preoccupata, perché comunque, con il suo lato umano, sentiva questa fatica, però sapeva che era nelle mani di Dio, lei  era una innamorata di Gesù e sapeva che Lui avrebbe fatto tutto per il bene della sua famiglia, questo  ce l’aveva nel cuore. Ma questo ve lo dico adesso, mica lo capivo io!

Non sapevo che avesse questo rapporto profondo con Dio, anche se a suo tempo, , mi aveva dato il suo diario in mano, all’inizio, ma io non avevo capito niente.

Lei aveva scritto cose così profonde, ma erano distanti dal mio cuore. Il mio cuore pensava ben altro, era pieno di orgoglio, pieno di me stesso. Dio  non potevo percepirlo, sentirlo dentro di me, perché non gli lasciavo spazio ed ero ancora così quando è arrivata questa sofferenza. Addirittura devo dirvi che ( poi Cristina  me l’ha confidato più avanti)  lei  l’aveva chiesta questa sofferenza, ma non perché era pazza, ma perché sapeva che noi non potevamo accontentarci di vivere di questo poco. Tanto che mi ha confidato una sera: –  Carlo,  guarda che  io mi sono rivolta a Dio e gli ho detto: piuttosto che allontanarci  da te, mandami tutto quello che vuoi. –

E ha avuto coraggio, perché per fortuna era presente il nostro parroco,  altrimenti mi sarei arrabbiato di più:  lo vedete che son bello carico, sono un testone.

Le ho detto: – Ma che cosa vai a chiedere a questo Dio, che poi Lui ti ascolta sempre!? ma lascialo stare!  Hai la famiglia, hai  i figli, ci sono io!  Hai avuto tre gravidanze in tre anni e mezzo, sei andata a Milano con il pancione!

Nel frattempo portava avanti l’università. Non sembrava un impegno da poco…! E questa qui gli va a dire :- Mandami quello che vuoi, che poi l’ascolta sempre…!

E lì ho cominciato a capire che c’era questo rapporto tra lei e Dio.

 

Lei non mi ha risposto, non poteva dirmi niente, perché,  se mi avesse risposto, sapeva che il Carlo di quel momento lì non aveva il cuore disponibile, aperto.

Lei voleva vivere. Non era pazza e neanche voleva fare la martire .

Certamente aveva capito che, davanti all’amore  di Dio, non c’è niente che possa sostituirlo, neanche i figli, vengono dopo, neanche la famiglia e quando tu hai Dio nel cuore… era il suo punto fermo!

Questo era il carisma delle suore della carità, dove lei aveva fatto esperienza di oratorio:  ed era il “Dio solo”. Ma io il “Dio solo” io  lo pensavo:  “butto via tutto il resto e c’è solo Dio, ma questo è un amore egoistico!” Invece il “Dio solo” che sentiva lei,  era:  quando ho Dio nel cuore, tutto il resto va nel verso giusto, tutto va in ordine, metti nell’ ordine giusto ogni cosa  e anche i tuoi figli vengono dopo Dio.

L’’amore aumenta in modo incredibile, quando hai Dio nel cuore .

Non è che aveva capito tutto, ma aveva fatto quell’esperienza per poter poi desiderare questo e vivere in conseguenza.   Quando provi questo, niente, neanche il tuo peccato ti spaventa più.

Siamo andati in ospedale, perché c’era questo nodulo, ma non eravamo convinti:  io speravo sempre che fosse un  nodulino o qualcos’altro, ma era un’illusione, perché lo sentivo che c’era qualcosa che non andava.

Il medico, quando  ha fatto la biopsia, ha visto l’esito degli esami e ha diagnosticato nuovamente il sarcoma.

Come giustamente il medico doveva fare, ci doveva dire che cosa  dovevamo fare, ma non ha fatto in tempo ad aprire bocca, che Cristina lo ha bloccato subito.  Ha  detto: – Ma io, dottore, sono incinta! – ed è rimasto in silenzio,  perchè il medico ha capito che lì c’era una mamma che prima di tutto voleva proteggere suo figlio. Lei sapeva che aveva un dono di Dio e che per  prima cosa doveva pensare a lui.

 

Ma la cosa straordinaria è stata che da lì in poi,  e neanche prima,  io e Cristina non ci siamo mai detti che cosa dovevamo fare , cura o  non cura : è venuto bene così. Mi stupisco anche di me,  perché qualcuno probabilmente mi ha preso in braccio , la Madonnina  o il Padre Eterno, perché  è venuto bene così . Abbiamo sentito che quella era la cosa da fare. Qualcuno è venuto fuori negli anni poi a dirmi: –  Sì,  però dovevate pensare ai vostri figli che avevate a casa, avevate già due figli…

Ma che cosa vai a pensare? Questo lo puoi pensare quando tu vivi di questi cent’anni di vita, ma quando porti nel cuore Dio, allora cambia tutto e tu vedi la vita, vedi tutto in un altro modo.

Sono sempre più convinto che quando Dio entra nella tua vita…e tu gli lasci un po’  di spazio… Quest’esperienza l’ho fatta a Medjugorje. So che molti di voi sono stati a Medjugorje e anch’io ho fatto questa esperienza. Nella fatica mi hanno  consigliato di andare a Medjugorje . Lì sono andato per chiedere la guarigione, perché quello desideravo di più; ho continuato a insistere, ma sono tornato più sereno, perché  c’è stato qualcuno che mi ha detto:- Quando vieni qui,  apri un po’ il tuo cuore e  la Madonnina, se solo tu le apri tanto così il tuo cuore, Lei entra, toglie quello che non serve, per  mettere quello che serve.

Io non so  che cosa ho fatto, però ho desiderato questo e anche se continuavo a chiedere la guarigione di Cristina, ho  detto così:- Madonnina, fai qualcosa tu! Il mio cuore è in subbuglio, non capisce più niente. Cerca di entrare tu a sistemare il mio cuore, perché io non capisco più niente.

Ecco, quando tu fai una richiesta del genere, io credo che il Padre Eterno ne approfitta subito e arriva, manda sua Madre, manda chi vuole , ma ti conquista il cuore e quando fai esperienza di Dio, di Gesù, allora  non sei più quello di prima.

 

Ecco perché all’inizio vi ho detto: non sono venuto assolutamente  a convincere nessuno, neanche a insistere con voi, solo vorrei mettervi un po’ di nostalgia, di voglia di cercare quello che conta di più, perché è capitato anche  a me.

Io non lo pensavo, sono caduto dentro in una storia bella, dove ho conosciuto una ragazza straordinaria che ha vissuto per qualcosa di grande  e ha fatto esperienza di  Gesù ed ha coinvolto anche me e mi ha fatto venire la nostalgia, il desiderio di chiedere di volerlo trovare  e quando ti sfiora, non lo lasci più, senti che questo diventa  un amore talmente  bello, talmente bello,  profondo, libero,  facile e rompe anche gli schemi nostri: che sono di un amore egoistico, di un amore che io ti do, perché tu mi dai.  Ero convinto che bisognasse dare per ricevere.

 

Mi ero  immaginato di arrivare in Paradiso e di vedere Dio e di dirgli: –  Ecco, sono qua con il mio bagaglio di meriti. Mi sono vergognato poi!  Forse capiremo che Lui ci voglia dare molto di più, ma in maniera libera, non perché dobbiamo fare delle cose.  Credo che l’amore di Dio conquisti, e ha conquistato anche il mio cuore, perchè è venuto a dirci: – Io ho bisogno che tu ti fidi di me, ho bisogno solo che tu mi ami.

L’amore di Dio è un amore libero. Rompiamo lo schema del nostro modo di amare! Adesso capisco perché Cristina  aveva questa serenità, questa libertà. Non ti fa più paura neanche  la cosa peggiore, che è il nostro peccato, perché Lui ti vuole e basta. Siamo noi che ci allontaniamo da Lui, ma ci ha dato anche tutte le possibilità per poterlo avvicinare ancora.

Abbiamo fatto esperienza della fatica, soprattutto io, ma chiedendo la guarigione di Cristina, sono successe tutte queste cose, che adesso il mio cuore è aperto, e son venute fuori così come un fiume, ma non riuscivo a contenerle.

E’ stata  l’esperienza  della sofferenza, sì,  perché devo ringraziare Dio, che in questo modo mi ha fatto sentire piccolo, bisognoso di Lui e in questo modo io ho aperto il mio cuore, altrimenti non l’avrei fatto. Il mio orgoglio mi avrebbe tenuto fermo e  mi avrebbe fatto  sentire bravo, pieno di me stesso.

Io ho insistito però, non ho mica mollato!  Mi sono anche vergognato, ma dopo!

Dicevo: –  Dio, non è possibile che tu non me la guarisci. Abbiamo due bambini piccoli, uno in arrivo, fammi il miracolo, fammi vedere chi sei! –  Io me lo aspettavo, lo sfidavo addirittura! – Mi hanno insegnato che sei il Dio misericordioso, dicevo, fammi vedere, fatti vedere! –

Ero sicuro che avrei strappato il miracolo, anche con la Madonnina a Medjugorje: niente da fare, mi hanno lasciato lì.   E più chiedevo il miracolo, più io giravo, chiedevo il miracolo, senza volerlo più Lui guariva me. La malattia più brutta ce l’avevo io.

La cosa bella che mi piace dire, e che  credo sia la verità,  è che  io pregavo per Cristina, ma sono sicuro che lei , sapendo che ero io il più bisognoso di preghiere, (lei aveva la malattia fisica,  ero io che avevo la malattia grave  del cuore, quella che mi avrebbe portato lontano da Dio), pregava per la mia guarigione. Lei non me l’ha mai detto; adesso lo posso pensare,  ma credo che lei abbia contrattato, lasciatemi usare questo termine. Cristina  credo che si sia messa d’accordo con Dio, perché Lui  deviasse le preghiere che facevo per la sua guarigione  e portasse la vera gioia  la vera pace nel mio cuore, che non ce l’aveva. Credo che sia successo proprio questo, perché  una sera ci ho provato, sono andato da Cristina e le ho detto: – Cristina aiutami, perché io ti vedo serena, sofferente,  ma serena. Aiutami a essere come te.  Lei mi ha risposto: – Bene, fidati anche tu di Dio!

C’è’ stato fatto un piccolo intervento, per portare avanti la gravidanza. E’ andata benissimo, poi è nato Riccardo, poi le terapie del caso sono state fatte, ma   non si è risolto niente in pratica. Il male ha invaso tutto, fino ad arrivare  ai polmoni. Però io ero convinto ancora fino all’ultimo che avrei avuto il miracolo. Pensavo: –  Mi fa toccare il fondo e poi mi tira su.-

Non è stato così. Lui ha tenuto duro, perchè sapeva che era la cosa più giusta. II suo amore è fuori della nostra portata. Lui è semplice, ce l’ha dimostrato in tanti modi. Credo che  non abbia pensato solo  a me, alla mia famiglia. Forse perché  vuole che  nel nostro vivere condividiamo, sapeva anche che  avrei dovuto condividere con voi quanto bello è vivere  per Lui e con Lui nel cuore:  Lui è la cosa più bella che c’è.

Non è neanche tanto difficile. E’ venuto a dirci: –  Guarda che sono qua per volerti bene.- Non mi piaceva il Dio che mi obbligava a fare le cose, ma era un Dio che mi ero creato io. Quando è arrivato il vero Dio, per quel poco che ho potuto fare esperienza , non posso più fare a meno di Lui. E la cosa bella è che non ti fa pesare le cose, non ti giudica e non ti fa sentire il dover essere capace di fare delle cose.. Tanto Lui ci conosce,  sa che siamo limitati, piccoli peccatori. Lo sa .

Ma di che cosa ha bisogno da parte nostra ? Che ci buttiamo tra le sue braccia, che sentiamo desiderio di lui. E’  un’esperienza che faccio con i miei figli.

Quando i miei figli si buttano tra le mie braccia, lo fanno raramente, però lo fanno in un’altra maniera, quando senti che  hanno bisogno di te, che ti cercano, tu sei l’uomo più felice del mondo. Perché? Perché senti che loro  hanno bisogno di te

e allora tu gli dai tutto quello che hai. Ma se questo lo faccio io, figuriamoci Dio! Quando ti butti tra le sue braccia, ti dà tutto quello che ha. E chi può darti di più?

Ma poi io sfido anche Dio, perché Lui ha conquistato il mio cuore, e io non lo lascio più, ma nello stesso tempo gli dico: – Guarda che tu mi devi stare vicino, io ti metto alla prova  tutti i giorni della mia vita, perché se dovessi trovare qualcosa meglio di te, io ti saluto.  Tu hai la responsabilità di starmi sotto.

Beh, in 17 anni  non si è avvicinato nessuno, neanche di un millimetro, perché: pensate a quello che ti propongono! Ma che cos’è quello che ci propone il mondo? E’ illusione, è poco, anche se c’è l’amore umano. E’ poco, è poco tutto! Provate a fare esperienza di questo e a raffrontarla con l’esperienza dell’amore di Dio: non c’è paragone, non esiste! Spero di non trovare alternative, altrimenti sarebbe una fregatura. Per adesso è così.

Io ho insistito, ho provato a chiedere anche nei periodi della fatica, perché vedevo Cristina,  pur nello spegnersi della vita umana… vi assicuro,  mi ero reso conto che sarebbe andata dal Padre,  perché la fatica fisica ormai l’aveva indebolita tanto, però il miracolo lo speravo sempre. Abbiamo anche parlato  prima che lei partisse: io   le ho raccomandato i figli, le  dicevo:

-Se tu sei chiamata da Lui, mi raccomando, perché io farò a mala pena  il papà della terra, ma  tu fai la mamma da lassù. Fai quello che serve.

Io sono di una serenità, perché ci sono, vivo di quello che sento nel cuore, sono sereno, chiedo a Dio di fare Lui, di non  permettere che succedano cose che mi allontanino da Lui. Quando gli dici questo, Lui non lo può permettere, lo fa e basta.

Ho provato con Cristina, prima che mi lasciasse, perché la vedevo serena pur nella sofferenza,  vedendo questa gioia, questa pace nel cuore…  Una sera le ho chiesto che lei mi aiutasse  a essere come lei.

Io volevo, come Cristina,  fidarmi di Dio, perché avevo capito negli ultimi tempi che si fidava di Dio, perchè era serena, pur nella sofferenza, ma non riuscivo ancora a farlo. Ho provato a dirle: – Voglio  fidarmi anch’io di Dio.  E lei forse ha fatto anche un po’ la furbina, perchè  mi ha risposto: -Va  bene, fidati anche tu di Dio.

Io tutto bello contento sono andato a casa. Mi dicevo: –  Ho trovato la soluzione: dico a Dio: “Mi fido di te”!  Solo che  non è cambiato niente nella mia vita, pensando a questo . Allora torno da Cristina e, pensando quasi che mi avesse anche consigliato male, le dico : –  Guarda che non è cambiato niente. Io ho provato a fidarmi di questo Dio, ma…  E lei mi ha detto : –  Ma Carlo, ma tu che cosa vuoi? (Come a dire: – E’inutile che continui così.) Chiedi, decidi che cosa vuoi nella tua vita.-

– Voglio che tu guarisca.-

Allora mi ha risposto chiaramente: –  Allora chiedi a Dio che io guarisca. E’ inutile che chiedi a Dio quello che non porti nel cuore.-

E’ passato un po’ di tempo, tra le  preghiere,  tra le sue preghiere, tra quelle che lei deviava… Alla fine siamo arrivati al giorno in cui l’ha chiamata: è stato il giorno più difficile della mia vita, perché non me lo aspettavo e non volevo.

Lì ho sentito veramente quello che cercavo, quel fidarsi di Dio,  non perchè mi sentivo o ho fatto una cosa particolare, ma perché il mio cuore ha agito di conseguenza, perché lì davanti a Dio, quando è venuto a prendermi Cristina,  ho parlato veramente col cuore.

E’ venuto fuori un colloquio con Dio molto forte, diretto: ho parlato veramente col cuore.

Ho chiesto a Dio 2 cose: una, che mi aiutasse  ad affrontare la vita  perché con tre figli piccoli a casa…uno di tre anni e mezzo, uno di due anni e mezzo, uno di un anno e mezzo…impossibile! Senza Cristina, come potevo affrontare la vita? Non era possibile !

Ma la cosa più bella è stata il dirgli:

-Io non volevo arrivare a questo, tu lo sai. Però se tu l’hai fatto,vuol dire che ci sono cose molto più alte  di quello che io posso sentire nel mio cuore in questo momento. Fai quello che vuoi, però un giorno portaci tutti con te.

 

Da quel momento in poi il mio cuore vive nella serenità e nella pace. Son 17 anni che vivo così e sempre di più, ma perché?

perché lì ho fatto l’atto di affidamento col cuore non con la mente, non con le parole

 

Lì ho sentito che Lui è un padre,  un padre buono, misericordioso, che non ti giudica, quello che non si aspetta da te cose grandi, è quello che si aspetta che tu gli dici: – Ho bisogno di te. –  E’il Dio della gioia, della pace, della vita, quella vera..e quando parti da Lui, allora tutto il resto acquista valore: non possiamo parlare di vita, quando non parliamo da Lui .

C’è un’esperienza che vorrei condividere con voi, è l’esperienza del perdono; e poi vorrei leggervi una lettera di Lucia, così capite cosa stanno vivendo i miei figli. Non ho altro tempo per dirvi tutte le cose belle che Dio sta facendo per la mia vita. Ci sono qui i miei amici che sono venuti con me , non so perché. Se vogliono ve lo dicono loro, ma anche loro stanno facendo l’esperienza dell’amore di Dio.

Riccardo è il figlio per il quale  qualcuno dice: –  La mamma ha dato la vita per lui. Non è vero, sotto certi aspetti sì, lei ha dato la vita a Dio e poi di conseguenza l’ha data al figlio.

E’ stato bello, quando, dieci giorni fa, l’ho detto a Riccardo, perché sente dire: questo è il figlio per il quale la mamma ha donato la vita. Allora gliel’ho detto : -Guarda Riccardo, tu non devi pensare questo, non devi sentire un minimo di responsabilità, perché tu sei un figlio amato dalla mamma e  da me  e quello che abbiamo fatto è stata una conseguenza naturale.

La mamma ha fatto questo per te,  ma l’avrebbe fatto anche per me, perché lei era innamorata di Gesù, tanto che avrebbe dato la vita per tante cose importanti.

Quando senti questi discorsi, sappi che la mamma portava questo nel cuore.

Lui ha ora 18 anni a Luglio, vedo che fa un po’ fatica ad andare a confessarsi, si capisce che ha un po’ di movimento dentro .

Un giorno eravamo in macchina per Milano e  mi dice: – Papà io non riesco ad andare a confessarmi, perché quando vado sento tensione. –

Io ho pensato: – Adesso cosa gli dico? –

Ho chiesto un aiuto veloce a Dio: –  Che cosa gli dico? Intervenite in fretta! – Mi è venuta in mente una cosa che è successa a  me e gli ho detto: –  Guarda, ti racconto una mia esperienza di quanto bello è provare certe cose. Sono stato dal mio padre spirituale (che lui conosce) e una mattina mi confesso. E alla fine lui mi vede più euforico del solito. Padre Ernesto mi dice: –  Carlo, che cos’hai questa mattina? –  Io, tutto carico, allora gli ho detto: – Padre Ernesto, sono talmente contento del perdono che ho ricevuto da Dio,  e del fatto che mi ha accolto in questa maniera, che sono felice di aver peccato…, perché, se non avessi peccato, non avrei fatto esperienza del perdono! –

Io pensavo: – Questo qui ora mi legna , mi tira le orecchie!

Non sapevo cosa mi avrebbe risposto e invece si è illuminato più di me, mi ha guardato e mi lui mi ha detto: – Ma Carlo,  guarda che questa è l’esperienza dell’amore  di Dio, questo è il  nostro  Dio!  Lui ti ama e basta non ci sono ma e  se. -Davanti a un Dio così, non puoi che essere soddisfatto nel cuore.  E’ quello che auguro anche a ognuno voi, ma bisogna desiderarlo con tutto il cuore, perché poi dal desiderio Lui viene,  viene quando  vuole Lui, quando sa che è il momento giusto per conquistartelo completante.

Chiudo con la LETTERA DI LUCIA

Credo che ne valga la pena,  perché è significativa. Qualche  volta,  quando certe cose succedono e non vediamo il senso, non vediamo la spiegazione e allora possiamo chiederci: – Anche i figli che cosa provano?

Lucia mi  scrive il  15 Dicembre del  2009,  lei  aveva sedici anni, due anni fa .

Caro papà,

questa sera ero un po’ triste, perché mi mancava in modo particolare la mamma. Perciò, per sentirla più vicina, ho pensato di leggere alcune parti del suo diario e devo dirti che mi hanno fatto proprio bene, tanto che ora, stranamente, sono tranquilla e felice.

Alcuni suoi scritti mi hanno fatto riflettere e mi sono ritrovata spesso nei pensieri che anche  lei aveva alla mia età. Questo mi ha fatto piacere, perché a volte penso di essere l’unica a portare avanti alcune idee, alcuni valori e  per questo mi sento un po’ sola.

Sarebbe bello poter condividere alcune  cose importanti  che senti dentro con persone delle tua età, ma è difficile al giorno d’oggi,  ne sono ben consapevole.

Comunque, volevo condividere con te due cose importanti: una, che questa sera mi sono sentita particolarmente amata da Dio, preziosa per lui. ( E’ proprio bella questa cosa!)

A volte mi sento tanto sola , a volte mi sento  sbagliata per questo mondo  e non penso che Dio mi ha creata perché mi ama e ha bisogno di me.

Mi ha affascinato il modo con cui la mamma vedeva e parlava di   Dio.

Spero di riuscire anch’io  un giorno a scoprire l’amore grande che Lui è.

Vorrei anch’io sperimentare il suo amore, così da  portarlo  anche agli altri.

Secondo punto: la vostra storia d’amore è veramente indescrivibile e stupenda, ma quanto dev’essere favoloso amare come vi siete amati e vi amate voi!

(Mi fermo qui, perché mi vengono i  brividi ogni volta che leggo questa parte, perché io non vado a  gridare  ai miei figli che cosa sto vivendo  con  Cristina. Sì, devo dirvi che Cristina vive dentro di me, c’è .. Io sono ancora sposato: l’ho sposata per l’eternità. Non la lascerò mai, questa è la verità! Forse loro lo respirano. Non glielo vado a dire ai miei figli. Loro lo sanno, lo sentono, lo percepiscono. Dio ha fatto anche questo miracolo nella mia vita. Fa sì che mi manchi, perché l’abbraccio, il bacio, il viverci insieme, il  condividere verbalmente anche le cose che ti succedono con i figli… Mi manca tanto, anche a loro, anche ai miei figli…

Però quell’amore che porti nel cuore,  quello che è la parte più bella e più grande che c’è, questa continua. Io  non lo vado a dire ai miei figli. Sono ancora innamorato di mia moglie.

E lei l’ha visto, perché mio ha detto: “Ma quanto deve essere favoloso amarsi come vi siete amati e vi amate  voi!”)

Leggevo alcune lettere che ti scriveva e mi è venuta la pelle d’oca, pensando a come oggi viene vissuto il rapporto di coppia, basato solo su interessi.

Rispetto a come voi due avete portato avanti la vostra storia d’amore, mi sono ancora di più convinta che vale proprio la pena aspettare. Sarebbe inconcepibile pensare di buttare al vento qualcosa che  ha un valore immenso, se vissuto nel modo migliore.

Sono veramente felice di avere voi come genitori, di essere nata dal vostro amore così vero e profondo. Sono felice che tu sia il mio babbo, perché come per la mamma, anche per me sei speciale, perché sai amare veramente e  metti sempre il cuore in quello che fai.

Insomma ci tenevo a dirti queste cose, sperando che ti possano fare del bene.

Ti voglio tanto bene, vi voglio tanto bene

Lucia

 

Penso che adesso potete portarlo a casa nel cuore voi e chiedo allo Spirito Santo e alla Madonnina che ognuno, nei nostri cuori, faccia esperienza di Dio

Ci lasciamo magari con un impegno: Io ho fatto un po’ di strada… vi faccio una provocazione: in cambio vi chiedo di ricordarmi, di ricordarci nelle nostre preghiere, perché possiamo gustarci quello di più bello che c’è al mondo.

Vi ringrazio tanto.